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Varese | 04 novembre 2020, 09:00

Telemonitoraggio dei pazienti Covid: «Ecco perché a Varese non funziona»

Il presidente dell'ordine dei Medici-Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Varese spiega le criticità di un servizio importantissimo che altrove invece funziona benissimo: «Siamo fermi a una fase embrionale, servono più investimenti e organizzazione»

Telemonitoraggio dei pazienti Covid: «Ecco perché a Varese non funziona»

Il telemonitoraggio dei pazienti Covid in provincia di Varese non decolla. Eppure il sistema di controllo dei pazienti a distanza, attraverso l'impiego di apposite tecnologie, sarebbe determinate in questa fase per sgravare i Pronto Soccorso dalla mole di casi che potrebbero essere tranquillamente seguiti a casa evitando anche le ospedalizzazioni d'emergenza.

Risale al 23 marzo scorso la delibera del Pirellone con cui si istituiva il “Servizio di telemonitoraggio Pazienti Covid-19”, affidato alla sociteà in-house di Regione Lombardia, Aria. Si tratta di un controllo a distanza dei pazienti positivi, attraverso l'utilizzo di strumenti utili per verificarne da remoto le condizioni cliniche e monitorare il decorso della malattia.

«Il protocollo prevede che ad alcune categorie di pazienti vengano consegnati, in fase di dimissione o dalle Usca o dalle Cooperative, uno smartphone a cui sono collegati una serie di dispositivi scelti dal medico: dal semplice termometro, al saturimetro, al misuratore della pressione fino all’apparecchio per effettuare l’Ecg (elettrocardiogramma) ed esami diagnostici con ecografia – spiega Marco Cambielli, presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Varese - Apparecchiature che permetterebbero di fare una valutazione sullo stato di salute dei pazienti senza doverli mandare in Pronto Soccorso per avere le stesse informazioni. Purtroppo però a Varese il sistema non decolla. Siamo in una fase embrionale nonostante sia attivo da otto mesi».

E Varese è indietro anche sull'adozione di indicatori utili alla valutazione dei pazienti da remoto. «Un protocollo che a Monza è già operativo, come del resto il telemonitoraggio, con risultati positivi. Si tratta di indicatori utili al medico per valutare la fasi della malattia. Il Covid è imprevedibile e poter calcolare, attraverso questi algoritmi, la fase in cui il paziente si trova, può prevenirne il repentino peggioramento e quindi la necessità di ospedalizzazione urgente».

Sono 200 i medici di medicina generale che a Varese hanno aderito spontaneamente al telemonitoraggio e che affiancano le Cooperative e le Usca per monitorare i pazienti. Troppo pochi però per rispondere alle esigenze del territorio. «La situazione è abbastanza critica e non si può più ragionare pensando a cosa fare a stretto giro, ma ci vuole un protocollo a lungo termine - aggiunge - C'è un concorso di forze che gestisce la sanità e sono convinto che si diano da far, ma c'è qualcuno più avanti di noi, che è partito prima come Monza e che ha fatto ragionamenti coerenti con la struttura del proprio territorio. Servono investimenti e personale».

Valentina Fumagalli

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