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Varese | 28 ottobre 2020, 09:30

Varese, in piazza le storie e il dramma dei varesini che non possono più lavorare

In centinaia alla manifestazione per portare la loro testimonianza di sofferenza e preoccupazione. Microfono anche ad una bambina di 11 anni: «Aiutatemi ad avere un mondo migliore».

Varese, in piazza le storie e il dramma dei varesini che non possono più lavorare

Una protesta pacifica e una partecipazione straordinaria se si considera che a Varese è difficile portare le persone in piazza e che nemmeno un movimento come le Sardine era riuscito a fare di meglio. E la partecipazione sarebbe stata anche maggiore alla manifestazione organizzata ieri sera in piazza Monte Grappa, se il sospetto che dietro ci fossero dei gruppi di estrema destra pronti alla rivolta non si fosse diffuso tra i cittadini (leggi QUI). 

Loro c'erano, ma la città non è stata messa a ferro e fuoco. C'erano anche negazionisti, no vax e un po' di tutto e di più, ma soprattutto c'erano centinaia di cittadini provenienti da tutta la provincia di Varese, accomunati dallo stesso disagio, la mancanza di lavoro, e che hanno semplicemente deciso di aderire alla manifestazione organizzata da un gruppo di amici guidati da Francesco Tomasella e riuniti nel comitato Varese Libera, che dava la possibilità di far sentire la loro voce

Dal microfono al centro della piazza, che gli organizzatori hanno messo a diposizione dei partecipanti, si sono ascoltate le storie di sofferenza di tutte le categorie: ristoratori e baristi (che oggi saranno di nuovo in piazza con una manifestazione tutta loro dalle 15 alle 20, leggi QUI), le partite Iva «spinte ad essere indipendenti a mettersi in proprio e ora abbandonate senza aiuti con solo richieste economiche e tasse da pagare. Non ho studiato tanto nella vita e fatto sacrifici per vivere di espedienti, per colpa di una situazione che non spetta a me gestire».

C'erano gli operatori turistici, «fermi perché viaggiare è diventato un passatempo per gente coraggiosa. Il bonus vacanze è stato un flop, inutile e nonostante fosse nel mio interesse, l'ho percepito come una presa in giro nei confronti di chi aveva ben altre priorità dopo il lockdown, che non andare in vacanza. Ho due dipendenti nell'agenzia in cui  impiegata anche mia moglie. Nessuno percepisce più entrate, come dobbiamo fare?».

Anche il mondo dello sport era in piazza, con titolari di palestre, sale danza e personal trainer.  «Per adeguarci alle normative abbiamo investito un sacco di soldi in dispositivi di protezione, disinfettante, ristrutturazione degli spazi condivisi... E ora ci fanno chiudere senza dirci come ci manterremo, se ci aiuteranno, quando e in che misura. Non si può lasciare le persone così, nell'incertezza di un futuro che pur si erano costruiti». Il mondo degli eventi e della cultura. 

E poi tante le famiglie che a prescindere dalla professione, «non ha nemmeno più senso dire che non arriviamo alla fine del mese, perché neanche si riesce a cominciarlo. Soldi non ne entrano più, da nessuna parte eppure prima del Covid avevamo una vita dignitosa». E persino una bambina di 11 anni ha parlato alla folla di persone per chiedere aiuto: «Voglio andare a scuola, giocare con i miei amici e vedere i miei genitori felici. Aiutatemi ad avere un mondo migliore».

Valentina Fumagalli

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