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Cronaca | 18 novembre 2020, 12:04

Duro colpo allo spaccio nel Basso Varesotto, in manette trafficante albanese: era un "imprenditore" della cocaina

Arrestato dalla polizia di Busto Arsizio un trentatreenne insospettabile. Secondo l'accusa l'uomo gestiva l’attività di importazione e successiva distribuzione della cocaina con metodi e piglio imprenditoriali: i suoi pusher godevano di stipendi mensili e benefit

Duro colpo allo spaccio nel Basso Varesotto, in manette trafficante albanese: era un "imprenditore" della cocaina

Lo scorso 1° marzo gli investigatori del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio avevano inferto un duro colpo al traffico di droga arrestando un italiano incensurato di 46 anni residente a Castano Primo dopo aver trovato, nascosti in un vano appositamente ricavato sotto la vettura Range Rover con la quale era appena rincasato con moglie e figlio, ben 15 chili di cocaina divisa in 14 panetti, cocaina risultata pura al 90% dopo le analisi chimiche.  

I poliziotti di via Ugo Foscolo - e il sostituto procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Flavia Salvatore che ne ha coordinato le indagini - non si sono però fermati a quel primo e significativo risultato, intuendo che il quarantaseienne era in realtà un semplice “mulo”, un corriere al soldo di qualche trafficante che aveva gestito l’operazione rimanendo nell’ombra. 

Sono quindi state avviate sofisticate indagini che hanno consentito di individuare un albanese di 33 anni residente a Legnano titolare di permesso di soggiorno, a sua volta insospettabile. Gli inquirenti hanno infatti accertato che l'uomo era il destinatario della partita di cocaina che sarebbe stata commercializzata in Italia e in particolare nel Basso Varesotto e Alto Milanese: lo stesso aveva fornito al corriere il contatto in Belgio dal quale ricevere la droga e l’auto a noleggio per trasportarla e che aveva ricompensato lo stesso corriere con una somma di denaro, oltre a , dopo il suo arresto, procurargli un avvocato pagandone l’onorario e seguendone personalmente le attività difensive.

Le indagini hanno anche fornito del trafficante albanese un ritratto a tutto tondo. È infatti emerso che l'uomo, ufficialmente attivo nel settore del commercio di autovetture, gestiva l’attività di importazione e successiva distribuzione della cocaina con metodi e piglio “imprenditoriali”: disponeva infatti di pusher al suo completo servizio, totalmente fidelizzati e ricompensati con stipendi mensili, cellulari, auto e appartamenti. 

Gli spacciatori, in cambio, dovevano “lavorare” esclusivamente per lui, nelle zone assegnate da lui, versandogli l’intero ricavato dalle cessioni. Quando qualcuno di loro diventava compromettente perché controllato o denunciato dalle forze dell’ordine, l'uomo lo allontanava, imponendogli addirittura di tornare in Albania, e lo sostituiva con un nuovo “collaboratore” che entrava in azione solo dopo aver terminato un periodo di tirocinio e conoscenza del “mercato” locale.

Non sono neppure mancate le azioni di forza contro chi, non rimanendo nei limiti imposti, è stato affrontato con durezza e colpito. Ma il trafficante, mostrando spregiudicatezza e freddezza non comuni, ha addirittura utilizzato le forze dell’ordine quando ciò gli serviva per eliminare la concorrenza, come è avvenuto la scorsa estate quando, con una telefonata anonima, ha permesso alle Volanti della Questura di Milano di localizzare e arrestare uno spacciatore marocchino che trasportava mezzo chilo di eroina e una pistola.

Il tutto, ovviamente, tra mille cautele: in più occasioni l'uomo ha fatto smontare da persone di fiducia le auto utilizzate da lui o dai suoi collaboratori, peraltro sempre intestate a società o persone estranee ai suoi traffici, alla ricerca delle temute “cimici”, così come è regolarmente ricorso a terze persone per custodire denaro e cellulari.

Questa mattina gli agenti del Commissariato hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti, arrestandolo nella sua abitazione e conducendolo in carcere. Contemporaneamente sono state eseguite cinque perquisizioni nei confronti di altrettante persone (un italiano, tre albanesi e una romena) variamente coinvolte nell’attività illecita. A casa dell'albanese in particolare sono stati trovati circa 13.000 euro in contanti.

Redazione

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