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Eventi | 25 ottobre 2020, 20:08

La Carta di Varese: da prodotto artigianale a patrimonio storico

Presentato ieri, sabato 24 ottobre, il libro di Carla Tocchetti “La Carta di Varese - Fascino e Splendore” racconta di un prezioso lascito della Varese di inizio Novecento, unendo la storia di un prodotto alle vicende di una famiglia

La Carta di Varese: da prodotto artigianale a patrimonio storico

Rivestire cassetti, rilegare per libri e quaderni, avvolgere dolci: gli usi che sono stati fatti negli anni della Carta di Varese sono molteplici. Tutti noi conosciamo questi fogli con decorazioni particolari, iconiche, li abbiamo utilizzati in vari modi… ma quanti sanno la storia delle loro origini?

Con il libro “La Carta di Varese – Fascino e Splendore”, pubblicato da Macchione Editore e presentato ieri, sabato 24 ottobre 2020, al Teatrino dell’Oratorio di Velate, l’autrice, Carla Tocchetti, vuole rendere giustizia a un prodotto che appartiene alle nostre radici, alla nostra comunità, che è intriso di bellezza, storicità e artigianalità.

Quando una mostra diventa un libro

La genesi del libro inizia nel 2019, quando gli artisti varesini Carlo e Alberto Lavit propongono a Carla Tocchetti di organizzare una mostra dedicata proprio alla Carta di Varese («“di” Varese perché è nostro, appartiene alla “nostra” storia»).

Un prodotto unico nel suo genere, in quanto la stampa in origine era del tutto manuale, su carta non sempre perfetta e su fogli singoli (a differenza della versione moderna, in cui questi vengono stampati in serie e con processi automatici). Inoltre, il giglio, tanto ricorrente nella Carta attuale, non è, in realtà, un soggetto storico; potrebbe essere stato introdotto dalle tipografie toscane a cui, ora, è affidata la stampa dei fogli.

Da una collezione privata di 104 fogli, quindi, la curatrice ne seleziona 54, raffiguranti soggetti diversi, geometrie, piccoli fiori, a due o più colori, e li presenta, nel novembre dello scorso anno, al Battistero di Velate, nella mostra “Varese 1902. Storie di donne, storie di doni”.

Durante la fase di selezione dei fogli, realizzata con stampi di legno antichi di provenienza veneta, Carla nota su alcuni di essi un bassorilievo raffigurante quattro lettere: PESP. La sua ricerca inizia da qui.

Le testimonianze di persone che, negli anni, hanno avuto contatto con una tra le famiglie a suo tempo più in vista di Varese, la famiglia Ponti, hanno permesso di ricostruire le vicende non solo di uno spaccato di società varesina novecentesca, ma, soprattutto, del prodotto stesso.

La Carta di Varese rinasce grazie alle donne Ponti

I 54 fogli scelti per la mostra del 2019 hanno origini antiche: nella metà del Seicento, infatti, la Carta era prodotta con le motrici in legno della tipografia Remondini di Bassano del Grappa. Dal 1861, quando la tipografia chiuse, per cattiva gestione, difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti di gusti dei clienti, nonché alcune vicende giudiziarie, i macchinari, le carte, le incisioni vennero disperse nel Nord Italia e si salvarono solo grazie agli antiquari che ne riconobbero il valore.

Tra questi, Giuseppe Rizzi, antiquario di Varese e della famiglia Ponti (imprenditori, fondarono nel 1823 l’omonimo Cotonificio a Solbiate Olona): grazie a lui, le motrici in legno giunsero nelle mani delle donne Ponti - tre sorelle, Ester, Maria e Antonia, e la nuora, Remigia, moglie di Ettore Ponti - sono proprio le lettere dei loro cognomi da sposate a comporre l’acronimo P (Ponti) E (Esengrini) S (Suardi) P (Pasolini).

Le quattro rappresentanti femminili della famiglia, attive nella difesa del patrimonio italiano artigianale, decisero di ridare dignità alla Carta. Questo avveniva nel 1902, quando, grazie ai legni in possesso delle Ponti, iniziò la nuova produzione dei fogli, presso la Cartiera Molina di Malnate.

L’aiuto di Rizzi fu importante anche per la vendita della Carta - presentata in occasione delle più celebri fiere europee, fu nota anche Oltreoceano, a New York. Fondamentale, per la ricostruzione della storia della Carta, il catalogo prodotto proprio per scopi commerciali, in cui erano raffigurati circa 300 soggetti.

Alla morte di Rizzi, nel 1939, sua moglie, ormai vedova, decide di interrompere l’attività: così, i legni tornarono a Bassano del Grappa, al Museo Remondini.

L’impostazione del libro e il confronto con altri studi

La Carta di Varese – Fascino e Splendore” si apre con una dedica a Maniglio Botti, giornalista di Varese e ultimo visitatore della mostra del 2019 dedicata alla Carta, a cui segue il testo, ovvero la vera e propria storia di questo prezioso pezzo di storia varesina.

Varie appendici, l’estratto del catalogo di Rizzi e le foto di alcuni oggetti realizzati con la Carta chiudono un libro che si propone di rendere nota una parte importante della produzione artigianale della nostra città - 37 anni, per l’esattezza - di cui, ad oggi, si hanno ancora poche informazioni.

Ad eccezione di alcuni studi, sia internazionali (“Remondini and Rizzi”, di Tanya Schmoller), sia italiani (tra cui un articolo dell’intellettuale Salvatore di Giacomo, proposto tra i testi in appendice), le notizie sulla produzione varesina delle Carta sono limitate - anche a causa del bombardamento, nella Seconda Guerra Mondiale, dell’archivio di Palazzo Ponti, a Milano, e della dispersione delle memorie familiari da parte degli ultimi discendenti dei Ponti, in parte trasferitisi in America.

La speranza è che, con questo libro, Varese possa riappropriarsi di un patrimonio importante e diffonderlo quanto più possibile, per rendere alla “nostra” Carta la dignità storica e culturale tanto meritata.

Giulia Nicora

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