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In Breve

| 28 gennaio 2021, 16:51

All’Istituto “Marco Pantani” di Busto sale in cattedra Alessio Dionisi

L’allenatore dell’Empoli racconta ai ragazzi la passione per questo mestiere

All’Istituto “Marco Pantani” di Busto sale in cattedra Alessio Dionisi

Una lezione molto diversa dalle solite quella che si è tenuta mercoledì 27 gennaio per gli studenti del quarto anno del Liceo Scientifico e del Professionale Sportivo Marco Pantani di Busto Arsizio. Diversa perché in cattedra (solo virtuale) hanno trovato Alessio Dionisi, allenatore dell’Empoli calcio, squadra di serie B.

Si è trattato di uno degli incontri, stabiliti dal dipartimento di scienze motorie dell’Istituto, con diversi esperti e professionisti dello sport (tecnici, giocatori, allenatori, imprenditori, fisioterapisti…) che si raccontano e che raccontano ai ragazzi il loro mestiere, dando anche spunti per delle possibili professioni future.

Moderato dalla prof.ssa Sara Ciapparella, Responsabile dell’Istituto Professionale Sportivo, l’incontro si è sviluppato come un vero dialogo tra Alessio e gli studenti.

Alessio, classe 1980, toscano di origine ma varesino d’adozione, è cresciuto nelle giovanili del Siena per poi approdare al Voghera in serie D. La sua carriera di calciatore si muove tra squadre di serie D, tra cui il Varese, e C2, si chiude poi nell’Olginatese, squadra del lecchese. Proprio qui inizia, inaspettatamente, la sua carriera di allenatore: il presidente della squadra sceglie proprio lui per allenare la prima squadra e Alessio accetta la sfida.

Purtroppo dopo due mesi di panchina, viene subito esonerato.

«È stata veramente una batosta questa, soprattutto a due mesi dall’inizio della mia carriera. Ma dopo una normale delusione iniziale, ho capito che piangersi addosso non mi avrebbe portato a nulla. Un esonero, così come una sconfitta, non devono essere una debolezza ma un punto di forza!

Nulla avviene per caso e l’aver colto e accettato questa opportunità aveva un senso, aveva un perché. Da lì ho capito che questa sarebbe stata la mia strada. Sono partito dal basso e con umiltà, senza grosse ambizioni e, a poco a poco, mi sono trovato ad allenare il Venezia in serie B e da questa stagione l’Empoli: il lavoro paga anche se, devo ammettere, serve anche un po’ di buona sorte!».

«Dalla passione nasce tutto!», con queste parole ha voluto sottolineare ai ragazzi che i sogni e le ambizioni devono essere sostenuti dalla passione, dalla voglia di mettersi in gioco in ogni momento.

Alla domanda della prof.ssa Ciapparella sulla differenza tra essere giocatore e allenatore, Alessio risponde: «Il calciatore fa parte di un gruppo, l’allenatore lo gestisce. Un allenatore deve essere credibile per avere rispetto dal gruppo. Ai miei giocatori dico sempre: “non ci alleniamo per non sbagliare, ma per prepararci a “fare” quando cadremo nell’errore!».

Come gestisce lo spogliatoio dopo una sconfitta?

«L’allenatore deve essere credibile con la sua squadra, qualunque situazione si manifesti, per questo bisogna preparare il gruppo alla sconfitta, altrimenti perderei la fiducia».

È meglio giocare in serie D o nella Primavera a 17/18 anni? chiede un ragazzo

«La primavera è un ambiente protetto, dove si giocano campionati tra le squadre “vip” delle massime serie. In serie D ti scontri con adulti, è una scuola di vita, che plasma la tua personalità e dove ti metti in gioco al 100% se vuoi trovare il tuo spazio. Ha più probabilità di arrivare in cima un ragazzo che passa dalla serie D rispetto a uno che esce dalla Primavera di una squadra d’élite, parlano le statistiche».

Cosa succede tra il primo e il secondo tempo negli spogliatoi? chiede un altro.

«Siamo una squadra e in quei 15’ di pausa cerco di coinvolgere i ragazzi: li faccio parlare, faccio analizzare a loro il primo tempo, cerco di tirar fuori le loro considerazioni e opinioni, non mi metto davanti a loro, ma con loro. Poi sono io che tiro le fila!».

Gli studenti poi gli rivolgono domande un po’ più tecniche che riguardano la sua professione: come pianifica un allenamento settimanale, come gestisce il rapporto col suo staff e sono curiosi di sapere la sua opinione sul continuo aumentare di giocatori stranieri nei campionati italiani.

«Ci sono più stranieri perché c’è stata la globalizzazione, l’apertura delle frontiere. Gli stranieri non vengono nelle squadre italiane perché più bravi, ma perché si sono aperte queste possibilità: anche i nostri giocatori vanno e vengono all’estero».

La prof.ssa Ciapparella chiude l’incontro con un consiglio che riguarda non solo gli studenti ma ognuno di noi: «Insomma ragazzi, i sogni non vanno tenuti nel cassetto, per perseguirli però è fondamentale mettersi in gioco, affrontare la vita per ciò che ci pone davanti, ma soprattutto non farci sopraffare dalle sconfitte o dalle delusioni: bisogna lottare per poi gioire!».

Negli Istituti Acof non si studia solo sui libri, ma si impara anche dalle lezioni di vita.

Redazione

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