E' stato raggiunto oggi, 23 dicembre, tra Italia e Svizzera l'accordo sulla nuova imposizione fiscale dei frontalieri italiani, che regolerà i rapporti sul confine tra i due Stati.
«Credo sia il miglior accordo che si potesse raggiungere, rispetto soprattutto a quello del 2015, da tutti noi criticato e contestato - dichiara il presidente dei Comuni di Frontiera e sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino - i lavoratori frontalieri attuali, oltre 65 mila, quelli cioè che hanno lavorato in Svizzera o ci lavoreranno dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2022, continueranno ad essere tassati solamente in Svizzera per tutta la durata della vita lavorativa; i nuovi frontalieri a partire dal 2023 saranno tassati in Italia deducendo quanto già tassato in Svizzera, ma godranno di una franchigia di 10 mila euro, della non tassabilità degli assegni familiari, della deducibilità delle forme previdenziali integrative. Ai Comuni di frontiera saranno garantiti i ristorni, riconosciuti essenziali per dare servizi e opere ai frontalieri stessi, fissati in oltre 85 milioni di euro; inoltre le eventuali maggiori imposte versate dai frontalieri saranno reimpiegate per interventi in campo sociale o per progetti di sviluppo esclusivamente nei territori di frontiera. I Comuni di frontiera siederanno ai diversi tavoli necessari per arrivare alla approvazione dell’accordo, saranno la voce dei territori di confine e si impegneranno affinché i nostri rappresentati politici sostengano in Parlamento tutto ciò che è stato raggiunto in questo accordo».
Commenti sull'accordo raggiunti oggi arrivano anche dal mondo della politica, delle istituzioni e dei sindacati. «Prendiamo atto che oggi i Governi di Roma e Berna hanno firmato un Accordo sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri, che di fatto recepisce i principi contenuti nella lettera dello scorso 30 aprile, trasmessa ai relativi Governi centrali, a firma del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e del Presidente del Canton Ticino, Christian Vitta - dichiarano in una nota il governatore lombardo Attilio Fontana e l'assessore regionale Massimo Sertori - tale accordo dovrà poi essere declinato nelle fasi attuative dai rispettivi Paesi e in quel contesto crediamo ci siano spazi di miglioramenti. In particolare, per quanto riguarda i ristorni ai Comuni, questi dovranno essere garantiti anche dopo il 2033». Per quanto concerne il maggior gettito derivante dalla nuova fiscalità applicata ai nuovi frontalieri «crediamo che le risorse non dovranno essere centralizzate a Roma, ma portate sui territori confinanti di provenienza del lavoratore anche sotto forma di servizi alla persona, alla famiglia e alle comunità». «Come sempre Regione Lombardia - conclude Sertori - sta dalla parte dei frontalieri e dei territori di confine e farà tutto ciò che è nelle possibilità per la loro tutela. Intento che non è mai mutato, neanche quando abbiamo inviato la lettera lo scorso 30 aprile».
Soddisfatto il senatore varesino del Pd Alessandro Alfieri che, in una nota, parla di «ottimo lavoro, messi in sicurezza i lavoratori frontalieri e i soldi per i servizi dei Comuni, una nuova pagina per una economia di frontiera più solida. Ottenuti i tre punti fissati all'inizio della trattativa: non un euro in più di tasse per gli attuali frontalieri, non un euro in meno di ristorni ai Comuni, sistema speciale di detrazioni per salvaguardare il potere di acquisto dei futuri frontalieri. Con il nuovo accordo tra Italia e Svizzera e il memorandum d'intesa si mettono in sicurezza gli equilibri della nostra economia di frontiera, si mette fine ad una tensione diplomatica ed economica che si protraeva da troppo tempo e vedeva i nostri lavoratori frontalieri e le finanze dei Comuni di frontiera esposti ogni anno ad iniziative e campagne politiche oltre confine, spesso a sfondo xenofobo. Voglio essere chiaro, in futuro gli stipendi medio-alti dei futuri frontalieri subiranno una contrazione se paragonati a quelli degli attuali frontalieri ma quelle tasse in più rimarranno sul territorio perché andranno a finanziare opere, progetti, interventi di sviluppo delle nostre comunità. Questo è un grande risultato ottenuto nella trattativa, un riconoscimento del Governo alla specificità dei Comuni e delle zone di frontiera. Adesso subito al lavoro con tutte le forze politiche - conclude Alfieri - affinché questi risultati ottenuti e concordati con il Governo siano inseriti dal Parlamento nella legge di ratifica del nuovo trattato internazionale».
Secondo i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Unia, Ocst e Syna «si apre una nuova stagione per il lavoro frontaliero italiano. Il negoziato di questi mesi ha consentito alle parti di giungere ad un punto di equilibrio e permesso che il nuovo trattamento che andrà a regime successivamente all’entrata in vigore del trattato, possa ridurre sensibilmente le differenze tra i lavoratori e consentire una maggior difesa dei salari medio/ bassi. Il contesto di una crisi economica conseguenza della pandemia, ha richiesto che il negoziato rafforzasse tanto gli strumenti di tutela per i lavoratori frontalieri in caso di disoccupazione attraverso l’innalzamento della NASPI in relazione alla retribuzione effettivamente percepita. Il negoziato ha portato alla definizione di un tavolo interministeriale per la definizione dello Statuto dei Lavoratori frontalieri che avvierà i propri lavori entro aprile del 2021, al fine di individuare per gli oltre 105.000 lavoratori frontalieri in uscita ed in ingresso dall’Italia, una normativa omogenea in materia di sicurezza sociale, mercato del lavoro, dialogo sociale e cooperazione internazionale».
A questo link il testo completo dell'accordo: https://www.mef.gov.it/inevidenza/Italia-e-Svizzera-firmano-un-nuovo-accordo-sullimposizione-dei-lavoratori-frontalieri/