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Varese | 17 ottobre 2020, 17:08

FOTO. Questi "campionissimi" sublimano i valori della vita e dello sport. Grazie ad Alfredo Ambrosetti, «l'uomo che fa accadere le cose»

Un pomeriggio di emozioni e incanto alle Ville Ponti dove Alfredo Ambrosetti ha radunato il "cuore" e l'essenza purissima dello sport: Marotta svela la sua squadra del cuore, la cantante Noa commuove dedicando l'Ave Maria alla moglie e al figlio di Anastasi, gli eroi della Ignis e di Cantù salgono insieme sul palco, il selfie di Giorgetti con Filippo Tortu

FOTO. Questi "campionissimi" sublimano i valori della vita e dello sport. Grazie ad Alfredo Ambrosetti, «l'uomo che fa accadere le cose»

Mentre Beppe Marotta, dal palco delle Ville Ponti, parla di Giovanni Borghi - «un mecenate dello sport e della mia Varese» - guarda dritto negli occhi Alfredo Ambrosetti, il papà della nuova edizione de "I campionissimi" che oggi pomeriggio ha unito leggende e talenti dello sport e della vita attraverso un ponte di emozioni, valori ed esempio che collega la Città Giardino all'Italia e al mondo. Marotta, prima di recarsi a San Siro per il derby Inter-Milan, guarda dritto negli occhi Ambrosetti perché in lui vede, insieme a tutti noi, l'uomo oggi più vicino alla leggendaria figura del Cumenda. «In Alfredo - ha detto l'amministratore delegato dell'Inter - si sublimano i valori che ogni sportivo, ogni varesino e ogni persona vorrebbe trattenere un po' per sé». Valori che uniscono, rinfrancano e appassionano soprattutto in un momento come questo.

Valori che la Martina Colombari, perfetta conduttrice insieme al giornalista Pier Bergonzi, raduna in queste parole: «Il tuo Forum è nato nel 1975, insieme a me - ha detto affettuosamente rivolgendosi ancora ad Ambrosetti - per me tu sei l'uomo "che fa accadere le cose"». L'emozione e gli applausi della sala, poco dopo, si sono ripetuti quando lo stesso Beppe Marotta, che prima del via ha salutato vecchi e nuovi amici varesini, da Giancarlo Giorgetti a Toto Bulgheroni e al nuovo comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Piasentin, accompagnato da Federico Ninni, comandante del reparto operativo, ha parlato di sport e della sua "vera" squadra del cuore: «Ho visto tanti talenti e tanti campioni. Quello che poteva diventare un campione ma è rimasto un talento birichino, perché gli mancavano doti umane, è Cassano. La squadra del mio cuore è sempre stata e sempre sarà il Varese, anche se qui poi si è sentita di più l'assenza di un mecenate come Borghi che, però, manca anche nel grande calcio dopo Berlusconi e Moratti».

Tra momenti divertenti come il selfie di Giorgetti con Filippo Tortu (foto nella gallery), purissimo talento della velocità, e un'intensa chiacchierata politica dello stesso ex sottosegretario con l'ex direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli, c'è stato spazio anche per la scienza e per la salute con Piero Angela, Ilaria Capua, Maria Rita Gismondo, per la musica della celestiale cantante israeliana Noa ma anche per parole "musicali" come quelle di Arianna Fontana, pattinatrice di short track e vincitrice di 8 medaglie olimpiche, e Michela Moioli, oro alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang nello snowboard cross. «Ho ancora fame - ha detto Arianna - ho corso la prima olimpiade a Torino 2006 e la chiusura perfetta del cerchio sarebbe nel 2026 a Milano. Da piccolina volevo diventare veterinaria e amavo gli animali, poi ho coronato il mio nuovo sogno olimpico».

Ma è stata una "musica" leggera che racchiude la pura essenza dello sport anche quella che ha radunato i campionissimi del basket, unendoli sul palco ai rivali di Cantù Marzorati e Riva, oltreché a Recalcati che è bandiera di tutti, e per "campionissimi" il pensiero corre a Dino Meneghin (collegato via video) e a Dodo Rusconi, Bob Morse, Manuel Raga (quest'ultimi presenti con messaggi da brividi) e Toto Bulgheroni, dal cui amore e dalla cui competenza dipende anche oggi un pezzetto del destino di Varese. 

Sul palco sono saliti anche Sara Bertolasi, che punta a essere la prima donna del canottaggio a qualificarsi a tre Olimpiadi («Non mi considero un talento naturale, sto attenta ai dettagli e a mille cose e questo mi permette di ottenere risultati») ed Elia Luini, che ha aperto la strada all'età dell'oro del canottaggio di casa nostra, ormai entrato a pieno diritto nell'olimpo - almeno nella contea dei laghi («Il nostro bacino è invidiato in tutto il mondo», ha detto proprio Elia) - accanto a basket e calcio.

Da Filippo Tortu a Igor Cassina, volti belli e puliti della velocità e della ginnastica, esempi del presente e per sempre, alla famiglia di Pietro Anastasi - la signora Anna e il figlio Gianluca - a cui Noa ha dedicato una commovente e divina "Ave Maria" di Gounod, dalla promessa del ciclismo Letizia Paternoster alla leggenda Giuseppe Saronni e a Giuseppe Fezzardi, vincitore di una tappa al Tour e della Tre Valli 1962 teneramente commosso nel momento del saluto iniziale ad Alfredo Ambrosetti a moltissimi altri presenti in sala, sul palco e in collegamento, i Campionissimi hanno travolto tutti di sogni - molti realizzati, alcuni da realizzare - ed emozione, lasciando un segno ancor più profondo delle vittorie.

Così come hanno fatto gli atleti degli Special Olympics («Ringrazio Marco Lozza e Michele Cappiello, che si allenano a Malnate e sono qui accanto: hanno risvegliato in il tifo da ragazza per la Ignis», ha detto la signora Lella Ambrosetti) o i parenti degli eroi del ciclismo, uno sport rappresentato da un campione dell'organizzazione che il mondo ci invidia come Renzo Oldani (si vince anche fuori campo, e Varese grazie a lui è maestra), uniti in un unico giorno da una regia che parte da lontano e arriva ancor più lontano. E cioè dalla visione e dall'immenso cuore di Alfredo Ambrosetti. 

Andrea Confalonieri

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