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Altri sport | 10 aprile 2021, 16:34

GALLERY Bentornati al Parco Zanzi, una normalità possibile grazie a regole, rispetto e lavoro

Nel centro degli Europei di canottaggio, dove non sembra cambiato pressoché nulla dagli eventi che hanno coinvolto Varese negli anni scorsi. È questo il regalo della Schiranna a chi è arrivato per sognare una medaglia e tornare finalmente a vivere la sua quotidianità di sportivo. Le foto di Alessandro Galbiati

Foto di Alessandro Galbiati

Foto di Alessandro Galbiati

A prima vista, non fosse per i volti celati dai presidi sanitari, le sembianze di Parco Zanzi non sarebbero straniere agli occhi di chi lo ha già vissuto agghindato in versione Varese capitale del canottaggio.

Castelli di barche impilati tra gli alberi e per lo più divisi per nazione. Tendoni bianchi edificati qui e là, ognuno ordinato secondo una funzione ben precisa, da quello adibito al riscaldamento con tanto di ergometri che passano da un atleta all’altro a quello dove ogni imbarcazione viene pesata, dallo spazio riservato al relax a quelli per il deposito dei materiali tecnici. Vogatori che passeggiano recando con sé scafi enormi, pronti a scendere in acqua. Volontari che accelerano da un punto all’altro o rimirano vigili l’orizzonte. Giornalisti che si aggirano con gli occhi curiosi. Accreditati che si muovono in piccoli gruppi, dietro a un cicerone.

Musica, colori, parole in tante lingue diverse.

È questa normalità apparente il più bel regalo degli Europei 2021 a Varese: mentre tutto fuori è  ancora faticoso, costretto e precario, la vita di questo villaggio del remo è tornata quella di sempre. Come è possibile? Semplice: tutti gli abitanti rispettano le regole, vecchie e nuove. Ed è solo dentro tale cornice che è potuta rinascere la vita.

Mascherine e distanziamento sono le leggi più comuni e semplici, cui tutti ottemperano senza bisogno di grandi richiami. Qualcuno ogni tanto prova a far scivolare la protezione sotto al naso e allora mezza parola se la sente. E per eventuali lestofanti recidivi la Fisa avrebbe anche disposto sanzioni chiare - dopo due warning (due ammonizioni) c’è la squalifica dalle gare - ma è pressoché superfluo notare come non ci sia mai stata la necessità di applicarle.

«Tutti quelli che sono qui sono consapevoli che le regole sono state create e vanno rispettate per permettere loro di praticare lo sport che amano anche in un periodo come questo - è il messaggio chiaro di Valentina Castelli, volontaria veterana degli eventi remieri alla Schiranna che gestisce la parte accrediti e presiede il team manager office, una Mecca per chi ha bisogno di aiuto - Quindi tutti fanno del loro meglio. E lo vedi che sono contenti e grati, lo vedi che sorridono: i loro occhi parlano meglio di qualsiasi parola».

Sorridono sotto la mascherina anche perché trovano in ogni dove gente come lei, pronta a dare un’indicazione o a risolvere un problema. Già, come sempre qui. C’è chi ha bisogno di capire a che ora parte una gara, chi ha perso la navetta e non sa come tornare in albergo, chi ha smarrito qualcosa e non sa dove e come ritrovarlo, chi ha il compagno che si è ribaltato in acqua e allora bisogna mandare qualcuno a tirarlo fuori: per ognuno c’è un volto - altrettanto sorridente anche se nascosto e sicuramente indaffarato - che risponde presente.

E allora cosa è cambiato in un canottaggio cambiato di un mondo cambiato? Tutto quello che c’è ma si vede - anzi si sente -  il meno possibile. I dispenser disposti qui e là un po’ ovunque e gli igienizzatori vicino agli attrezzi, anche se il rispetto dell’igiene è sempre stata la priorità in un universo che accoglie così tanta gente: adesso è solo un’esigenza rinforzata. E poi le piccole code per utilizzare a turno certe strutture, le bolle nelle quali si cerca di far stare solo atleti e personale della stessa nazione, i pontili diventati accessibili solo a chi deve gareggiare più un solo rappresentante per squadra, alcuni briefing che avvengono esclusivamente online.

Niente che tuttavia impedisca ai sognatori dello sport di fare, gioendo, quello che hanno sempre fatto e come lo hanno sempre fatto.

Il “di più” reso indispensabile dalla pandemia è nascosto in una grande tensostruttura color verde militare posta vicino al Lido, uno dei punti più febbrili di questa seconda giornata di Europei. Intorno a essa un po’ di tensione organizzativa si percepisce, ma non potrebbe essere altrimenti: è il luogo predisposto all’effettuazione dei tamponi anti-Covid. Centinaia di tamponi.

Chi è arrivato alla Schiranna lo ha fatto da “sano” e da essa dovrà ripartire nella stessa condizione. La giornata di oggi, quindi, è quella x per permettere a tutti coloro che sono già in partenza con aerei e treni o lo saranno domani di fare il test necessario a lasciare in sicurezza l’Italia. Ogni campione prelevato viene portato al Centro Polispecialistico Beccaria di Casbeno, che collabora con l’organizzazione in un’alleanza medico-sanitaria indispensabile.

Indispensabile a questa normalità diventata regalo.

Fabio Gandini

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