Calcio - 20 dicembre 2020, 11:00

Antonino Criscimanni: «Zico un leader unico, Paolo Rossi un galantuomo. Amo Varese per il verde e i suoi panorami»

Cresciuto nelle giovanili della Roma, è in biancorosso che inizia la sua carriera tra i professionisti, che lo porterà in tante piazze e ad affrontare tanti campioni, Maradona compreso: «Diego cercò di darmi una testata aizzato dal pubblico. Cose di campo, che non cambiano il suo genio»

Antonino Criscimanni, romano di nascita, varesino di adozione, ha giocato in diverse importanti piazze calcistiche di tutto il panorama nazionale. Inizia giovanissimo nelle file della Roma, prima di arrivare all’età di 18 anni nel Varese. Nella Città Giardino si ferma per 2 anni, giocando 60 partite  con il grande Peo Maroso, giocando con Ramella, Taddei, Salvadé, Chinellato e Maggiora tanto per fare alcuni nomi. 

Finita la parentesi varesina passa al Genova, per poi andare alla Spal. Nei primi anni 80 fa una esperienza straordinaria con l’Avellino per poi passare al Napoli, dove rimane per 2 stagioni. Infine l’Udinese, dopo una breve parentesi a Pisa.

Criscimanni, come mai dopo tutto questo girovagare per l’Italia si è stabilito a Varese?
Questa città mi è subito piaciuta quando sono arrivato giovanissimo da Roma. È una città a misura d’uomo, dove c’è molto verde e dei panorami bellissimi. Nel tempo ho trovato anche una casa che è piaciuta alla mia famiglia. Gli anni sono passati, qui ci abitano le mie figlie e i miei stupendi nipotini...

Della sua carriera ha dei ricordi particolari?
Dove sono andato mi sono sempre ambientato bene. Se proprio devo fare una classifica, Varese, Avellino, Udinese, Napoli. 

Ha avuto la fortuna di giocare con grandi campioni, chi le è rimasto più impresso?
Tutti mi hanno trasmesso qualcosa, anche gli allenatori sono stati molto importanti. Se devo citare un nome tra tutti, dico il fuoriclasse brasiliano Zico.

Ci racconta qualcosa di lui?
Era un personaggio unico, sdrammatizzava molto. Era un leader in spogliatoio ma non metteva mai pressione anche se si sbagliava qualche passaggio. Fuori dal campo era il tipico brasiliano, sempre allegro e pieno di iniziative. È rimasto molto legato all’Italia e pensate che è molto amico di Claudio Gentile... da quella marcatura ai mondiali di del 1982.

A Udine ci fu un contrasto tra lei e Maradona e il fuoriclasse argentino venne espulso... Cosa accadde?
Niente di particolare: feci un contrasto, regolare, anche a giudizio dell’arbitro. Maradona, forse imbeccato dal pubblico, forse in giornata particolarmente nervosa, si alzò di botto cercando di darmi una testata; mi prese di striscio... Cose di campo, nulla comunque che possa macchiare lo straordinario talento naturale di Diego. 

Lei ha giocato anche contro Paolo Rossi?
Sì, l’ho affrontato tante volte. Era una attaccante che ti faceva girare la testa. Appena gli lascivi un centimetro era finita: micidiale. Sapeva leggere meglio di tutti l'azione di gioco, davvero un grande. Nelle due sfide in serie B con noi biancorossi segnò in entrambe le partite. In più era un giocatore molto corretto e tutte le volte che ho giocato contro di lui ho sempre notato questo aspetto, era un vero galantuomo dello sport.

Claudio Ferretti


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