/ Busto Arsizio

Busto Arsizio | 01 marzo 2021, 09:28

Umberto Pelizzari: «L’impossibile è un’opinione». Basta… respirare

Dalla paura dell’acqua ai record negli abissi. «Impossible is an opinion» non è solo un motto per il grande sportivo di Busto Umberto Pelizzari, autore di un libro in cui racconta che l’apnea è una metafora di vita e quanto la “corretta” respirazione sia fondamentale nella quotidianità

Umberto Pelizzari: «L’impossibile è un’opinione». Basta… respirare

In acqua ha stabilito record mondiali in tutte le discipline dell’apnea. Una volta abbandonate le competizioni, ha iniziato a trasmettere agli altri quello che questo sport gli ha insegnato, dedicandosi alla divulgazione e alla televisione. E nel lockdown si è concentrato sulla scrittura di un libro, “Con la forza del respiro”, diventato subito il più venduto su Amazon nella categoria nuoto e subacquea.

La storia di Umberto Pelizzari, apneista nato e cresciuto a Busto Arsizio, dimostra che la frase ereditata dal suo maestro Enzo Maiorca, «Impossible in an opinion», non è diventata soltanto un motto, ma un vero “principio” di vita.
D’altra parte, per chi ha superato la paura dell’acqua diventando signore degli abissi, l’impossibile non può che essere soltanto un’opinione.

Dalla paura dell’acqua alla storia dell’apnea

Nella sua carriera, Pelizzari ha macinato record in tutte le discipline dell’apnea. Eppure da bambino, al pari di tanti coetanei, aveva il terrore dall’acqua. Per fargli superare questa fobia, la madre lo ha “costretto” ad andare in piscina.

«Frequentavo la Bustese Nuoto – ricorda –. Mia mamma mi accompagnava in bicicletta, spesso pedalando nella nebbia per raggiungere la piscina».
Una volta superata la paura, Umberto capisce presto che al nuoto orizzontale preferisce quello verticale. Il resto è storia. Storia dell’apnea.

Il “primo record” e la «formidabile sberla»

È giovanissimo Pelizzari quando il mondo dell’apnea cattura la sua attenzione. Dopo aver visto in televisione quello che fanno gli apneisti, decide di iniziare a imitarli. Con modalità… discutibili, come racconta in apertura del libro “Con la forza del respiro”, edito da Sperling & Kupfer.

Scuole elementari Ada Negri di Sacconago, il suo quartiere. Seduto all’ultimo banco, Umberto sta trattenendo il fiato: vuole stabilire il suo nuovo “record” di tre minuti senza respirare.

Dall’aula si alza un brusio sempre più forte. La maestra si dirige verso quel «ragazzino biondo» seduto all’ultimo banco, che nel frattempo è diventato paonazzo. L’insegnante, temendo un malore dell’alunno, sta per chiamare aiuto in preda al panico. Ma allo scoccare dei tre minuti «il ragazzino biondo» apre la bocca, respira e riesce con fatica a esultare: «“Tre minuti, maestra! – leggiamo nel libro – Tre minuti! Record! Il mio record!”. Non si ricorda molto altro di quel momento, se non la formidabile sberla che gli tira la maestra per sfogare d’impulso il suo grande spavento e che lo fa rinvenire dallo stordimento e dall’euforia. Un sacrosanto schiaffone».

L’apnea come scuola di vita

Partendo da quello schiaffone in un’aula di Sacconago, Pelizzari ha inanellato una serie di risultati straordinari in tutte le discipline: è stato, tra l’altro, il primo uomo a superare il muro degli 80 metri in assetto costante, dei 130 nel variabile e dei 150 in assetto variabile “no limits”.
Ma i record sono solo una parte di questa straordinaria storia. L’apnea, per Pelizzari, è stata e continua a essere «una metafora e una scuola di vita».

Lo spiega nel libro “Con la forza del respiro”: «Non è un manuale tecnico, ma motivazionale. Racconto gli insegnamenti dell’apnea, trasferibili nella quotidianità. I sacrifici, gli obiettivi da fissare, la consapevolezza che ogni successo è il frutto del lavoro di squadra, anche se i complimenti arrivano al singolo».

Ma anche la capacità di reagire agli imprevisti, fondamentale nell’era di questo “imprevisto globale” che ha cambiato la vita di tutti. «Nell’ultimo allenamento prima del tuffo da 150 metri, mi ruppi il timpano. Era una situazione che non avevo preso in considerazione. A quel punto, o ti piangi addosso e getti via dieci mesi di allenamento, oppure ti adatti. L’adattabilità è fondamentale in un mondo che corre velocissimo.
Io cercai di lavorare molto su di me, mi informai sui casi di subacquei che erano andati in profondità in quelle condizioni. Ricordo che mi visualizzavo senza l’orecchio. Per fortuna non rinuncia e ottenni un grande risultato. Fuori dall’acqua, questo caso insegna a bypassare gli ostacoli. Questo ci aiuta a crescere e migliorare».

La forza del respiro

Sembra un paradosso, ma nell’apnea il respiro è fondamentale. Tanto che Pelizzari ha inserito il respiro addirittura nel titolo del libro. Ancora una volta, l’apnea è un pretesto per parlare della vita in tutti i suoi aspetti. Il respiro, infatti, è vita e respirare in maniera “corretta” e “consapevole” può essere d’aiuto in più campi.

Per Competenze.it, la piattaforma per la formazione ideata da Marco Montemagno, il bustocco tiene un corso da poco online dedicato proprio alle tecniche di respirazione. «Con la vita sempre più frenetica – a cui si è aggiunto il Covid e la conseguente impossibilità di sfogarsi in palestra o piscina – i problemi di ansia o attacchi di panico sono sempre più frequenti. Tutti noi abbiamo a disposizione un farmaco potentissimo, che è la respirazione. Le persone hanno bisogno di “imparare a respirare”. A trarne beneficio saranno anche il sonno, la qualità dell’attività fisica, la salute della schiena».

«Busto, la mia città»

La vita da sportivo, prima, quella da reporter e divulgatore televisivo, poi, hanno portato Pelizzari a girare l’Italia e il mondo.
Oggi casa sua è Parma, ma il legame con Busto Arsizio è ancora forte. Qui ha superato la paura dell’acqua, che è poi diventata il suo elemento naturale. Qui ci sono gli amici, «quelli veri», e la famiglia.

«Frequento ancora Busto in occasione di eventi e presentazioni di libri – dice –. Ma torno soprattutto per vedere mia sorella e i miei genitori. Quando devo prendere un aereo, cerco di partire da Malpensa, così ho l’occasione di cenare con i miei. Adesso con il Covid spostarsi è più complicato, ma quando posso torno sempre a Busto. È la mia città».

Riccardo Canetta

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore