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Varese | 20 novembre 2020, 07:01

FOTO E VIDEO. In piazza ancora la protesta, ma il coro di voci si abbassa

Per la terza volta in tre settimane il comitato Varese Libera ha portato i cittadini a manifestare, ma le adesioni sono state poche: «La nostra conquista è aver unito tutte le voci e aver fatto capire alle persone che non siamo negazionisti violenti»

FOTO E VIDEO. In piazza ancora la protesta, ma il coro di voci si abbassa

La prima volta erano in 500 in piazza Monte Grappa, ieri sera in piazza Giovine Italia ce n'erano solo 50 di persone, per protestare contro il Governo e la gestione dell'emergenza sanitaria. Pochi, ma in rappresentanza dei colleghi, di tutte le categorie, che in piazza non sono voluti andare pur trovandosi nella stessa situazione.

Quella testimoniata due estetiste di Varese e Luino che tanto hanno investito per mettere in sicurezza le loro attività «adottando precauzioni da sala operatoria» e che oggi per una decisione discriminate, «non ce ne volgiano i colleghi parrucchieri, ma fatichiamo a capire la differenza tra le nostre attività e le loro», si trovano chiuse e sena aiuti. La prima aveva appena aperto la sua attività, «quindi senza un anno di fatturazione alle spalle non avrò finanziamenti. Abbiamo aperto per tre mesi solo per pagare le tasse e le spese vive. Chiediamo un risarcimento e risposte concrete». L'altra ha dovuto lasciare a casa 5 dipendenti «che sono ancora in attesa della cassa integrazione di marzo, ma devono mangiare tutti i giorni».  

Al microfono (in senso lato, perché quello vero non ha funzionato) hanno poi parlato rappresentanti della categorie dei ristoratori, dei baristi, dei negozianti, delle agenzie viaggi e delle associazioni sportive... Voci eterogenee, tutte accomunate dalle difficoltà economiche generate dalla misure restrittive anti contagio, ma con idee differenti sul come affrontare la pandemia. Alcuni commercianti chiedono al Governo la riapertura immediata di tutte le attività, convinti di poter garantire sicurezza. Altri invece, consapevoli della gravità della situazione, hanno accettato di buon grado le chiusure ma pretendono aiuti per poter sostenere le spese senza entrate.

A sottolineare l'eterogeneita della manifestazione è stato proprio l'organizzatore e portavoce del comitato Varese Libera. «Siamo riusciti ad organizzare un momento di condivisione unitario, segno che c'è un sentimento che ci accomuna tutti, a prescindere dall'appartenenza politica come ci è stato più volte rinfacciato - ha detto Francesco Tomasella - E' la voglia di farsi sentire, di far capire a chi ci governa che non siamo disposti più a subire le loro decisioni».

A prescindere dal perché si reputino penalizzanti le misure intraprese del Governo per fronteggiare l'emergenza sanitaria, tutti le hanno volute manifestare. «Per noi di Varese Libera significa che non si può rispondere ad una crisi sanitaria generandone una economica e sociale. La cura non può fare più male della malattia e bisogna prevedere misure diverse per convivere con questo virus, di cui non neghiamo l'esistenza, ma che vogliamo sia combattuto con le armi giuste, che non sono sicuramente quelle scelte ora». 

Una giusta strategia potrebbe essere un intervento decisivo nei luoghi in cui si generano i maggiori contagi, per primi i mezzi di trasporto. «Dove in sostanza avevano competenza le nostre istituzioni e non hanno fatto niente. Hanno chiesto ai cittadini e ai commercianti di rendere sicure le loro attività, e lo hanno fatto, per poi vedere i loro sforzi e i loro sacrifici vanificati, senza nemmeno poter poi contare su un sostegno concreto».

Contestato anche il sindaco, Davide Galimberti, «che mai si è fatto vivo ad una delle manifestazioni, per far sapere la posizione dell'amministrazione davanti al disagio in cui intere categorie economiche della città sono state gettate». E un pensiero ai manifestanti arrestati a Berlino: «Tacciati di negazionismo, sono invece combattenti della libertà contro la dittatura sanitaria del nuovo ordine mondiale». 

Valentina Fumagalli

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