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Attualità | 09 dicembre 2020, 08:23

Stop ai treni tra Italia e Svizzera, Regione e sindacati non ci stanno: «Danno per i frontalieri, subito una soluzione»

Il blocco partirà domani ed è dovuto al rispetto delle norme anti Covid. L'assessore ai Trasporti Terzi: «Scriverò al ministro per chiedere interventi rapidi. Il governo rimedi». Cgil Frontalieri: «Ripristinare i collegamenti per migliaia di lavoratori»

Stop ai treni tra Italia e Svizzera, Regione e sindacati non ci stanno: «Danno per i frontalieri, subito una soluzione»

«L'interruzione dei treni tra Italia e Svizzera, annunciata dalle Ferrovie elvetiche, è figlia di un pasticcio determinato dall'ultimo Dpcm che introduce norme eccessivamente burocratiche per i viaggiatori in ingresso dalla Svizzera. È necessario che il Governo rimedi nel più breve tempo possibile al danno arrecato ai lombardi e in particolare ai frontalieri».

Lo ha detto l'assessore regionale alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile, Claudia Maria Terzi, annunciando una lettera al Ministero dei Trasporti per fare chiarezza sull'annunciato stop di tutti i treni tra Italia e Svizzera da domani, giovedì 10 dicembre (leggi QUI la notizia), stop dovuto all'impossibilità da parte del personale ferroviario svizzero di far rispettare alcune norme contenute nell'ultimo Dpcm sul Coronavirus. «Scriverò al ministro per chiedere interventi rapidi. È del tutto evidente che il Governo abbia emanato delle norme senza valutare le ricadute concrete, e gravi, per i lombardi» ha aggiunto l'assessore Terzi.

Il provvedimento riguarda tanto il traffico a lunga percorrenza quanto il Tilo (Treno Regionali Ticino Lombardia) che, sulla base di quanto comunicato dalle ferrovie svizzere, rappresenterebbe la risposta alle misure di sicurezza previste in Italia dal Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, provvedimenti che le FFS ritengono di non poter soddisfare, metterà a dura prova le condizioni di migliaia di lavoratori frontalieri lombardi che quotidianamente ne fanno uso.

Sul caso è intervenuta anche Cgil Frontalieri. La decisione, stima un'analisi dei sindacati, «getterà da domani nell’incertezza oltre 5000 dei 70.000 lavoratori frontalieri del Ticino che, nella migliore delle ipotesi, finiranno per adottare l’alternativa del mezzo privato, quando possibile, caricando ulteriormente le reti viarie di collegamento già di norma congestionate con buona pace dei tempi di percorrenza e dell’ambiente» scrivono i sindacati di Cgil Frontalieri..

«Un provvedimento - continua Cgil Frontalieri - che oltre ad evidenziare ancora una volta, come denunciamo dall’inizio del contagio, l’assenza di una sia pur minimo coordinamento interregionale, se possibile, aggiunge ulteriore perplessità nella gestione della pandemia da parte dei Cantoni di confine che, pur in presenza di un tasso di contagio tra i più alti al mondo (come ha ricordato in novembre l’OMS), per ragioni squisitamente economiche, hanno adottato provvedimenti troppo blandi a giudizio unanime ed ora, al contrario, dichiarano di non poter garantire provvedimenti minimi come la misura della temperatura corporea ed il distanziamento sociale sui treni».

«Urge un intervento presso i Governi Cantonali delle Istituzioni nazionali e regionali italiane nel quadro di una leale collaborazione, al fine di ripristinare i collegamenti ferroviari per migliaia di lavoratrici e lavoratori che, utile ricordarlo, contribuiscono in maniera determinante al sistema economico elvetico nei Cantoni di confine».

Redazione

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