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Busto Arsizio | 24 febbraio 2021, 21:42

Accam, il tempo stringe. In commissione l’atto di indirizzo: «Evitiamo il fallimento»

Giorni decisivi per le sorti della società. Il sindaco Antonelli ha elencato le conseguenze del fallimento, mentre il presidente Bellora ha ribadito: «Senza inceneritore Accam muore». Il Pd: «La politica deve decidere». La contrarietà dei 5 Stelle, le perplessità della Lega: «Parliamo di un atto di indirizzo, nulla di risolutivo»

Il presidente di Accam, Angelo Bellora, ascoltato in commissione

Il presidente di Accam, Angelo Bellora, ascoltato in commissione

È iniziata la discussione sull’atto di indirizzo per il salvataggio di Accam. Il tempo stringe e il cronoprogramma è serratissimo. Questa sera se ne è parlato per tre ore nella seduta congiunta delle commissioni Affari generali e Territorio, che ha ospitato anche il presidente della società Angelo Bellora (leggi qui la nostra intervista).
Lunedì le stesse commissioni torneranno a riunirsi per consentire ai consiglieri di sottoporre le proprie domande ai consulenti di Accam. Il giorno successivo si terrà l’assemblea dei soci, chiamata a votare il bilancio dopo il rinvio della scorsa settimana. E giovedì 4 marzo è invece in programma un Consiglio comunale interamente dedicato all’inceneritore.

Giorni decisivi per le sorti dell’impianto e per scongiurare il fallimento della società. «Per noi – ha detto chiaramente il sindaco Emanuele AntonelliAccam ha ancora un futuro. Anche se molti dicono il peggio di questa realtà, io ribadisco che gli enti preposti certificano ogni giorno la qualità dell’aria. Le fonti di inquinamento nel nostro territorio sono ben altre». Il sindaco si è rivolto «a chi parla di economia circolare: per arrivarci serviranno anni e una raccolta differenziata superiore al 90 per cento. Ad ambientalisti, comitati e 5 Stelle chiedo: nel frattempo chi dirà ai cittadini che la Tari aumenterà sensibilmente?».

Impegno massimo per evitare il fallimento, dunque: in caso contrario, «perderemmo 360mila euro l’anno per il canone di locazione del terreno – ha affermato il sindaco – e per cinque anni non potremmo creare una nuova società per lo smaltimento. Inoltre, anche a causa del trasporto, i costi aumenterebbero di 1.300.000 euro. Senza contare la bonifica del terreno, che la Regione non pagherebbe, e il licenziamento dei dipendenti, che non potranno essere facilmente ricollocati».

Antonelli lo ha detto chiaramente: «Chi parla di salvataggio senza termovalorizzatore lo fa senza cognizione di causa. C’era un piano di cui Agesp e Amga hanno discusso per sette mesi. Se è ancora valido, potremo salvare la società per poi, insieme anche a Cap Holding, rilanciarla».

Ancora più netto il presidente Bellora: «Se si spegne l’inceneritore Accam muore». «La situazione è molto critica e difficile – ha ammesso –. Stiamo lavorando con consulenti di levatura altissima per mettere in sicurezza Accam, con la partecipazione di società pubbliche. Questa riforma della governace societaria è necessaria per una realtà così complessa».

Anche il consulente della società Bruno Inzitari ha sottolineato che «il fallimento è lo scenario peggiore che si possa verificare. Lo strumento per evitarlo è un accordo di ristrutturazione (con almeno il 60 per cento dei creditori). Ci sarà un passaggio da Europower ad Accam e poi alla newco che gestirà l’azienda. È però necessario procedere rapidamente».
«L’atto di indirizzo – ha aggiunto l’assessore Gigi Farioli – permetterà alle aziende partecipate del Comune di prendere parte a un piano di ristrutturazione e salvataggio sostenibile».

«Siamo chiamati a decidere su un problema che la politica in vent’anni non ha mai voluto risolvere – ha affermato Valerio Mariani del Partito Democratico –. A destra come a sinistra, nessuno ha mai avuto coraggio. I discorsi tecnici sono superati, ora si chiede alla politica di decidere. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, ma io non vedo nella maggioranza un quadro chiaro sulla linea da tenere (in riferimento alla volontà della Lega di non derogare allo spegnimento nel 2027 dell’impianto, ndr). Se questa manca, è un problema. E poi serve chiarezza anche da parte degli altri azionisti di questa società. Vorrei capire, ad esempio, se si può trovare un percorso comune con Legnano. Questo va chiarito. Tempo non ce n’è più».

Intervento sottoscritto «al cento per cento» dal sindaco Antonelli. Sul fronte dei 5 Stelle, Claudia Cerini ha affermato che «non si sa di che investimento stiamo parlando. Ci state chiedendo una delega in bianco. Noi non vediamo nessun motivo per andare a investire ancora su questo impianto».

«Stiamo discutendo un atto di indirizzo – è intervenuta Paola Reguzzoni (Lega) –. Non è nulla di risolutivo. La posizione del mio gruppo è quella di un accompagnamento allo spegnimento dell’impianto. Siamo disponibili a ragionare, ma senza fughe in avanti. Non stiamo parlando del piano industriale, che nessuno di noi ha visto».

Diversa, però, la visione del sindaco, anche alla luce dei tempi strettissimi: «Con questo atto di indirizzo mi date già il mandato di salvare la società attraverso il piano che ci verrà presentato».

Riccardo Canetta

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