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Calcio | 18 novembre 2020, 19:11

VIDEO. Vertice sotto la Nord tra Rosati e i dirigenti mentre Sassarini dice: «Siamo arrivati 10 volte in porta...»

Il tecnico resterà al suo posto ma domenica a Fossano dovrà sbloccare il Varese. Ferrara, ds Caronnese: «Vinto con 7 under nella formazione iniziale, il più vecchio aveva 25 anni». Roberto Gatti, tecnico ospite dal cuore biancorosso: «Questo stadio è pieno di magia e dà una carica unica»

Il vertice sotto la curva Nord con Rosati, Amirante, Califano e Lo Pinto

Il vertice sotto la curva Nord con Rosati, Amirante, Califano e Lo Pinto

Un vertice a 4 di tre quarti d'ora, mentre il sole scende e l'umidità di Masnago ti entra nelle ossa, sotto la curva Nord (sopra in foto). È quello dove ha trascinato tutti Antonio Rosati, entrando ad ampie falcate e scurissimo in volto sul campo poco dopo il fischio finale insieme allo sponsor Filippo Lo Pinto, al presidente Stefano Amirante e al direttore sportivo Gianni Califano. Rosati conosce bene quel luogo, poiché nei gradoni là sopra aveva vissuto da solo, insieme a Sannino squalificato, il giorno della promozione in serie C1 (17 maggio 2009) dopo la rimonta dall'ultimo posto in classifica.

Il vertice è durato oltre 45 minuti, finché è calata la notte, poi Lo Pinto è stato il primo ad andarsene, seguito da Rosati: non ci vuole molto a capire che si sia parlato dell'allenatore Sassarini, il tecnico di una squadra che ha perso 4 partite, le ultime due immeritatamente, ma contro l'Imperia che punta a salvarsi e contro una Caronnese infarcita di 7 under su 11 (tutti bravissimi, tra loro M'Zoughi e Travaglini, cioè gente del territorio, scelta low cost azzeccatissima del direttore Ferrara) senza fare nemmeno un gol. Certo, il Varese oggi ha preso due traverse, ma con quelle non fai punti. Sassarini non potrà perdere o dovrà vincere domenica ma in discussione ci sarebbero anche alcuni giocatori e alcune scelte dell'area tecnica. 

«Siamo arrivati 10 volte sul dischetto del rigore, davanti alla porta. Questa straordinaria voglia di far gol magari ti fa anticipare la giocata perché è inspiegabile che da lì abbiamo tirato a 30 chilometri orari invece che a 100» ha detto Sassarini a fine gara proprio mentre Rosati parlava con la dirigenza. E ancora: «Abbiamo giocato contro la Caronnese che tutti gli anni arriva tra le prime tre. Questa è una partita contro una squadra importante e abbiamo concesso pochissimo. Siamo in crescita, è incommentabile che non si sia riusciti a vincere o quanto meno a pareggiare la partita». 

Poco distante, affacciato alla balaustra della tribuna, al direttore sportivo della Caronnese Raffaele Ferrara, che di partite e vittorie molto più importanti ne ha vissute parecchie, brillavano gli occhi davanti a una squadra in cui il giocatore più anziano nell'undici di partenza aveva 25 anni, e tutta la difesa, portiere (bravissimo) compreso, arrivava ad avere una decina d'anni o qualcosa in più di Viscomi, il migliore e l'ultimo ad arrendersi tra i biancorosssi.

«Il nostro mister sa valorizzare i giovani sia sotto l'aspetto tecnico che emotivo - dice Ferrara riferendosi a Roberto Gatti, ex Varese che qui ha piantato radici e cuore - nella squadra di partenza il più vecchio era Scaringella che è del 95. Si è vista la capacità di partecipare e buttarsi in campo di tutto il gruppo, Gatti sa tirare fuori il massimo da ciascuno, e anche da se stesso. Cosa serve in serie D? Qualche over che sposa il progetto come fa Corno con la Caronnese, lui è davvero un esempio. Noi prima che iniziasse il campionato abbiamo venduto Curci al Pisa: il nostro progetto è valorizzare i giovani, lanciarne qualcuno nel grande calcio e fare gruppo. Il Varese non merita la posizione che ha, questo campionato sta un po' falsando i veri valori di questa società che si riprenderà sicuramente».

In mezzo al campo incontriamo Roberto Gatti, che il Varese e Varese li custodisce nel cuore, mentre respira l'aria di casa e del suo stadio: «Quando arrivi al Franco Ossola ti emozioni, va bene i campi che trovi in serie D ma questa è Varese... per chi ha giocato qui, e per tutti, questo stadio trasmette davvero qualcosa di speciale. Il direttore Ferrara? Quando in un anno vedi 70, 80 o 90 partite puoi mettere su anche una squadra di giovani e trovare quelli giusti, spendendo relativamente poco».

Non c'è bisogno di alcun commento, oggi, che non sia quello che si deduce dalle parole di Sassarini, Ferrara e Gatti.

Resta la sensazione, già provata anche a Imperia e con il Pont Donnaz, di vedere sempre negli avversari qualcosa che vorremmo avere dalla nostra parte e cioè la semplicità, la concretezza, le capacità di fare cose facili senza cercare chissà che, l'attaccamento (che non è l'impegno, quello ce lo mettono tutti, ma è la capacità di scegliere giocatori che vivono il Varese oltre i 90 minuti: sarebbe servita più gente del territorio oltre a Viscomi e Disabato) ma soprattutto la gioia di essere partecipi a un gruppo che va al di là della vittoria o, in questo caso, delle sconfitte.

Andrea Confalonieri


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