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Basket | 27 febbraio 2021, 22:27

Alla Fiera dell’Est, per tre soldi, un varesino una tripla comprò…

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI Scola ormai quasi sempre annullato o contenuto, esterni incapaci di battere l’uomo appena la difesa avversaria diventa aggressiva, area che non viene a volte nemmeno guardata: Varese è solo tiro da fuori. Nonostante ora abbia un centro vero

Foto Alberto Ossola

Foto Alberto Ossola

La Virtus Bologna stasera ha fatto tutto quello che dovrebbe sempre fare una squadra graziata da talento, profondità e versatilità contro un’avversaria molto più povera sotto ogni punto di vista. Prima ha studiato il nemico, poi ne ha carpito i punti deboli, poi ancora ha azzannato in difesa, quindi ha fatto la stessa cosa in attacco, infine si è rilassata - evitando di sprecare preziose energie - una volta che la contesa era entrata nella sua salda presa.

Tutto qui l’85-76 sul tabellone della Segafredo Arena. Il risultato lascerebbe dubbi di benevolenza verso i biancorossi solo in chi lo consultasse sul Televideo, fatto e finito: chi ha visto la partita, sa invece che una partita vera non c’è praticamente mai stata. E, va scritto, c’era da aspettarselo.

La differenza di valori in campo e il pronostico pienamente rispettato non possono tuttavia esonerare dall’analisi della prestazione degli uomini di Bulleri. I quali non paiono aver mutato così vistosamente la loro faccia tecnica nelle due settimane di allenamento finalmente non intervallate da un turbinio di impegni agonistici. Cos’ha recuperato Varese in questi quindici giorni della sua faticosa rincorsa stagionale alla ricerca dell’adeguatezza? Un pizzico di tenuta fisico/atletica in più, valsa a non stramazzare in passivi da grande freddo e a rientrare nel finale (complice la bonomia dei padroni di casa, però…), e la consapevolezza che avere un centro di questo nome (per chili e centimetri) rende almeno un po’ più difficile la vita ai rivali dirimpettai. Peraltro il lavoro è ancora lungo e impervio: lo dimostrano i 29 punti subiti nel terzo e decisivo quarto…

John Egbunu è un mestierante dell’area come ce ne sono tanti in giro, ma ha freschezza e voglia di lottare, nonché la complessione fisica adatta a marcare una certa differenza nelle battaglie sotto canestro indigene. Essere arrivati solo a dieci gare dalla fine del campionato ad avere un roster provvisto di un vero pivot titolare è - al netto di vicissitudini e sfortune già ampiamente ricordate, spiegate e giustificate - un peccato da girone infernale tra i più duri e crudeli.

Ventiquattro minuti in campo del nostro sono sembrati fin pochi, visto che è stato l’unico a permettere alla Openjobmetis di tenere botta (+1 di plus/minus).

Ma il problema è un altro: Egbunu è un’isola nell’oceano di una squadra che non ha gioco se non quello perimetrale. Chi annulla Scola, e ormai - almeno nei momenti topici delle partite - ci riescono quasi tutti, sa che Varese non ha più nulla da chiedere sotto canestro. E lo spostamento in ala dell’ex stella argentina, pur comprensibile, non farà altro che snaturare ancora di più la sua dimensione interna e, di conseguenza, quella del gruppo. E ancora: davanti a difese un minimo stagne, Ruzzier, Douglas e Beane (altra giustifica in arrivo: oggi era mezzo infortunato…) non hanno modo di offendere con continuità in penetrazione. Così la formazione di Massimo Bulleri si limita a circumnavigare il trapezio, a fare girotondi sui confini della stesso, a rinunciare persino a guardarlo. Una partita sì e l’altra pure.

Si limita a tirare, facendo diventare il basket e il senso del suo gioco un puro e semplice terno al lotto. Una fiera. Capitava anche con Attilio Caja (modalità “vedove” on) che l’attacco biancorosso abusasse del tiro da fuori: la differenza è che quest’anno la questione è diventata una costante e la Openjobmetis è la sola forza della Serie A a tirare più da tre che da due. La statistica mette i brividi.

Oggi le triple scagliate sono state 38: di più solo le 43 contro sferrate contro Cremona, in 50 minuti però. Eloquente il dato della fine del primo tempo: 15 tiri da 2 tentati con il 27% di realizzazione, 24 tiri da 3 tentati con il 25% di realizzazione.

Alla Fiera dell’Est si gioca male a pallacanestro. E, probabilmente, non ci si salva.

 

Fabio Gandini


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