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Canton Ticino | 21 novembre 2020, 10:10

«I contagi tra i frontalieri? Se un Paese chiude e l'altro lascia aperto, c'è maggiore esposizione al virus...»

La dottoressa comasca Daniela Baratelli al Corriere del Ticino: «Moltissimi miei pazienti frontalieri hanno il Covid. Con la Lombardia in lockdown, oltre frontiera dovevano adottare misure più rigide. C'è gente giovane che torna al lavoro perché ha paura di perdere il posto, ma la salute viene prima»

«I contagi tra i frontalieri? Se un Paese chiude e l'altro lascia aperto, c'è maggiore esposizione al virus...»

Fanno molto discutere, anche perché colpiscono al cuore un argomento sensibile come quello dei frontalieri e dei contagi tra Italia e Ticino, le parole della dottoressa Daniela Baratelli di Carlazzo, nel Comasco. 

In un'intervista pubblicata sull'edizione on line odierna del Corriere del Ticino, la dottoressa italiana parla di «moltissimi miei pazienti frontalieri con sintomi da Covid». «Non so se l'hanno preso direttamente in Ticino, però quando rientrano dal lavoro» chiamano per raccontare i sintomi, aggiunge la dottoressa. «Non dico assolutamente che i ticinesi sono gli untori. Ma, visti i numeri in provincia di Como, Varese e in Ticino, il meccanismo con cui i frontalieri ricevono o portano il virus è abbastanza elevato. Prima che il Ticino prendesse restrizioni più forti, c'è stata chiaramente una maggiore esposizione dei nostri: noi eravamo in lockdown mentre oltre frontiera era aperto tutto, quindi può esserci stato un trasferimento di questo virus anche attraverso i positivi asintomatici».

Il problema, in base a quanto dice la dottoressa al quotidiano ticinese, nasce qui.
«Ci sono due Paesi di confine, uno chiude prima e l'altro no, lo fa dopo: credo che in quel periodo, quando i casi positivi giravano tranquillamente, ci sia stata un'esposizione maggiore. Sì, io penso che con la Lombardia in lockdown, il Ticino avrebbe dovuto adottare misure più rigide per affrontare la seconda ondata. Parlano i dati, non parlo io».

La dottoressa conclude in maniera molto diretta la sua intervista al Corriere del Ticino e al giornalista che chiede se "i frontalieri rischiano di diventare vettori del virus?", risponde così: «Esatto. C'è gente abbastanza giovane, diciamo fino ai 40 anni, in genere frontalieri, che ha una grande fretta di andare al lavoro e ha paura di perdere il posto. Ma se la legge dice "tu sei positivo e devi stare a casa 14 giorni", io al lavoro non ti mando perché bisogna evitare che tu vada in Ticino e infettare i tuoi colleghi. Secondo: tu stai alle leggi italiane. Ho già dovuto segnalare alle autorità alcuni soggetti perché evitassero di varcare la frontiera in queste condizioni».

Redazione

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