Varese - 16 dicembre 2020, 15:01

Filmstudio '90, un libro racconta trent'anni di cinema a Varese

“30 – Storie di cinema e cultura a Varese e dintorni” è un viaggio nel passato di un settore oggi messo in ginocchio dalla pandemia. Nostaglia, ma anche gratitudine per un'avventura fantastica

Trent’anni di cinema a Varese, condensati nella novantina di pagine di un libretto bianco e nero, per dire grazie a chi ha creduto che anche nella nostra spenta città ci fosse del fuoco sotto la cenere e bastasse alimentarlo con cineforum, schermi all’aperto e perfino una rivista, “Cinequanon”, redatta dai valorosi di via De Cristoforis.

Filmstudio ’90 nacque quasi per caso, dalla pervicacia di Giulio Rossini che ha fatto della sua passione un mestiere, e da altri “discepoli” che non hanno mai abbandonato l’utopia, e oggi ancora lotta contro le piattaforme televisive, le pellicole on demand, lo spopolamento delle sale, l’orrore dei film visti sugli schermi dei cellulari.

«Noi (o meglio, i più vecchi di noi) che siamo cresciuti nella grande stagione dei cineforum, dei dibattiti appassionati, del nascere e affermarsi del circuito d’essai e della frequentazione onnivora dei festival, non possiamo non vivere un sentimento di inquietudine, di perdita epocale, in qualche caso di sconfitta irreparabile», scrive Rossini nell’introduzione del libretto.

Certo la pandemia ha dato il colpo di grazia a una situazione già compromessa, con le monosale trasformate in discount e l’avanzata senza nemici di Netflix, ma Filmstudio ’90 tiene botta, con la storica saletta di via De Cristoforis, il “vecchio” cinema Nuovo e le proiezioni all’aperto ai Giardini Estensi e fuori porta, alle quali ognuno di noi, almeno una volta, ha assistito.

Il libro, intitolato “30 – Storie di cinema e cultura a Varese e dintorni” (Alberto Bortoluzzi Editore, pp. 90, euro 13, disponibile nelle librerie Ubik e Libraccio, oppure richiedendolo a filmstudio90@filmstudio90.it) nato da un’idea di Rossini e Bortoluzzi, riporta diciassette contributi scritti (che oltre al titolo del pezzo riportano quello di un film di Wim Wenders, per un omaggio al regista), le fotografie dello stesso editore e di Gabriele Ciglia, mentre la copertina è stata appositamente disegnata da Giorgio Vicentini.

C’è molta nostalgia nei racconti di chi ha vissuto gli anni più felici del cinema, le sere trascorse al Vittoria, al Politeama e al Nuovo, ai leggendari cineforum di Chino e di Croci, alle prime proiezioni nella saletta sopra la Coopuf, ma anche un grande senso di gratitudine per i ragazzi di Filmstudio ’90 e per i “vecchi” del mestiere, come il proiezionista Piero Saltini o il leggendario Mario Ferrario, burbero e implacabile con i telefonini accesi in sala.

Diego Pisati ricorda i tempi d’oro del cinema a Varese, con «Aldo Fabrizi seduto in quart’ultima fila al Lyceum per vedere una pellicola di Totò, Ugo Tognazzi che entra al Vittoria a spettacolo iniziato per spiare la reazione del pubblico al suo “I viaggiatori della sera”», o la Lollobrigida, accolta all’Impero con cinquemila garofani rosa.

Virtuosistico il racconto di Marina Codispoti, scritto utilizzando titoli di pellicole più o meno note: «Si andrà avanti anche se “Si alza il vento” e “Prima della pioggia”, anche contro “La legge del mercato”, dando sempre priorità (al) “Le leggi del desiderio”, in quello che per molti è “il Regno dei sogni e della follia”, perché bisogna crederci e perché, in fondo, «Quando meno te lo aspetti” “Qualcosa di nuovo” arriva».

Non mancano i contributi di “rossinani” storici, come il regista Alessandro Leone, il critico Mauro Gervasini, Samuele Perrotta, Matteo Angaroni, Francesco Carcano e lo stesso Vicentini, che immagina il suo assistere al film come una ridda di colori. Alla fine della lettura resta un poco di malinconia, come in ogni ricorrenza che si rispetti, ma anche la certezza che Filmstudio ’90, fiore all’occhiello della cultura cittadina, continuerà a fare “resistenza umana” assieme ai tanti che ne hanno accompagnato questa lunga cavalcata nei sogni. 

 

Mario Chiodetti