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Altri sport | 18 febbraio 2021, 15:59

Schwazer assolto: niente doping, fu incastrato. Il varesino che l'ha sempre difeso: «Chi gli ridà 5 anni di vita, onore e medaglie?»

Il giornalista varesino Francesco Caielli spiega perché nel 2016 fu tra i pochi in Italia a difendere il marciatore e l'allenatore Donati titolando "Avete ucciso un uomo, ora spegnete quel braciere": «Non prendeva più neppure sali minerali o antidolorifici ma venne scaricato da tutti, come Pantani. Sto ancora aspettando che qualcuno chieda scusa»

Schwazer assolto: niente doping, fu incastrato. Il varesino che l'ha sempre difeso: «Chi gli ridà 5 anni di vita, onore e medaglie?»

Il marciatore altoatesino Alex Schwazer è stato assolto: «Non fu doping, è stato incastrato», ha scritto il Gip di Bolzano nella sentenza con cui archivia l'accusa nei confronti del campione di Vipiteno, oro olimpico a Pechino 2008. A finire dalla parte degli "imputati" sono ora la Wada (l'agenzia mondiale antidoping) e quella che allora si chiamava Iaaf (ora World Athletics), cioè la federazione mondiale dell'atletica leggera: la manipolazione delle provette e il complotto per incastrare Schwazer e il suo allenatore Sandro Donati, come scrive il Corriere della Sera, è praticamente certa. Resta la squalifica sportiva di 8 anni: per andare a Tokyo Schwazer, che ora di anni ne ha 36, dovrà essere graziato dal Cio. 

Nel silenzio quasi generale (Gianni Mura a parte), fu un giornalista varesino nell'agosto 2016 a dare battaglia, quasi in solitaria, nel momento in cui Schwazer venne additato e distrutto: Francesco Caielli titolò infatti il suo editoriale sulla "Provincia di Varese" in maniera inequivocabile e cioè "Avete ucciso un uomo, ora spegnete quel braciere".

E' triste dare ragione a un titolo e a una battaglia quattro anni e mezzo dopo perché nel frattempo in molti, accanto e insieme al marciatore altoatesino, sono "morti", anche se non sepolti.

«Ebbi la fortuna di conoscere Sandro Donati, il suo allenatore - racconta oggi il Caio, dopo aver saputo della sentenza - quello che l'aveva preso in mano dopo la prima squalifica: lo conobbi in un rifugio di montagna nel Parco del Gran Paradiso,  passammo assieme una sera indimenticabile. Mi parlò di Alex, delle sue idee e mi conquistò».

Perché ti schierasti subito dalla parte del complotto, uscendo dal coro accusatorio e da quel "dagli all'untore" tipicamente italiani? 
Perché Donati era una figura scomoda per l'atletica: si era messo in testa di dimostrare a tutti che vincere in maniera pulita si può, e lo volle fare con la persona più scomoda dopo la prima squalifica per doping del 2012: Schwazer.

Come ti convinse e cosa ti raccontò Donati quella sera nel rifugio del Gran Paradiso?
Mi disse che Schwazer non prendeva più nemmeno sali minerali durante gli allenamenti ma si reintegrava solo con una miscela di acqua e succo di frutta. Una notte nell'appartamento di Roma ebbe un ascesso e non riusciva a dormire dal dolore ma si rifiutò di prendere anche solo un antidolorofico, cosa che gli consigliò di fare lo stesso Donati. Schwazer aveva deciso di non scendere più a patti con niente e nessuno. 

Perché quelle nuove accuse di doping ti sembrarono subito sospette?
Dopo quello che mi raccontò Donati quella sera pensai immediatamente che Alex fu  vittima del delitto perfetto nel momento perfetto e cioè prima di partire per Pechino e andare a prendersi un oro da migliore marciatore del mondo quale era, come aveva dimostrato vincendo anche una settimana prima del casino.

Cosa fece più male a Schwazer e a chi crede nella verità?
Il silenzio ipocrita di una grossissima fetta di stampa e degli organi federali di allora: mi era venuto immediatamente in mente il parallelo con Marco Pantani. Quando hai ucciso una persona, è facile dire 5 o 10 anni dopo che forse non era così. Riabilitare uno sportivo dopo tutto quel tempo non è fattibile perché la carriere ormai è andata. Anche se non sono poi convinto che sia questo il caso, conoscendo Schwazer e Donati.

Quale fu la massima ipocrisia del 2016?
Gli stessi che sparavano la pubblicità di Schwazer a tutta pagina mentre mangiava cioccolato erano quelli che si misero a uccidere uno sportivo e un uomo nel silenzio generale: prima Alex andava bene, poi non serviva più.

Ora sono tutti qui a dire che è innocente...
Altra ipocrisia: non ho ancora letto da nessuna parte la parola "scusa", neppure da parte di quegli stessi atleti che avevano preso Alex ad esempio negativo, tuonando a favore della pulizia dello sport. Hanno portato via anni di vita ad un atleta nel pieno della carriera e nemmeno chiedono perdono.

Ora che succederà?

Conoscendolo Donati e Alex, staranno pensando a Tokyo e a tornare: non so se lui si sia allenato durante questo periodo ma so che nella sua testa avrà ancora e sempre i 50 chilometri di marcia. Tra l'altro, credo che il Cio gli darà la possibilità di tornare: è il minimo.

Andrea Confalonieri

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