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Storie | 09 gennaio 2021, 16:13

LA STORIA. Cerva gravemente ferita: un complicato soccorso nei boschi innevati del Cuneese per salvarle la vita

Con sci e racchette da neve, la pattuglia di soccorritori - pur dopo il loro normale turno di servizio - ha raggiunto l'animale in ipotermia (la temperatura era di -8°), trainandolo poi a forza di braccia nella neve fresca, non battuta, fino a un box riscaldato dove ora è in prognosi riservata

LA STORIA. Cerva gravemente ferita: un complicato soccorso nei boschi innevati del Cuneese per salvarle la vita

E’ l’ora di pranzo quando Andrea Avagnina, veterinario in servizio al Distretto ASL della Valle Varaita, nel Cuneese, riceve una chiamata dai Carabinieri Forestali: una scialpinista segnala un capriolo ferito ed insanguinato nel vallone di Sant’Anna a Sampeyre.

Soccorrere un selvatico in montagna, specialmente d’inverno, non è semplice né per prestare i primi soccorsi né tanto meno per trasportarlo a valle in sicurezza, ma dopo un giro di telefonate con persone fidate, la squadra di intervento è pronta: ad accompagnare il veterinario ci saranno Fabrizio Rostagno, ispettore della Polizia Locale Faunistico Ambientale della Provincia di Cuneo, che si offre disponibile pur fuori servizio dopo uno stancante turno di notte ed un militare di stanza presso la Stazione Carabinieri Forestale di Sampeyre, anche lui alla fine del turno ma subito pronto a dare una mano.

La dedizione al proprio lavoro e la passione per i selvatici hanno reso tutto più facile. Infilati sci e racchette da neve, intorno alle 15, accompagnati dalla segnalatrice, i soccorritori sono sul posto: non si tratta di un capriolo, ma di una splendida femmina adulta di cervo, immobile nella neve.

Il dott. Avagnina visita l’animale, è in ipotermia (in quel momento c’è una temperatura di – 8 °C, ma chissà da quanto tempo l’animale si trova lì…) ma i parametri vitali sono ancora accettabili: la cerva viene stabilizzata farmacologicamente, messa in sicurezza dalle mani esperte dei soccorritori ed infilata in un big bag da utilizzarsi come toboga di fortuna, pronta per il trasferimento a valle, non prima di aver richiesto l’intervento del Centro Recupero Animali Selvatici di Bernezzo per il trasporto ed il ricovero del paziente presso la propria struttura.

Trainare a forza di braccia un selvatico di 80 Kg in neve fresca, non battuta, privi di dispositivi specifici, non è facile, ma passo dopo passo i tre uomini riescono a raggiungere il bordo strada in attesa dell’arrivo del personale del CRAS con il pick up.

Nel frattempo una scialpinista di passaggio offre il suo telo termico per donare un po' di calore all’animale.

Adesso la cerva è al sicuro in un box riscaldato del CRAS di Bernezzo: è in prognosi riservata, assistita e curata da tutto lo staff, ma la passione che ha contraddistinto tutte le persone coinvolte a vario titolo nella vicenda, a partire dalla donna che ha richiesto aiuto, restando pazientemente accanto all’animale, ha comunque dato una chance di sopravvivenza ad un essere vivente altrimenti destinato a morte certa.

Commenta Andrea Avagnina: «Quando i rapporti fra le varie Istituzioni diventano anche dei legami di carattere personale, i risultati non possono che essere questi. Grazie di cuore ai due amici che mi hanno supportato in maniera determinante, rendendo il giusto onore alle divise che indossano e grazie agli amici del CRAS per tutto quello che stanno facendo per questa cerva in difficoltà».

B.S. da Targatocn.it

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