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Economia | 14 ottobre 2020, 16:07

Fipe Confcommercio Varese boccia il nuovo Dcpm: «Le nuove limitazioni colpo mortale per i 3500 locali ancora in attività»

«Dall'inizio del lockdown ad oggi, mille tra bar e ristoranti della provincia di Varese hanno chiuso per sempre - denuncia il presidente dell'associazione Giordano Ferrarese - occorre intervenire subito o il settore scompare».

Fipe Confcommercio Varese boccia il nuovo Dcpm: «Le nuove limitazioni colpo mortale per i 3500 locali ancora in attività»

«Le misure contenute nel nuovo Dpcm approvato dal Consiglio dei ministri, rappresentano un colpo mortale per un settore già in gravissima crisi, che vede il rischio chiusura per 50.000 imprese e la perdita del lavoro per 350.000 lavoratori». Il grido d’allarme lanciato dal presidente nazionale di Fipe Confcommercio, Lino Stoppani, è lo stesso di Giordano Ferrarese, presidente provinciale di Varese e consigliere nazionale della Federazione italiana pubblici esercizi.

Secondo Ferrarese anche nella nostra provincia la strada da seguire e da rafforzare «è quella dell’incremento dei controlli nei locali. Sanzionare con puntualità e severità chi non rispetta le regole, siano essi i clienti o i gestori, è la soluzione da adottare. Diversa da quella delle chiusure anticipate che per molti bar e ristoranti significherebbe subire l’ennesimo colpo mortale dall’esito sin troppo prevedibile: la cessazione dell’attività». Le imprese che fanno capo a Fipe, insieme a quelle del settore turistico, sono le più colpite dalla crisi economica causata dell’emergenza Covid-19. Nel Varesotto sono 3.500 i bar e i ristoranti ancora in attività, mille in meno di quelli attivi prima della pandemia. «In provincia di Varese una impresa su cinque del nostro settore ha già gettato la spugna. In caso di nuove drastiche limitazioni degli orari e nella somministrazione dei prodotti questa percentuale potrebbe raddoppiare, raggiungendo il 40 per cento che è ancora nulla rispetto ai numeri delle grandi città, messe in ginocchio dall’effetto smart working. Togliere a queste attività, che hanno praticamente azzerato gli incassi delle colazioni e dei pranzi, anche gli incassi degli aperitivi e quelli serali significherebbe decretare la loro fine. Ancora più drammatica è la situazione del settore banchetti e catering: la loro ripresa è stata tra le più difficoltose e ora arrivano nuove limitazioni».

Anche in provincia di Varese ci sono imprenditori che ancora devono pagare i debiti accumulati durante il lockdown di marzo e chi deve ammortizzare gli investimenti fatti per mettere il proprio locale in regola secondo il protocollo siglato a maggio. «È a maggior ragione impensabile», sostiene Ferrarese, riprendendo le parole di Stoppani, «che si possa far fronte a una nuova riduzione dell’attività». Unica condizione accettabile «è che prima si intervenga in maniera decisa sugli affitti dei locali e sulle scadenze con il fisco, ovvero sulla riduzione delle spese cui i gestori dei pubblici esercizi sono tutt’ora costretti e per la cui riduzione nessuno ha ancora mosso un dito». «Senza aiuti significativi e concreti», concludono Ferrarese e Stoppani, «siamo destinati chiudere per sempre, rinunciando a uno dei fiori all’occhiello dell’offerta turistica nazionale e a un tassello fondamentale della filiera agroalimentare italiana».

 

Redazione

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