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Opinioni | 31 dicembre 2020, 10:03

L'OPINIONE. L'ex cartiera è stata "restituita" a Besozzo e ai besozzesi. Il nostro appello al Comune sul futuro dell'area

Ottima l'operazione svolta dall'amministrazione comunale, ma il futuro dell'area non può essere solo viabilità, fiume e cimitero. A sindaco e vicesindaco chiediamo che resti qualcosa che testimoni visivamente questo glorioso passato industriale non solo del paese ma di tutta la provincia di Varese

L'OPINIONE. L'ex cartiera è stata "restituita" a Besozzo e ai besozzesi. Il nostro appello al Comune sul futuro dell'area

L'acquisizione al prezzo simbolico di 1 euro da parte del Comune di Besozzo della ex cartiera Munskjo non può che essere salutata con favore da parte del paese che vede restituirsi un'area ex industriale da 60 mila metri quadrati dov'è sorta una delle fabbriche più gloriose dell'intero territorio provinciale.

Una storia che si è bruscamente e traumaticamente interrotta nel 2008 con la decisione della proprietà svedese di chiudere lo stabilimento lasciando senza lavoro decine di persone. La "restituzione" della ex cartiera a Besozzo e ai besozzesi si è detto rappresenti una sorta di indennizzo proprio per quanto accaduto 12 anni fa, che resta comunque una ferita profonda, anche a livello sociale e culturale, per tutta la comunità. Il sindaco Riccardo Del Torchio e il vicesindaco Gianluca Coghetto, che ha seguito in prima persona tutta la trattativa, hanno anticipato le intenzioni dell'amministrazione comunale sul futuro dell'area che si snoda lungo tre direttrici: viabilità, nel senso di aumentare la sicurezza della statale 629, fiume, per valorizzare il Bardello, cimitero per preservarne il doveroso senso di rispetto per i defunti. 

A sindaco e vicesindaco, ma anche a tutta l'amministrazione comunale, ci permettiamo di dire che non basta e rivolgiamo loro da queste colonne un appello, affinché nella ex cartiera resti una testimonianza visibile, simbolica e significativa, che testimoni il glorioso passato industriale che ha contraddistinto per decenni quest'area non solo per Besozzo ma per tutta la provincia di Varese. Sia che si decida di preservare parte di quello che è stato lo stabilimento, sia che si opti per un monumento o una stele, l'importante a nostro avviso è che questa testimonianza ci sia. Non si tratterebbe di un'operazione nostalgica, ma di un doveroso omaggio a tutti e tantissimi besozzesi che hanno lavorato in cartiera negli anni, oltre che un segno per i ragazzi di oggi, per i quali quella fabbrica è stata soltanto un ammasso di ruderi e per le generazioni di domani che non vedranno più nemmeno quelli e rischiano altrimenti di non sapere niente di un pezzo importante della storia di Besozzo.  

Matteo Fontana

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