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Sport | 04 novembre 2020, 11:46

Max Di Caro: «Ragazzi a casa e non in campo? Perdono contatto con la realtà. Ho il Covid ma strutture sportive, palestre, ristoranti e aziende sono luoghi sicuri» (VIDEO)

Intervenendo a #Backstage, il direttore sportivo della Varesina ha usato parole forti e bellissime sulla chiusura dello sport giovanile ma anche sulla famiglia, sull'azienda e sulla sua situazione personale: «Ogni volta che si chiudono in casa i ragazzi, poi devi ricostruire tutto a livello mentale»

Max Di Caro: «Ragazzi a casa e non in campo? Perdono contatto con la realtà. Ho il Covid ma strutture sportive, palestre, ristoranti e aziende sono luoghi sicuri» (VIDEO)

Ospite della settima puntata del nostro talk show del martedì sera #Backstage dal titolo "Covid, lo sport dimenticato", il direttore sportivo della Varesina Max Di Caro ha usato parole che lasciano il segno per raccontare la situazione di una società che manda in campo 650 ragazzi e di tutte le associazioni e i club sportivi impegnati davvero in prima linea insieme a giovani e giovanissimi del nostro territorio. Di Caro, in collegamento insieme al direttore della Canottieri Varese, Pierpaolo Frattini, all'istruttore federale di ginnastica artistica, Michele Forzinetti, e al giornalista di Sprint e Sport Vincenzo Basso ha anche raccontato con parole giuste e semplici di essere lui stesso in fase di convalescenza per avere contratto il virus.

HO IL COVID MA VOGLIO SOLO PROTEGGERE I MIEI CARI

Il lavoro e l'azienda devono andare avanti anche di fronte alla tutela della salute? E tu, che hai una grande famiglia sportiva come la Varesina ma anche una grande famiglia accanto, come tuteli la loro salute?

«Tutelare la famiglia è difficile: io purtroppo ho avuto il Covid, sono ancora in isolamento. Fortunatamente non ho contagiato nessuno dei miei cari e questo per me è stato un grande sospiro di sollievo. Al di là della paura di prenderlo io, la paura più grande era quella di attaccarlo a qualcuno in famiglia. Ci sono passato, è una brutta situazione perché in questo momento quando prendi il Covid hai paura, ma la tutela della famiglia è la cosa più importante: a trent'anni puoi dire di non avere avuto grandi sintomi come nel mio caso, pensare che possano prenderlo i miei genitori o i miei nonni mi preoccupa. Quindi, massima attenzione in quello che si fa». 

«Per quanto riguarda lo Scoiattolo, abbiamo vissuto una situazione incredibile a marzo perché devi mandare avanti un'azienda di 120 dipendenti che hanno paura, esattamente come l'abbiamo noi: facendo parte del comparto alimentare, avevamo fortunatamente linee guida rigide e quindi anche l'adattamento alla situazione è stato abbastanza veloce». 

«In azienda ad oggi non abbiamo avuto alcun tipo di problema se non il mio. Seguiamo i protocolli e abbiamo fortunatamente la possibilità di rispettare il distanziamento, e poi... sì, la tutela del lavoro è importante quanto quella della salute: con l'organizzazione e l'attenzione possono andare avanti di pari passo. Come l'abbiamo fatto alla Varesina, dove non abbiamo avuto alcun contagio se non quei due casi iniziali ad agosto che derivavano dai rientri dalle vacanze». 

«Penso che le aziende, i centri sportivi, le palestre o i ristoranti dove si lavora, si rispettano le regole e si fanno le cose fatte bene, siano dei luoghi sicuri dove si può andare avanti a vivere normalmente e con serenità. Io per esempio mi sono contagiato in casa, dove vivo con la mia compagna, e non in azienda».

IN CASA PERDI IL CONTATTO CON LA REALTA' 

«Per quanto riguarda il settore giovanile, vi posso raccontare la mia esperienza di quest'estate, quando siamo ripartiti con il vivaio e abbiamo trovato dei ragazzi giù di giri e spenti a livello di testa. Ci siamo scontrati con una realtà di giovanissimi che venivano da mesi chiusi in casa dove la didattica a distanza, i telefonini, le serie tv, i computer, la play station e avevano fatto perdere il contatto con la realtà e con lo sport in generale. Ragazzi che vivono in un appartamento e non possono nemmeno uscire a tirare quattro calci a un pallone... poi devi ricostruire a livello mentale. E' stata dura riprendere da zero. Ogni volta che si chiude e ci si ferma, bisogna ripartire da capo. La situazione è veramente complicata e difficile soprattutto per le fasce più giovani».

FERMARSI E' UN MACIGNO

«Siamo ripartiti con gli allenamenti e con il massimo dell'attenzione, da domani si richiude: le società dal primo momento si sono attrezzate. Ho visto grandissima attenzione da parte di tutti, in provincia di Varese ma anche di Milano. Ci avevano dato il colpo di grazia qualche settimana fa, sarà ancora più difficile ripartire ora: ci hanno detto che ripartiremo il 7 febbraio. Sarà complicato riaprire. Abbiamo 650 tesserati, è molto dura soprattutto per loro che chiusi in casa non possono fare una cosa che fa bene come giocare a calcio all'aria aperta».

«Quando hanno fermato il campionato di Eccellenza, la notizia è arrivata venerdì e noi ci stavamo allenando per giocare domenica. Per uno sportivo che si allena e si prepara alla competizione, è una cosa brutta dire che il lavoro di tutta l'estate, il lavoro di ripresa dopo 5 mesi di stop, viene di nuovo bloccato dopo aver giocato cinque partite. Questo stop è un macigno».

DA PIANETA CALCIO AI RISTORATORI, COLPO AL CUORE

Max Di Caro ha così commentato l'emblema dell'effetto dello stop allo sport di base e dilettantistico e cioè la chiusura del negozio Pianeta Calcio a Varese con Claudio Casaroli costretto a dire basta dopo il colpo del primo lockdown e le nuove chiusure i («Non ci sono più ragazzini e calciatori dilettanti da vestire. Non abbiamo più motivo di esistere»).

«Ho letto la notizia proprio sul vostro giornale ed è un dispiacere enorme proprio perché questo è l'effetto della chiusura del mondo del calcio dilettantistico. Vendere scarpette, maglie o indumenti online non sostituisce la preparazione e il calore che ti possono dare dal vivo persone appassionate come Claudio. Da imprenditore mi imbatto in situazioni di persone disperate, a partire dai ristoratori fino a queste attività e a piccoli imprenditori che sono la linfa vitale del nostro sistema».

«E' un'ingiustizia enorme per persone che hanno lavorato tanti anni, posso solo immaginare cosa voglia dire: noi come Scoiattolo facciamo parte di una fascia che non è colpita perché ci occupiamo di prodotti alimentari, però la situazione generale è difficilissima ed è qualcosa che faccio anche fatica a descrivere. Come posso immaginare di chiudere la mia azienda domani? Abbraccio Claudio: da lui sono passati migliaia di ragazzini come me che sognavano di giocare a calcio. Spero in cuor mio che possa riaprire in futuro con la passione che ha sempre dimostrato».

 

Rivedi qui uno degli interventi di Max Di Caro e la settima puntata di #Backstage.



 

A.C.


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