Visioni Reali - 22 marzo 2021, 07:00

Riqualificazione? No, di più: rigenerazione urbana. Ma per una Varese turistica

#VISIONIREALI - Nella settima puntata della nostra rubrica due parole che sono uscite da un dibattito puramente stilistico per incontrare finalmente la realtà nella Città Giardino. Va trovata una direzione, però, ed è quella di aprirsi inequivocabilmente al turismo, anche attraverso strade commerciali: l’opportunità Valle Olona, il sogno di Percassi a Bergamo come esempio e la voglia di Zes

Riqualificazione? No, di più: rigenerazione urbana. Ma per una Varese turistica

Riqualificazione. Anzi, di più: rigenerazione

Il primo termine è un tessuto che veste le forme degli edifici pubblici e privati, coprendoli con l’idea di un rinnovamento strutturale ed energetico, strappandoli al vetusto, recuperandoli a una nuova funzione. Si parte dall’uno per arrivare al tutto: il ristoro dal degrado dei primi va contribuire a cambiare la percezione del complesso nei quali sono inseriti. Rigenerazione è invece un concetto molto più ampio, perché passa dai mattoni per dare autentico respiro alle comunità, ovvero l’insieme di uomini che quei mattoni li vive. Dalla riqualificazione dei luoghi (con obiettivi principalmente ambientali ed economici), si giunge ad una rigenerazione umana: è il cittadino a essere al centro.

A Varese, mai come in questi ultimi anni, entrambe le parole sono uscite da un dibattito puramente stilistico per incontrare la realtà, spinte da una politica che sull’idea del cambiamento ha incentrato il proprio agire, a testa bassa e senza mai voltarsi indietro, a volte senza nemmeno fare prigionieri. Che il passo sia cambiato è evenienza difficilmente confutabile: la Città Giardino del futuro è un obiettivo finalmente prepotente.

Ma soprattutto è un obiettivo diventato possibile. Perché servono i soldi per rinnovarsi, soldi pubblici e privati. Un’amministrazione comunale può generare anche le più brillanti tra le intuizioni, ma per riuscire a portarle a compimento deve godere dell’allineamento di quei pianeti in grado di fornire la sostanza per agire. Gli erogatori di tale sostanza vanno cercati in modo proficuo, in un mondo di opportunità che parte dal sovranazionale (l’Unione Europea) e arriva al locale (le Regioni). E poi bisogna rendersi appetibili agli occhi di chi ha il potere di investire, costruendo opportunità, scenari, condizioni: è necessario, insomma, farsi anche preferire a una concorrenza potenzialmente sterminata

Mutare pelle, per una città, è quindi percorso tra i più complicati, dal punto di vista economico, giuridico, temporale. È un viaggio fatto di bandi cui partecipare, masterplan da redarre, accordi da trovare, mediazioni da interporre, tecnicismi da risolvere, intoppi da correggere e sogni a volte addirittura da ridimensionare in corso d’opera. Un viaggio in cui è molto difficile entrare per valutarne l’essenza, almeno se non si posseggono competenze specifiche.

In questa sede, allora, ci limiteremo a porre una domanda, tanto semplice quanto primaria: dove vuole andare Varese? La volontà di chiudere i conti con il passato e guardare al domani è evidente e suffragata dai fatti, ma c’è una Visione dietro questo cambiamento?

Da piazza della Repubblica a Capolago, passando per le stazioni

Lo tsunami riqualificante e rigenerante, compreso quello ancora poco più che in mente dei, sta provocando un effetto domino che da ataviche questioni irrisolte è pronto a travolgere quartieri e situazioni ben meno discussi o sotto i riflettori.

Piazza della Repubblica, con la sua caserma diroccata, e le stazioni fanno certamente parte del primo gruppo. E sono esempio potente di quanto più sopra espresso, per laboriosità di genesi e di compimento. Varese avrà nel vecchio edificio dedicato a Garibaldi un nuovo centro culturale proprio in mezzo alla città, così come una piazza spianata da sovrastrutture che negli anni si sono dimostrate socialmente perdenti, ospitando il mercato come avveniva alle sue origini. Si sarebbe voluto andare molto oltre, immaginando un nuovo teatro e coinvolgendo la collina di Sant’Imerio: ma ci si fermerà lì (e forse non è così un male).

Dare un nuovo volto alla zona che ospita i due scali è stato il secondo step, in un progetto in grado di rivisitare completamente la porta d’accesso ferroviaria della città. Mastodontici i numeri: oltre 120 mila metri quadri di area interessata, 19 milioni di euro di opere pubbliche, parchi, boulevard, connessioni con i quartieri di Giubiano e Belforte, riqualificazione del torrente Vellone (che lì mormora, anche se non si vede). Anche qui, come in piazza della Repubblica, i lavori sono già iniziati da tempo, portando tra l’altro alla demolizione di scheletri che sembravano eterni come l’ex Fonderia Galante di via Bainsizza/Monte Santo e l’ex segheria Fidanza, in via Carcano. Ora c’è grande attesa per capire quali saranno le mosse dei privati, decisive quasi più della mano pubblica: un masterplan fissa i contorni del disegno e le regole di riempimento, ma i colori sono in mano gli imprenditori. E allora dove si andrà a parare? Edilizia residenziale? Terziario e servizi?

L’eco del risveglio si è poi recentemente riverberato fino a qualche isolato di distanza, verso viale Belforte e l’ex Macello. Pure in questo caso - oltre a una rigenerazione urbana che preveda aree verdi, una pista ciclopedonale e nuovi spazi culturali e sportivi - nell’intervento c’è uno sfondo di edilizia residenziale sociale, con in previsione alloggi per studenti e alloggi dedicati a categorie economicamente più deboli. Il tutto dovrebbe costare quaranta milioni, quindici reperibili da un bando nazionale, gli altri da cercare altrove.

E se la riqualificazione dei luoghi dove una volta aveva sede l’ex maglificio Malerba, in via Gasparotto, è ormai una realtà, con l’imminente apertura di un supermercato Esselunga e con la viabilità del comparto stravolta in meglio, ad un'altra catena della grande distribuzione - Tigros - si riconduce il progetto di riconversione dei 38 mila metri quadrati dell’ex complesso Aermacchi. Qui la società rapportabile alla famiglia Orrigoni, insieme alla proprietà attuale del sito e a un altro investitore privato, ha proposto al Comune la realizzazione di un punto vendita di 3500 mq, di un impianto sportivo che andrebbe nella disponibilità della storica società Robur et Fides, di un centro terziario e di un parco pubblico.

Fin qui le novità date ormai per assodate, ma non certo l’elenco completo. Negli ultimissimi tempi a esso sono state aggiunte le mire sul parco di Villa Baragiola a Masnago, nei cui edifici dismessi si vorrebbe trovare il nuovo fulcro artistico-culturale della città, il quartiere di San Fermo, con nascenti poli di aggregazione sociale e inerenti alla formazione, e altri mini-masterplan che offrono vantaggiose condizioni di investimento (nonché incentivi) ai privati nei dintorni di largo Flaiano, in viale Valganna/viale dei Mille, nell’area ex Cagiva, a Capolago e ancora nell’area Vellone Sud, tra Biumo e Belforte.

La Valle Olona, l’esempio di Percassi e la Zes

All’interno della lista è stato trovato posto anche per la Valle Olona, località che merita una riflessione a sé, sensibile di ricondurci al centro del nostro discorso. Qui ci sono almeno 4 chilometri e mezzo di sponde del fiume - dall’Iper fino all’ultima rotonda di viale Valganna - caratterizzate da complessi industriali dismessi, terreni sfruttabili e natura, in una delle zone storicamente più depresse della città, peraltro all’apice della tangenziale che conduce in loco chi arriva da fuori (autostrada A8) e a un tiro di schioppo dalla Svizzera.

Cosa farne? La domanda ne nasconde un’altra, quella posta inizialmente: che Visione ha il cambiamento di Varese? Le riqualificazioni e le rigenerazioni - meritorie per il solo fatto di essere pensate, va scritto - possono avere un canovaccio perennemente cangiante, che va dall’intento residenziale (si cercano nuovi abitanti? si vogliono dare migliori chance a chi ha meno possibilità?) a quello culturale, a quello di aprire la città agli studenti universitari? Oppure dovrebbero averne uno più univoco, che sottintenda a un obiettivo che che tutte le coinvolga? Si può (o addirittura si deve) agire per compartimenti stagni, rispondendo a esigenze diverse a seconda del luogo di interesse, oppure sarebbe meglio seguire un’unica direzione, dando a Varese una connotazione certa nell’affrontare il futuro?

I varesini sembrerebbero essersi già espressi in merito. I risultati del sondaggio che abbiamo promosso settimane fa parlano chiaro. Alla domanda “Quale connotazione principale dovrebbe avere Varese?”, il 48,7% ha risposto: quella turistica.

E allora torniamo alla Valle Olona e a quei quattro chilometri e mezzo che, a questo punto, potrebbero sanare una mancanza che ritroviamo nelle altre situazioni prima elencate: l’agire per rendere la Città Giardino un polo di attrazione in grado di mostrare a sempre più persone le sue bellezze e quelle del suo territorio. Perché avere in dote la magnificenza di laghi e montagne, del verde e delle ville liberty,  dei musei e dei panorami, può non bastare se non vengono date al forestiero altre possibilità, per esempio quelle di fare shopping in comparti degni di questo nome.

A Varese manca un parco commerciale. Una zona che - alle porte della città - raccolga le migliori chance per il turismo di chi compra costituendo, al contempo, una sorta di porta e di presentazione di ciò che di meglio hanno da offrire la città stessa e i suoi dintorni. La Valle Olona sarebbe perfetta per accogliere outlet di grandi firme, così come aree commerciali e strutture che anticipino - anche nello stile e in un modello che strizzerebbe l’occhio al marketing territoriale americano - quello che i turisti troverebbero sul lago, ai Giardini Estensi, al Sacro Monte e a Villa Panza. Il tutto in piena simbiosi con la non banale natura ivi presente, dando ai visitatori la facoltà di parcheggiare e di collegarsi rapidamente con il centro città e non solo, in un interscambio continuo.

E senza andare troppo lontano per capire e carpire gli esempi virtuosi, una Visione simile è quella che ha avuto poco più di vent’anni fa Antonio Percassi alle porte di Bergamo, creando il suo Oriocenter, in un’epoca in cui dall’aeroporto di Orio al Serio partiva e arrivava giusto qualche charter per Sharm El Sheikh. Ora, in quella mecca del commercio, ci arrivano invece i turisti dalla Russia, anche in giornata. Anche la Valle Olona e il Varesotto hanno il loro Orio al Serio: si chiama Malpensa e sarebbe uno degli aeroporti più importanti d’Italia.

A proposito di Malpensa: il suo nome riporta alla mente pure un’altra questione spesso dibattuta ma sempre rimasta sulla carta, quella della Zes, la Zona economica speciale. Ove istituita - in deroga alla normale legislazione fiscale del nostro Paese - può fungere da calamita per gli investimenti terzi e permette alle imprese di lavorare in condizioni più favorevoli. L’eventualità di richiederla è stata accarezzata diverse volte dalla politica locale, non solo per meglio sfruttare la presenza dello scalo della Brughiera, ma anche per sanare le storture che derivano dai rapporti di frontalierato con la Svizzera. La tragedia economica (oltre che sanitaria) del Covid ha riportato in auge l’argomento: che le prossime elezioni possano essere la volta buona per costituire un fronte compatto in grado di ottenere questi benefici?

Ma torniamo alla questione porte. Park & shop & visit, direbbero oltre Oceano. Sembra banale, ma la creazione di uno o più punti di accoglienza diventa fondamentale per contemplare le velleità turistica. Un altro esempio? L’autostrada A8 - e così la ferrovia - entra in Varese passando per quello che è forse uno dei siti panoramici più struggenti della provincia: dalle alture sopra il raccordo e sopra via General Cantore, lo sguardo si apre su un’autostrada di bellezza che dal lago di Varese giunge fino al Monte Rosa. Una bellezza godibile da chi possiede una proprietà nei dintorni (beati loro), ma non da chi giunge da fuori, che in quel punto sfreccia con la macchina o con il treno. È una cartolina che non c’è e che invece potrebbe diventare proverbiale. 

L’idea? Coprire il sedime ferroviario con una galleria e creare sopra di essa un parco multifunzionale: un luogo dove lasciare l’auto per poi raggiungere il centro con i mezzi, un palco naturale dall’incomparabile vista e un bouquet della Varese-Experience, cioè un ufficio turistico a cielo aperto che - come per la Valle Olona - presenti al mondo tutte le opportunità offerte dalla Città Giardino.

Poi mancherebbero solo il piatto tipico e il lago balneabile.

Big Fish


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