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Territorio | 28 marzo 2021, 09:00

L'infermiera Renata e la "normalità" di curare gli altri per 40 anni: «Ho imparato da tutti, anche adesso»

Suo padre, Giampeglio Puricelli, era medico e lo è diventata anche una delle figlie. Lei ha sempre assistito con la dedizione appresa in famiglia e a pochi giorni dalla pensione ha sostituito i colleghi nelle feste perché riposassero. La festa a sorpresa e il grazie del dottor Porfido in video

Renata Puricelli e la piccola festa a sorpresa a Busto, con la gratitudine espressa dai colleghi e dal dg Porfido

Renata Puricelli e la piccola festa a sorpresa a Busto, con la gratitudine espressa dai colleghi e dal dg Porfido

Le ultime feste dello scorso anno, le ha trascorse lavorando in ospedale, perché altri colleghi potessero restare a casa con le famiglie: «Io tra poco vado in pensione, voi riposatevi». Un gesto "normale", che Renata Puricelli, per oltre quarant’anni infermiera a Busto Arsizio, non racconta neanche: è la stessa Asst Valle Olona a svelarlo. E parliamo di lei, perché con la sua umiltà lo merita e ben rappresenta una categoria che quest’anno è stata ancora più determinante nella lotta difficilissima contro il virus. Per curare, ridare speranza e offrire la vicinanza a chi soffriva.

Solo il proprio lavoro

Perché lei, Renata, è una donna che non ama parlare di sé, ma fare per gli altri. Racconta questi questi quarant’anni (senza contare il periodo della formazione) con poche, misurate parole di chi non crede di fare nulla di eccezionale. Solo il proprio lavoro. 

«Ho trascorso i primi due anni in Medicina – spiega – poi  in Pneumologia. Il Covid? L’abbiamo vissuto solo da ottobre, non il trauma della prima fase. In compenso abbiamo dovuto fare due traslochi nel giro di neanche un weekend in pochi mesi. Era faticoso e bisognava riadattarsi mentalmente».

C’è un filo che unisce le generazioni della famiglia a Cassano, questo desiderio di prendersi cura dell’altro in campo sanitario: papà Giampeglio era primario di Medicina nucleare ed è diventata medico geriatra una delle tre figlie di Renata.

«La dedizione di mio padre ai pazienti – ricorda lei– era importante, anche fuori dall’ospedale. Lui era generoso, altruista. Valori che ci ha insegnato anche nostra madre. Noi fratelli siamo stati cresciuti così, disponibili a chi era nel bisogno». Ciascuno l’ha fatto nella propria professione, Renata ha frequentato il liceo scientifico, già con la volontà di fare l’infermiera.

Ricorda l’emozione del primo giorno da allieva, il trovarsi in un mondo nuovo, ma ben presto primo giorno sentire dentro un desiderio: «Ritrovare le persone, i pazienti, che ci guardavano con affetto. Ci aspettavano, quando eravamo di riposo».

«Ti aspettavo da tre giorni»

Così ci mormora un’immagine che le è rimasta nel cuore: «Una mattina entro nella camera di un signore ricoverato da alcuni giorni. Io avevo fatto qualche giornata di ferie e lui mi ha accolto così: “È da tre giorni che ti aspetto. Ciò che mi ha sempre affascinato e mi affascina è questo rapporto globale che c’è, al di là delle capacità professionali».Quando parla di chi ha assistito, Renata Puricelli raramente usa paziente, aggiunge questa parola dopo. Prima c’è persona, c’è signore, si noterà. Come parla al presente, anche se adesso è già immersa in un nuovo presente: fare la nonna. Ma c’è quella passione per ciò che ha sempre fatto che resta: «Bisogna fare sentire le persone a proprio agio, così anche la cura ne risente positivamente. Se si sentono guardate così, affrontano con più serenità il ricovero. Sì, ora c’è il Covid, ma noi abbiamo avuto, abbiamo pazienti con il tumore al polmone». Sentirsi accompagnati, aiuta in questa dura battaglia.

 «Come diceva il Papa, siamo tutti sulla stessa barca».

Renata usa il presente, perché fino all’ultimo lei confessa di aver imparato. Lo dice senza stupore, perché per lei è normale, come ogni cosa che fa. Ad esempio, ha appreso anche dagli ultimi colleghi arrivati pure da altre strutture in supporto nella lotta contro il Covid: «Ho incontrato giovani che ho ammirato. Si imparano da tutti, cose nuove».

E proprio ai giovani Renata Puricelli consiglia anche oggi di intraprendere questa professione bellissima, che quest’anno più che mai ha mostrato l’importanza «di guardare negli occhi e farsi guardare negli occhi».

La festa a sorpresa

Finisce di parlare, l’infermiera, poi viene portata in un’altra stanza. La aspettano i colleghi per un applauso corale: si uniscono sullo schermo anche quelli in reparto.

Renata riceve anche i fiori dal direttore generale Eugenio Porfido che scherza per smorzare l’emozione e dice: «Grazie di tutto… Dopo aver dedicato tanto tempo al lavoro, e il nostro è particolare,  è importante trovarlo anche per sé, gli affetti. Comunque – sorride – noi siamo qua, tutte le volte che ci può dare una mano, accettiamo volentieri». 

Ridono tutti, anche Renata. Che annuisce e risponde: «Vedremo». 

GUARDA IL VIDEO 

Marilena Lualdi

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