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Storie | 21 febbraio 2021, 10:52

LA STORIA. Sul lago con il Negus, l'ultimo dei pescatori. «Tiro fuori delle gran tinche e on quai pess perzich»

Luigi Giorgetti a 84 anni esce ogni giorno con il suo barchèt verde, tra sassi a semicerchio in fondo al lago («Mi hanno detto che è una tomba») e cigni che gli tirano la giacca. «Ai ragazzi dico stee quiett, state calmi e mettere le mascherine, se no al creatore andiamo noi vecchi. Il mio omonimo Giancarlo l'era chi dumeniga, ha convinto Salvini a stare calmo»

(foto Mario Chiodetti)

(foto Mario Chiodetti)

Al bar Darsena del porticciolo di Cazzago c’è la piccola folla del venerdì pomeriggio. Coppie di fidanzati, mamme con bambini che pescano sul pontile, gruppetti di ragazzi più o meno distanziati e mascherati che indugiano ai tavolini, visto che il freddo non è pungente. Il lago è un olio, non c’è un’increspatura, acqua e cielo si baciano in una ininterrotta sequenza di azzurri e grigi, il sole riesce a malapena ad aprire una finestra obliqua tra le nuvole, ma lo squarcio di luce è caravaggesco. 

Alle quattro del pomeriggio Luigi Giorgetti, detto il Negus, è lì che traffica nel suo Canadian 434 a motore, sta riparando una rete bardato con giacca a vento in tinta con il rosso della barca, mascherina un po’ bassa e cappellino di pile, sorriso e il discorso che va subito in politica, con il suo omonimo Giancarlo - «l’era chì dumeniga»- neo ministro nel governo Draghi e il ricordo fresco della giornalista di “Repubblica” arrivata a riva lago di corsa con fotografo al seguito per intervistare gli amici dell’onorevole. «Una signora già in età, a modo e gentile, ci siamo seduti qui al bar, abbiamo parlato di tante cose. Le ho detto che Salvini ha fatto voltafaccia perché altrimenti la Lega si spaccava, il Giancarlo ha tanti che lo seguono, lo ha convinto a stare calmo».

Il Luigi informatore dei giornalisti lascia spazio subito al pescatore di lunghissimo corso: «Andiamo al darsenone che devo metter giù ul tremàg, e per quello ci vuole la barca a remi». Il darsenone accoglie le “gondole”, splendide barche in legno che un tempo erano comuni sul lago, ci si portava la ragazza a fare il bagno ai tempi belli, e qualche residuo barchètt da pesca, dei cazzaghesi doc come il Luis, che a 84 anni compiuti – «gli 85 li faccio l’ultimo giorno di luglio» - ogni giorno che Dio mette in terra esce a pescare quello che inquinamento, svassi, cormorani, aironi e specie ittiche parassite gli consentono di tirar su. Ovvero quasi niente, qualche carassio, trulitt, rari luccioperca, scardole e «on quai pess perzich. Tiro fuori delle gran tinche, ma non le vuole più nessuno, ne vendo una ogni tanto, roba di tre chili e anche di più. Una volta si mangiavano con i piselli, ai tempi della pandemia della cinghia, quand gh’avevum famm e cadevano i pantaloni».

Il barchèt verde è pronto in darsena, già “armato” con il tremaglio, Luigi rema e cerca il punto giusto per calare la rete. «Qui ci sono dei grandi sassi messi a semicerchio sul fondo del lago, io pensavo a un antico falò, ma l’archeologo che sta lavorando allo studio delle palafitte qui e all’Isolino Virginia, mi ha detto che secondo lui è una tomba, come quelle che ha visto in Inghilterra». Poco fuori da riva l’acqua è bassa, il remo si immerge a metà: «Là stanno lavorando gli archeologi, ci sono resti di palafitte, ma quando l’acqua è chiara si vede solo qualche spuntone. Ho detto alla dottoressa se mi regalava un tochètt di palafitta, ma la ma dit de no».

Il Negus, o nègher, perché da giovane aveva baffi e capelli corvini cumè on scorbàt, si fa filosofo e dà consigli al mondo che verrà: «Se riescono a mandar via questa merda, l’umanità non sarà più quella di prima, cambierà totalmente il modo di lavorare, staranno tutti a casa e i poveretti e gli immigrati torneranno a zappar la terra. Qui vengono tanti ragazzi, glielo dico sempre, stee quiett, state calmi, e mettete le mascherine, se no al creatore andiamo noi vecchi».

Mentre il Luigi rema, racconta dell’americana che aveva affittato un villone d’epoca e sparì portandosi via anche i mobili antichi: «Adesso ce l’ha un tedesco, proprietario di una clinica a Monaco, al vegn chì un para da volt all’ann, ma l’è afabil, parla volentieri e sa un po’ di italiano. Storie alla Piero Chiara, che dicono di un altro ex ricco signore cazzaghese sorpreso nudo di notte mentre urlava che lo volevano ammazzare, del resto il paese è noto per essere ricetto di matt e avucatt.

Il tremaglio è messo a dimora, chissà se qualche pesce entrerà, e come per incanto dal centro del lago si materializzano due cigni, gli amici del pescatore che seguono ovunque: «A riva mi tirano la giacca, ogni tanto riesco anche ad accarezzarli. Se esco io con questa barca arrivano subito, se esce l’Ernesto (Giorgetti, il pescatore-scrittore) con la stessa, no, conoscono la persona. Ormai son diventato animalista, ho anche un airone che viene alla casetta dei pescatori, sta a tre metri da me, ogni giorno accorcia un po’ la distanza, poi c’è la gatta e a volte il cormorano. Sont stuff, ormai cosa pesco a fare? Settimana scorsa eravamo seduti al bar io l’Ernesto e ul Zanett, è arrivato uno che fa: “tela lì la cooperativa dei pescadur!” Siamo rimasti in tre vecchi, andiamo fuori per sta mia a cà con la miee».

Si torna a riva, il Negus saluta tutti e tutti lo salutano, «mi chiedono tutti il pesce in carpione, è diventato di moda, ma a filettare faccio una fatica boia». Una donna bionda lo ferma e gli dice che lo trova in forma, un giovanotto. «L’alter dì uno mi ha detto: “Lei avrà al massimo 70 anni”. Gli ho risposto: settant’ann fa gh’avevi la mia prima murusa, ne avevo 15, ho cominciato presto».

Mario Chiodetti

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