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Salute | 24 novembre 2020, 09:00

Lo sfogo di un medico di base di Busto: «Tra vaccini che non arrivano, malati di Covid da curare e sempre più burocrazia a volte viene voglia di mollare»

Chiara De Bernardi è medico di famiglia a Sacconago e fa parte di un gruppo whatsapp al quale aderiscono anche altri dottori della provincia di Varese: «Sono i nostri pazienti a darci la forza di andare avanti, siamo l'ultimo baluardo della sanità gratuita»

Lo sfogo di un medico di base di Busto: «Tra vaccini che non arrivano, malati di Covid da curare e sempre più burocrazia a volte viene voglia di mollare»

I problemi legati alla fornitura dei vaccini antinfluenzali per i pazienti over 65 e le categorie fragili è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso di una situazione già al limite per i medici di base.

Proprio dai vaccini parte lo sfogo di Chiara De Bernardi, medico di base di 46 anni, con ambulatorio a Busto Arsizio, che fa parte di un gruppo whatsapp nazionale denominato "Emc 21 marzo" assieme ad altri medici operanti in provincia di Varese. «Ottenere i vaccini antinfluenzali è come giocare alla lotteria, una sorta di "click day" - racconta - se la farmacia su cui ti sei appoggiata è la più svelta riesci ad aggiudicarteli, se no devi aspettare un altro giro». Ma anche quando sei riuscita a ordinarli, arrivano in ritardo e comunque in numero insufficiente. «Ho calcolato che riuscirò a soddisfare il fabbisogno dei miei pazienti solo perché qualche avente diritto al vaccino rinuncerà, altrimenti non ne avrei per tutti» sottolinea la dottoressa De Bernardi.  

Ma non è soltanto il problema del reperimento dei vaccini a scoraggiare e rendere molto complicato il lavoro quotidiano dei medici di base, a partire da quelli informatici e burocratici. «A volte è impossibile mandare mail e a turno si bloccano ricette, certificati - sottolinea la dottoressa - a tutto questo si è aggiunta l'emergenza Covid che ci ha sommerso di richieste di malattia, tamponi, segnalazioni. Le patologie diverse sembra non esistano più per gli specialisti e le dobbiamo gestire noi. E' dal mese di marzo che ci sentiamo abbandonati a noi stessi, ci sembra di essere i pompieri di Chernobyl. Non siamo dei "dottor Tersilli" che smaniano per avere più mutuati possibile, ma siamo l'ultimo baluardo della sanità gratuita. Io adoro questo mestiere, lo faccio da dieci anni ma a volte viene voglia di mollare tutto; sono i pazienti a darci la forza di andare avanti».  

La cura del Coronavirus al domicilio dei pazienti è un altro nodo centrale dell'attività dei medici, come testimonia un altro dottore del gruppo, Alfredo Borghi che ha un ambulatorio ad Arsago Seprio e che si fa portavoce anche del disagio di altri colleghi. 

«A Gallarate le Usca stanno funzionando molto bene e sono un valido aiuto - racconta - ci hanno permesso di tenere molte persone a casa. Le attiviamo solo in casi particolari per non sovraccaricarli di lavoro. La cura domiciliare per il Covid esiste, ma è diversa per ogni paziente, la si decide giorno per giorno sentendo il malato strettamente almeno nei primi 10 giorni. È un gran lavoro che ci impegna a fondo, ci carica anche di molte responsabilità, ma sta funzionando. Tutto questo va aggiunto al nostro ordinario impegno e alle vaccinazioni che non sono arrivate in tempo. Pertanto ora ci dobbiamo occupare sia dei pazienti Covid nuovi da curare e monitorare, sia degli altri pazienti con altre patologie e anche di una campagna vaccinale senza precedenti con i vaccini che ci arrivano a singhiozzo».

Ci sono medici di famiglia attivi dalla mattina fino alla sera, con gli orari dell'ambulatorio saltati. «In questo momento ci sono di grandissimo aiuto i pazienti che capiscono lo sforzo che stiamo facendo e che si legge al volo nel nostro volto. I familiari dei pazienti gravi colpiti da Covid ci danno la loro assoluta fiducia e collaborazione e in questo modo si riesce a fare un ottimo lavoro». 

Matteo Fontana

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