L'informazione in Casa | 17 dicembre 2020, 13:05

VIDEO - Casa come luogo di sicurezza e di perdita, di rifugio e di pericolo. L’analisi di due psicoterapeuti

Durante il quarto appuntamento con "L'informazione in Casa", rubrica dedicata al mondo immobiliare, Mirko La Bella e Giorgia Macchi commentano l’impatto mentale del nuovo modo di vivere e concepire la casa durante i lockdown

VIDEO - Casa come luogo di sicurezza e di perdita, di rifugio e di pericolo. L’analisi di due psicoterapeuti

Ieri, mercoledì 16 dicembre, Matteo Morrocchi, Amministratore del Gruppo Immobiliare Varese, ha invitato i due psicologi psicoterapeuti torinesi Giorgia Macchi e Mirko La Bella a condividere alcune riflessioni in merito agli effetti che la quarantena forzata ha avuto sulle persone, obbligate a “ripensare” la propria casa.

Questo è stato il tema principale del quarto appuntamento della rubrica settimanale L’informazione in Casa, dedicata al mondo immobiliare e legata al progetto GIV, sviluppato e promosso da Morrocchi. Il titolo dell’incontro, “Casa: prigione o rifugio?”, è forte, importante, è una domanda che tutti noi, in questi mesi, ci siamo posti e a cui non sempre abbiamo trovato una risposta.

La prima quarantena: prigione o nuove scoperte?

Il primo “momento” analizzato è stato il lockdown di marzo e aprile, quello che il dottor La Bella ha definito un «periodo eccezionale, non avevamo mai vissuto niente del genere, la situazione è minacciosa, colpisce il vero centro dell’essere umano, che è fatto per stare accanto agli altri, ha i suoi rituali, va al bar, al lavoro, in palestra. Con la quarantena forzata, invece, ci siamo ritrovati in prigione», con un conseguente aumento di disagi e disturbi psicologici, da sempre sottovalutati, di conflittualità e tensioni all’interno delle dinamiche familiari.

Il lato positivo, tuttavia, è che l’obbligo di vivere in casa ci ha condotti a riscoprire gli spazi condominiali, a costruire nuovi legami con i vicini, insomma, a reagire.

La seconda quarantena: sicurezza o abitudine?

Il cambiamento nel modo di vivere la casa emerge osservando le reazioni alla nuova quarantena, a novembre.

Se la prima, infatti, è stata concepita, soprattutto all’inizio, come carcerazione, la seconda, invece, è vissuta “al contrario”, ovvero pensando alla casa come luogo così tanto sicuro che da lì non vogliamo più uscire.

Come ha affermato la dottoressa Macchi «l’ultimo lockdown ci ha messo di fronte al senso di perdita su diversi aspetti: la separazione da familiari e amici, a causa del distanziamento, rottura della nostra routine, la perdita della libertà, il mondo non è più posto sicuro, e, non meno importante, la perdita dei nostri cari. Siamo entrati in crisi sui nostri bisogni fondamentali che non siamo più riusciti a soddisfare».

La casa può essere visto come un luogo positivo, in quanto sicuro, protetto, ma, al tempo stesso, può essere anche un ambiente faticoso da vivere, nel caso, ad esempio, in cui un familiare abbia contratto il Covid o si verifichino episodi di violenza.

Anche il dottor La Bella ha sottolineato la differenza tra i due momenti di quarantena, nel secondo «si è manifestato un nuovo fenomeno, la “Sindrome della capanna”, per cui, esposti a una comunicazione mediatica che genera paura, abbiamo iniziato ad avvertire il “fuori” come un pericolo. La sicurezza è la nostra priorità, non abbiamo alcuna motivazione per uscire».

Questo senso di pericolo, unito all’ansia per il futuro e alla mancanza di stimoli dall’esterno e dal confronto con gli altri, ci sta lentamente conducendo verso una depersonalizzazione, senza contare l’aumento di patologie generate dall’indebolimento del sistema immunitario, causato a sua volta dall’aumento del cortisolo, l’ormone dello stress.

Le incertezze del futuro e la riscoperta dei valori

L’invito dei due psicologi è di prestare attenzione anche all’aspetto psicologico, emozionale, del lockdown, ricorrendo, per esempio, a esercizi che aiutino a ridurre lo stress (come la Mindfulness), è fondamentale prendersi cura della propria igiene mentale per affrontare e superare al meglio questo periodo.

È certo che, come ha ricordato la dottoressa Macchi, la situazione che stiamo vivendo ora ci consente di riscoprire valori, di riprendere il contatto con quello che è essenziale. «Ogni crisi, ogni trauma può rappresentare un momento di crescita, ci permette di mettere la nostra vita in prospettiva proprio perché ci permette di chiarire quali siano i valori e di ridefinire una nuova scala, capire quello per noi è davvero importante».

In attesa del prossimo appuntamento con la rubrica L'Informazione in Casa, potete rivedere qui di seguito l'incontro tra Giorgia Macchi, Mirko La Bella e Matteo Morrocchi.


Giulia Nicora

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Gruppo Immobiliare Varese Srl è un'azienda che si occupa di intermediazione immobiliare in Provincia di Varese, con forte attenzione al lato umano di questo mercato: l’emozione di cercare casa.
Proprio la persona è al centro del progetto GIV, nato con l’obiettivo di informare e informarsi, in quanto solo la reciproca conoscenza può aiutare ad essere realmente di supporto a persone e famiglie nella gestione dei propri investimenti immobiliari, anche attraverso la voce di esperti o clienti che raccontano la loro esperienza.

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