Basket - 24 novembre 2020, 20:40

A tutto Bullo: «Ora siamo dove dovevamo essere. Il rapporto con Bulgheroni? Lo ascolto sempre»

Il coach a ruota libera dopo due mesi e mezzo in biancorosso: «Questa squadra non è mia ma ho accettato di allenarla. Non penso al mercato ma a recuperare Ferrero e De Vico. Ruzzier? Adesso sono soddisfatto e gliel’ho detto. De Nicolao? È come un tifone. Scola? Varese vive per lui. Mi mancano tanto i tifosi»

A tutto Bullo: «Ora siamo dove dovevamo essere. Il rapporto con Bulgheroni? Lo ascolto sempre»

Un bilancio? Qualcosa di più. Massimo Bulleri ha raccontato a cuore aperto i suoi primi due mesi e mezzo sulla panchina della Pallacanestro Varese, ospite della nona puntata de “L’Ultima contesa”. Ecco alcuni estratti della lunga chiacchierata, dalla vittoria contro Trento alla nostalgia per i tifosi, passando per il rapporto con Toto Bulgheroni, Ruzzier e De Nicolao.

 

Trento 

«Una delle nostre migliori partite su un campo difficile e contro una squadra che stava facendo molto bene: è stata una vittoria speciale e i ragazzi se la meritavano per quello che fanno durante la settimana».

 

Il bilancio alla pausa del campionato

«Se devo fare un’analisi onesta e obiettiva, i due punti che davvero ci mancano sono quelli persi contro Cantù, partita nella quale alcuni episodi ci sono stati sfavorevoli. Eravamo più 6 alla fine del terzo quarto e non abbiamo giocato bene l’ultimo. Quella contro Cremona è stata una pessima gara, con Sassari idem, mentre con la Virtus abbiamo fatto una figura dignitosa e con Pesaro abbiamo giocato secondo me abbastanza bene, sconfitta a parte. Ora siamo in una posizione di classifica che legittima ciò che stiamo facendo».

 

“La squadra di Caja”

«Vivo la mia esperienza a Varese con grande obiettività. E mi sento fortunato a essere qui, felice che qualcuno abbia pensato a me per questa panchina. Questa squadra non l’ho fatta io? È vero, ma mi interessa fino a un certo punto: ho accettato di allenarla e quindi di lavorare con il materiale tecnico a disposizione».

 

Il rapporto con Toto Bulgheroni

Con lui mi sento e mi vedo tutti i giorni. Abbiamo un rapporto sincero, leale: lo ascolto sempre ed è fonte di grande ispirazione, perché la sua esperienza ha un valore inestimabile. Il confronto con lui mi accresce giornalmente, mi ha sempre onorato e continua a onorarmi».

 

La zona che ha battuto la Dolomiti Energia

«La nostra 2-3 serve a proteggerci e a cambiare i riferimenti dell’attacco avversario. È un’arma su cui lavoriamo ogni settimana perché secondo me ci dà buoni risultati».

 

Infortuni e mercato

«De Vico manca da sei settimane e Ferrero da tre: l’unica cosa cui penso è riaverli. Mi mancano nelle partite e mi mancano soprattutto in allenamento. Il mercato dopo l’infortunio di Jones? Sono d’accordo con il gm Conti e con Alberto Castelli: ora concentriamoci su chi c’è. Anche se un occhio va dato sempre a prescindere, deve esserci, non fosse altro per monitorare giocatori che possano essere utili nella prossima stagione».

 

Ruzzier e De Nicolao

«Con loro lavoriamo molto sul tiro, affinché acquisiscano una continuità sia da fuori che in quello dal palleggio. E poi lavoriamo sul controllo del ritmo: vorrei che imparassero a seguire bene l’andamento delle partite, capendo quando spingere e quando rallentare. Ruzzier sta crescendo e sta avendo un rendimento e un atteggiamento che ora mi soddisfa: l’ho detto anche a lui. De Nicolao è colui che sempre scatena un “tifone energetico” nella squadra, sia negli allenamenti che durante una settimana. Si è guadagnato il rispetto mio e dei compagni, è diventato un’arma».

 

Scola

«Lo ammiro e non è difficile allenarlo. Ci confrontiamo quotidianamente per conoscerci meglio. È il pilastro su cui la squadra si poggia e vive. La sua stagione è da supereroe, sta tenendo numeri sovrannaturali: ogni sera mi auguro continui così».

 

Andersson

«Non so se possa essere un giocatore migliore di quello che finora ha mostrato, ma di certo è una persona squisita ed è positivo all’interno della squadra. A Trento è riuscito a fare alcune cose preziose, continuerà a darci una mano».

 

I tifosi lontani

«Il pubblico ci manca: a Varese conta parecchio e definirlo “sesto uomo” è quasi un diminutivo, sia per ciò che trasmette alla squadra, sia per il timore che incute agli avversari. La gente - quella che ho conosciuto nelle mie precedenti esperienze qui - cerca di starmi vicino comunque, magari con un semplice messaggio. È importante per me». 

 

Per riascoltare tutte le parole del coach toscano e le analisi finali del giornalista varesino Antonio Franzi, vi rimandiamo alla visione integrale della nona puntata de “L’ultima Contesa” che potete trovare qui sotto.

 

Fabio Gandini


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