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Calcio | 29 novembre 2020, 19:10

Il Varese cambia guida: Sassarini paga anche le colpe della parte tecnica. Troppa forma e poca sostanza

Decisivo il summit finale in cima alla tribuna dopo la quinta sconfitta in sei partite: si punta su un allenatore tremendista e con il coltello tra i denti alla Ezio Rossi. Lo sponsor Lo Pinto: «Non è questo il Varese che volevamo e su cui abbiamo investito»

Il summit finale in cima alla tribuna tra Rosati, lo sponsor Lo Pinto, il ds Califano, il consulente di mercato Scandola e il presidente Amirante

Il summit finale in cima alla tribuna tra Rosati, lo sponsor Lo Pinto, il ds Califano, il consulente di mercato Scandola e il presidente Amirante

Troppa forma, poca sostanza: Sassarini non sarà più l'allenatore biancorosso perché cinque sconfitte su sei partite, a Varese, sarebbero perdonate soltanto in serie A, perché la squadra è sembrata troppo fragile caratterialmente (leggi QUI le pagelle e QUI la cronaca dello 0-2 con il Vado) per una piazza che in realtà pretende "lacrime e sangue" - fosse stato presente il pubblico a Masnago, si sarebbe giunti a questo epilogo forse da un paio di settimane - e perché una società che ha investito risorse per riportare la città dalla terza categoria alla serie D non può aspettare che il seme di un allenatore tattico che è quasi uno "scienziato" del calcio - "nero o bianco, mai grigio", come ha detto lui - germogli magari a primavera, a giochi fatti.

Sassarini, uomo perbene e delle idee troppo vellutate e raffinate per non essere schiacciate dal peso di una maglia abituata all'inferno e al fango, paga anche una rosa troppo poco "varesina" e troppo ampia (trenta uomini e più ruotati, ma si doveva costruire tutto da zero in pochi giorni), sbilanciata - tante ali, nessun vero bomber - e sfortunata con Covid e infortuni per poter essere educata a un calcio propositivo, offensivo e da pilota automatico. In fondo, il mister paga anche per chi l'ha scelto, senza sapere che a Varese, su quella panchina, per difendere un allenatore in difficoltà servirebbero uomini di peso con tutto il potere della proprietà. Perfino Castori e Iacolino non ressero, in ben altre condizioni: ed è per questo che, quello che Sassarini ha sbagliato, lo ha sbagliato rimanendo se stesso fino in fondo e non avendo accanto un uomo forte, o così radicato in città, in grado di consigliarlo e fargli capire cosa è davvero il Varese.      

E ora? E' giusto che chi ha investito soldi per ridarci il Varese (la riconoscenza per questa rinascita deve essere messa davanti perfino all'ultimo posto in classifica), cambi rotta. Diceva questa sera Filippo Lo Pinto, lo sponsor delusissimo all'uscita dello stadio: «Parlano i risultati, ce n'è sempre una. Abbiamo sì investito nel Varese, ma per arrivare un giorno in serie C... Serve carattere, sempre. Non possiamo fare brutte figure. Abbiamo una notte davanti per decidere. Sicuramente questo non è il Varese che noi abbiamo costruito e, più che mai, non è quello che vogliamo. Interverremo con decisione per dare una svolta a tutto l’ambiente. Per chi non sente nell’anima e nel cuore il Varese, la porta è aperta...».

L'ultima notte di Sassarini, e forse non solo sua pensando alla parte tecnica e a qualche giocatore, precederà l'arrivo - immaginiamo - di un allenatore che sia l'esatto opposto, cioè prima sostanza e poi forma, un uomo che prenda tutti di petto e non di fioretto, sperando sempre nella buona fede delle sue idee e di quelle degli altri. Un uomo, direbbe Sannino, da "vaffanculo", ma che non sarà Sannino. Dovessimo scommettere su un nome, faremmo quello di Ezio Rossi: perché piaceva già quest'estate ed è rimasto in ballottaggio fino alla fine con Sassarini, perché è molto "sostanzioso", concreto, semplice e caratteriale - sia in panchina che fuori - e perché, chissà, un ragazzo del Filadelfia, tremendista e abituato alle rimonte e alle imprese impossibili, forse, sarebbe ben visto anche dal Peo.

Noi, per finire, non faremo finta che il pubblico non ci sia. I tifosi del Varese ci sono, eccome, e non accettano una squadra che, dopo aver preso il primo gol, non produce nemmeno un'occasione. Di fronte non c'era il Bra capolista o il Legnano ma l'umile, piccolo e bravissimo Vado che ha fatto un figurone contro un Varese che, senza coltello tra i denti - se non a Fossano - non solo non arriva primo, come ha chiesto la curva su uno striscione sotto i distinti per caricare tutti, ma nemmeno ai playoff o forse ai playout.

Tra gli altri errori odierni, il cambio di modulo e di tre giocatori a fine primo tempo senza costruire una sola azione pericolosa: il Vado è rimasto se stesso per 76 minuti, quando è arrivato il primo cambio, e ha rischiato nulla. C'è poi l'approccio all'incontro troppo gasato ed emotivo, senza equilibrio, che ha fatto precipitare in testa alla squadra il colpo delle 0-1 come fosse caduto il mondo sulla testa. 

Giù la testa e pedalare, pensiamo a salvarci: lo direbbe il Peo e lo diciamo anche noi. 

Andrea Confalonieri


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