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Calcio | 26 novembre 2020, 09:09

«Maradona ha fatto innamorare del calcio noi bambini che giocavamo per le strade di Napoli. Ora vorrei solo essere in curva e cantare...»

Francesco Di Maro vive a Malnate e segue gli azzurri su tutti i campi: «La foto del San Paolo illuminato di notte per omaggiare Diego mi ha commosso. E' capitato a tutti, anche ai tifosi delle altre squadre, di giocare a calcetto e sentirsi dire al primo tocco azzeccato "Sembri Maradona".... Lui era il mio Batman, pensavo vivesse in eterno»

Le luci del San Paolo si sono accese ieri sera e per tutta la notte per un commovente omaggio a Diego Armando Maradona

Le luci del San Paolo si sono accese ieri sera e per tutta la notte per un commovente omaggio a Diego Armando Maradona

Francesco Di Maro ha 29 anni, vive a Malnate, è nato a Napoli («Da bambino salivo i gradoni della curva B»), e da sempre segue gli azzurri su tutti i campi del centro nord con il club Milano Partenopea. Invece di ascoltare i soloni del giorno dopo, noi preferiamo raccogliere le semplici emozioni di chi è cresciuto sognando Maradona.

«Ieri stavo riposando perché in questi giorni faccio la notte nella ditta dove lavoro a Bodio - racconta Francesco - quando mia mamma e mia sorella mi hanno dato la notizia pensavo fosse uno scherzo perché i supereroi non possono morire, Batman vive per sempre. Diego era un pezzo della mia famiglia e di quella di tanti bambini. Sono cresciuto con lui, giocavo a calcetto con i miei amici nelle strade di Napoli e quando qualcuno faceva un numero toccando il pallone, partiva sempre la stessa frase: "Sembri Maradona"».

Francesco era abbonato in curva B: «Salendo i gradoni dello stadio, c'è un muretto e ci si fa il segno della croce perché entri un tempio. Ora lo faremo per ringraziare Diego. Da quando sono a Varese partecipo a tutte le trasferte del centro nord: abbiamo sempre cantato per Diego, soprattutto quando ha iniziato ad avere problemi di salute. L'unica volta che l'ho visto su un campo è stato per l'addio al calcio di Ciro Ferrara, ero piccolo e il San Paolo era talmente pieno che ho dovuto seguire la partita nel settore ospiti. Eravamo tutti lì non solo per Ferrara ma per il ritorno di Diego... Aveva fatto il giro di campo, era venuto giù lo stadio: in quell'inchino c'era tutto il legame tra noi e Diego». 

«Non è vero che i tifosi delle altre squadre non amavano Diego: quasi tutti i miei cugini sono juventini, e sono molto dispiaciuti. Anche loro sono stati piccoli, e Maradona ha fatto innamorare del calcio i bambini.
Ritirare la maglia numero 10, dare allo stadio il suo nome, dedicargli una piazza... nulla sarà mai abbastanza per chi ha portato uno scudetto al Sud, non solo al Napoli».

«Sono stato colpito fino alle lacrime dalla foto del San Paolo illuminato tutta la notte per dargli un ultimo saluto, dalla fila della gente ai quartieri spagnoli, in preghiera o con una candela accesa davanti al suo murales. Alcuni tifosi hanno allestito una camera ardente con il suo nome a Fuorigrotta e stasera smetteremo tutti per un attimo di vivere e resteremo in silenzio per la partita del Napoli con il Rijeka delle 21. Tutti penseremo a Diego e non so cosa succederà quando un giocatore azzurro segnerà un gol e alzerà le mani al cielo...». 

«Il mio unico e più grande rimpianto è di non averlo mai visto giocare dal vivo perché il calcio capace di emozionare fino alle lacrime per me è sempre stato in un tocco, in una punizione, in un gol di Maradona. Adesso vorrei solo essere in uno stadio e cantare...».

Oh mama mama 

mama,

Oh mama mama mama, 

Sai perché mi batte il corazon, 

Ho visto Maradona, 

Ho visto Maradona, 

Oh mama inamorato sono...

Andrea Confalonieri


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