/ Sport

Sport | 12 gennaio 2021, 13:19

Il nuovo sogno di Ivan Basso con il soffio di Eolo: «Quando testa e gambe non ci sono più, taglieremo i traguardi con il cuore»

Il grande cassanese insieme all'amico Luca Spada e alla "buona stella" Kometa ha presentato il team che dalla nostra provincia correrà sulle strade del grande ciclismo e avrà sede a Busto con "Casa Eolo": «In questi momenti possiamo essere fonte d'ispirazione e coraggio per i giovani e per chi magari non vede una luce in fondo al tunnel»

Da sinistra Giacomo Pedranzini, Ivan Basso e Luca Spada alla presentazione del team Eolo-Kometa

Da sinistra Giacomo Pedranzini, Ivan Basso e Luca Spada alla presentazione del team Eolo-Kometa

«Quando ho iniziato questo percorso - ha detto Ivan Basso alla presentazione, condotta da vero "regista" qual è, della sua nuova Eolo-Kometa "con la testa di Ivan e le gambe di Contador" - ho deciso di dimenticarmi ciò che ho fatto da corridore: ogni anno della mia vita è adesso ed è adesso che l'esperienza mi aiuta a migliorare, a scegliere i miei collaboratori, a dire le cose giuste ai ragazzi. Difficilmente parlo della mia carriera ciclistica con loro. Molti di questi corridori erano all'arrivo delle tappe del Giro 2010 con i loro genitori. Noi cerchiamo di dare il buon esempio e il meglio che abbiamo imparato ma in modo quasi silenzioso, dando un'impronta senza raccontare noi stessi, cercando di non sprecare talento. Mi sento in discussione, questo progetto lo sento mio e nostro».

E' stato un tuffo nel ciclismo del futuro, pieno di valori e sogni in un momento in cui ci si aggrappa agli uni mentre gli altri scarseggiano, il momento della presentazione di una squadra che pedalerà sulle strade del mondo grazie al soffio di Eolo, alla testa di Ivan, alle gambe di Contador, alla buona stella Kometa - da cui iniziò il progetto tre anni fa - e soprattutto a una pattuglia 20 ciclisti che grazie al settore giovanile e alle radici del settore giovanile della storica Bustese - altro profumo, fortissimo, di tradizione e territorio - diventano 38. Loro, e non solo, saranno accolti da "casa Eolo" a Busto Arsizio, vero fulcro vitale del team che verrà inaugurata a marzo con officina, sale riunioni, palestra, ricovero mezzi e molto altro.

Accanto a Basso, che ha presentato uno per uno i ciclisti del gruppo che debutterà domenica a Valencia (la prima uscita in Italia sarà il Trofeo Laigueglia del 3 marzo) e ha come obiettivo andare in doppia cifra di vittorie a fine stagione, oltre ovviamente a partecipare al Giro d'Italia - un sogno a un passo dall'essere realtà - c'erano Luca Spada da cui parte il soffio che gonfierà le bellissime maglie della squadra, e Giacomo Pedranzini, ad Kometa. 

«Abbiamo scelto di investire così tante risorse nel ciclismo - ha detto Spada, andando in fuga nel futuro con un atto di pura passione - in un momento di grande crisi e difficoltà e lo facciamo con grande entusiasmo perché è nei momenti di "strappo" in cui noi imprenditori dobbiamo tirare fuori il coraggio ed essere una fonte di ispirazione per chi magari non vede la luce in fondo al tunnel».

«Lo sport, la capacità di creare entusiasmo e coinvolgere i giovani, la passione e la fatica degli allenamenti sono la prima risposta, per esempio, a quanto accaduto a Gallarate (la rissa con un centinaio di giovanissimi organizzata sui social di cui parla tutta Italia, ndr): se hai uno stile di vita sportivo e rispettoso, non c'è spazio di buttare via il tempo in stupidate. Noi gettiamo il cuore oltre l'ostacolo - ha aggiunto ancora Spada, tornando a parlare delle attività e delle famiglie in difficoltà economica - e investiamo in un periodo come questo perché nei momenti di grande depressione, sbloccare idee è un modo ideale di ripartire, trasformando o modificando quello che si è fatto prima».

E ancora: «Il ciclismo percorre i piccoli borghi italiani - ha aggiunto Spada - è uno sport che arriva dove gli altri sport non arrivano, un po' come noi di Eolo con la nostra rete. Per noi la squadra non è solo un brand sulla maglia ma una "corsa" per portare in tutta Italia i nostri valori grazie al lavoro fatto da Ivan, Alberto e dal fratello Francisco, da Kometa. Siamo vincolati per almeno tre anni nel sostenere la squadra. E' un progetto che investe tantissimo sui giovani, ci sono tre ventenni e la maggior parte del gruppo ha meno di 25 anni, per la metà italiani: è un giusto mix di talenti e atleti con grande passione e con caratteristiche mentali e di carattere per avere una squadra coesa».

«Se ci aspettiamo di essere invitati al Giro? Ovviamente sì - dice Luca Spada - anche se c'è una solida concorrenza. Lancio una provocazione, ma non troppo: ci sarebbe spazio per alzare il numero delle squadre partecipanti alla corsa rosa da 22 a 24: io la butto lì, Rcs potrebbe dare un segnale molto forte per sostenere i team che hanno fatto grandi sforzi durante il Covid. Entrare nel World Tour? Non vogliamo fare l'effetto Cometa, con la C e non con la K, cioè salire e poi scendere. Vogliamo arrivarci in maniera organizzata, passo dopo passo».

Ivan Basso, team manager e anima del progetto, ha mostrato la luce negli occhi e gli scatti d'orgoglio che ce lo hanno fatto amare: «Siamo in Italia, a Busto, nella mia provincia - ha detto - Questa è la continuazione di un viaggio e di uno sogno che vogliamo arrivi lontano. A volte io e Alberto Contador corriamo troppo, ma tentiamo di trasmettere al nostro gruppo di lavoro e agli altri la capacità di seguirci. Vogliamo crescere senza perdere i valori della fondazione. Abbiamo davanti una missione continua, da realizzare giorno per giorno. In bici prima vai con le gambe e poi con la testa, ma quando non vanno più né le une né l'altra, devi affidarti al cuore ed è questo il messaggio che porteremo in giro per il mondo».

Anche Alberto Contador, collegato dalla Spagna insieme al fratello Francisco, ha usato parole molto belle («E' un giorno speciale per noi, abbiamo lavorato tanti anni per arrivare a questo punto. Finisco ogni frase che riguarda il ciclismo dicendo "por ganar", cioè "per vincere", perché se non tieni la vittoria nella testa, è difficile ottenerla»), così come Giacomo Pedranzini, ad di Kometa: «Inizia il quarto anno di collaborazione con la fondazione Alberto Contador. Questa è una storia di valori, coraggio e cura delle nostre vite. Grazie alla guida e alla determinazione di Luca Spada questa storia riceve nuova energia e nuovo coraggio per continuare. Noi siamo prima di tutto agricoltori in Valtellina, dove il ciclismo ha scritto pagine di eroismo, fatica e gesti indimenticabili: rivendichiamo e rivediamo in questo sport le nostre radici di produttori di cibo con radici profonde nella terra». 

In collegamento davanti al sindaco di Busto, Emanuele Antonelli, sfilano poi virtualmente tutti i ragazzi presentati e motivati da Ivan - che ringrazia anche le 20 persone dello staff - con queste parole: «Noi sceglievamo i corridori ma anche il corridore sceglieva di venire da noi: l'attaccamento alla squadra e il senso d'appartenenza sono le cose più importanti per gettare le basi. Un nome forte? Il team, la maglia. Abbiamo questa presunzione, lavorando 24 ore al giorno per dare il meglio a questi ragazzi: chi ha già dato segnali importanti, si confermerà e andrà più forte; chi non li ha dati... beh, dovremo riuscire a tirarglieli fuori. Abbiamo un progetto a medio lungo termine, ma vogliamo anche ottenere risultati con continuità. Abbiamo chiesto e dato a tutti anche dei numeri come obiettivo, non basta fare una bella e convincente stagione: quindi ci siamo ripromessi di raggiungere un numero di vittorie in doppia cifra. E' un'aspettativa che ci siamo creati all'interno della squadra, per ritrovarci tra un anno e dire: ce l'abbiamo fatta».

Ecco in corsivo, dopo ogni corridore, le parole di Ivan Basso.

Vincenzo Albanese, 24 anni: nelle categorie giovanili ha fatto risultati eccellenti, non ha espresso ancora il meglio di sé. E' uno dei più in forma, è veloce, si difende bene anche nei terreni misti.

John Archibald, 30 annicorridore inglese che viene dalla pista, metodico, ha scaricato nel nostro portale un allenamento di 4 ore e mezza sui rulli perché dove vive lui c'erano pioggia e neve. Pensavamo fosse un errore, ma lui è fatto così. Ci aspettiamo molto a cronometro. Sarà il nostro vagone del treno azzurro verde.

Davide Bais, 22 anni: viene dal Friuli, ha mestiere anche se è così giovane.

Manuel Belletti, 35 anni: esperto, ha molti anni di professionismo alle spalle, ha forte influenza sui giovani. Il suo esempio trascina e sa tenere equilibrio morale e di intensità della concentrazione. Da lui mi aspetto risultati.

Mark Christian, 30 anni: inglese, completo, forte a cronometro. Uomo-squadra, è già in condizione.

Marton Dina, 24 anni: ungherese, passista scalatore, molto spesso non crede nelle proprie possibilità. Quando non gli viene chiesto di fare la corsa, va forte, e quando gli viene chiesto, un po' meno. Vorremmo dargli equilibrio perché non sprechi energie mentali.

Alessandro Fancellu, 20 anniun talento, uno scalatore, un valtellinese. Abbiamo anche italiani molto forti a vent'anni e lui è quello che meglio ci rappresenta per il futuro nelle corse a tappe. Ha fluidità, porta a spasso la bici, può essere una sorpresa per tutti. 

Erik Fetter, 20 anni: ungherese anche lui, molto talentuoso. Più gli viene messa pressione, più va forte. In tutte le gare si è sempre distinto per la capacità di correre con i più grandi. Non sappiamo bene dove può arrivare ma il potenziale è grande.

Lorenzo Fortunato, 24 anni: nelle categorie giovanili ha mostrato spiccata capacità per le corse a tappe. Ci aspettiamo il salto di qualità. 

Mattia Frapporti, 26 anni: non ha ancora dimostrato di vincere ma ha grande entusiasmo per dare un cambio di marcia, è un passista molto forte ed è uomo-squadra.

Francesco Gavazzi, 36 annivaltellinese con una lunghissima carriera molto buona. Insieme a Belletti è stato capace di vincere e di aiutare tutta la squadra. Solido. 

Arturo Gravalos, 22 annispagnolo, arriva dalla Fondazione Contador, è molto scaltro ed cresciuto con la filosofia di Fran Contador, corre con mentalità da professionista e senso di appartenenza, è capace di sacrificarsi e di aiutare corridori in difficoltà in bicicletta e non solo.

Sergio Garcia, 21 anni: il predestinato. Ha qualità importanti nelle corse a tappe. Ci farà divertire.

Luca Pacioni, 27 anni: velocista non puro, può farsi valere anche in volate ristrette. Mi piace per la regolarità, mi piace la sua presenza costante negli ordini di arrivo. Può vincere corse e non solo fare piazzamenti.

Edward Ravasi, 26 anni, varesino: ci credo moltissimo, tra gli under 23 ha dimostrato di valere i migliori al mondo ma non è stato capace finora di dimostrare appieno quello che vale. Deve ritrovare l'abitudine alla vittoria. Il primo lavoro con lui non è quello di farlo andare più forte ma migliorare la testa. Lui è uno che picchia duro in salita, è uno dei migliori scalatori e lo farà vedere.

Samuele Rivi, 22 anni: passista, ci sono atleti a questa età che non devono limitare le proprie ambizioni e lui ha le gambe per vincere. Non deve iniziare la stagione solo con una mentalità di supporto agli altri: io aiuto te, tu aiuti me... va bene, ma la mentalità deve anche essere quella di guadagnarsi qualcosa sul traguardo.

Alejandro Ropero, 20 anni: ha vinto una tappa al Giro d'Italia baby, è un atleta talentuoso che arriva dalla scuola della Fondazione. Dobbiamo fargli mantenere equilibrio e continuità.

Diego Pablo Sevilla, 24 anni: è il corridore che più ci rappresenterà nelle fughe nel 2021. Ci sono due modi per andare in fuga: capire qual è quella giusta con intuito o entrare in tutte le fughe.
________
Andare in fuga è un po' l'essenza del ciclismo, se poi ti succede in fondo, magari arriva anche la vittoria. Avere un atleta in fuga è fondamentale perché vuole dire che la squadra corre bene, non deve inseguire, non è in controtempo e dietro è tranquilla. Sarà importante essere sempre presenti: Giancarlo Ferretti mi ha insegnato che le fughe vanno via in testa al gruppo e mai in coda. Per andare in fuga devi partire davanti, essere concentrato e alzare il sedere dalla sella.  


Daniel Viegas, 23 anniportoghese, anche lui arriva dalla Fondazione. Atleta super talentuoso che non crede nei propri mezzi. Non è ancora riuscito a dimostrare tutto il suo valore. Generoso nei confronti dei compagni ma vogliamo di più da lui. 

Luca Wackermann, 28 anniitaliano, atleta che sa arrivare primo sul traguardo, insieme a Belletti e Gavazzi ci deve aiutare a vincere corse e ad alzare il livello della squadra.

Andrea Confalonieri

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore