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Cronaca | 26 settembre 2020, 11:10

Varese, spaccio di cocaina a "conduzione familiare" nei luoghi della movida e perfino durante il lockdown: quattro persone in arresto

L'insospettabile famiglia albanese operava in città da almeno tre anni con una suddivisione dei compiti ben definita: la zia prendeva le ordinazioni e i nipoti consegnavano le dosi di cocaina, anche durante il lockdown nei pressi degli unici esercizi aperti cioè farmacie, tabaccherie o alimentari. Anche il marito della donna partecipava all'"impresa familiare"

Varese, spaccio di cocaina a "conduzione familiare" nei luoghi della movida e perfino durante il lockdown: quattro persone in arresto

Nelle prime ore di ieri, venerdì 25 settembre, la Squadra Mobile della Questura di Varese, a conclusione di un’articolata indagine coordinata dal pubblico ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Varese Massimo Politi, ha dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di due persone ed agli arresti domiciliari a carico di altri due soggetti, tutti di nazionalità albanese, ritenuti coinvolti in un’attività di spaccio al dettaglio di cocaina a Varese e provincia.

L’indagine è nata all’inizio del 2020, a seguito di alcuni accertamenti effettuati dal personale della sezione antidroga della Squadra Mobile varesina, che avevano individuato un giovane albanese, caratterizzato da una particolare camminata, quale uno tra i principali fornitori di cocaina della movida. Il successivo lockdown ha inizialmente interrotto l’attività delittuosa, prima che altri accertamenti mostrassero come il giovane avesse riorganizzato il proprio sistema di spaccio, incontrando i suoi clienti nei pressi di tabaccherie, farmacie o negozi per alimentari, in quel particolare periodo unici luoghi raggiungibili, senza incorrere in comportamenti contrari alle disposizioni anti Covid.

Il personale della Mobile, dopo aver mappato i diversi luoghi di incontro, ha organizzato una serie di servizi mirati ad intercettare gli spostamenti dello spacciatore: a fine aprile il cittadino albanese di 25 anni è stato sorpreso mentre cedeva una dose di cocaina ad un giovane.

La successiva perquisizione domiciliare, effettuata con l’ausilio delle unità cinofile della Polizia di Stato della Questura di Milano, dimostrava il coinvolgimento della zia con cui conviveva, una quarantacinquenne ora agli arresti: in un cassetto della camera da letto, tra gli indumenti intimi, venivano infatti rinvenute alcune decine di confezioni di cocaina della medesima fattura di quella spacciata poco prima e migliaia di euro in banconote, ritenute provento dell’attività di spaccio, anche perché incompatibili con il tenore di vita della famiglia albanese.

L’attività si concludeva con l’arresto del giovane albanese per spaccio e detenzione ai fini di spaccio di cocaina, in concorso con la zia, che veniva invece deferita in stato di libertà.

Successivamente, da un meticolosa ricostruzione degli eventi criminosi, anche mediante approfondimenti effettuati sugli elementi raccolti nel corso della perquisizione e da un confronto tra le citate somme di denaro sequestrate e le dichiarazioni dei redditi dagli indagati acquisite, non solo sono state confermate le ipotesi investigative riguardanti zia e nipote, ma è emersa una vera e propria attività di spaccio a conduzione familiare, in cui è stata documentata anche la partecipazione attiva del marito quarantacinquenne della donna e di un secondo nipote di 24 anni, tutti conviventi.

Le condotte contestate sono riferite a un periodo di tre anni: da giugno 2017 a giugno 2020. Di particolare interesse investigativo è risultato il modus operandi utilizzato dal “nucleo familiare” che, nonostante non annoveri precedenti specifici, ha dimostrato un acume criminale di tutto rispetto. 

L’organizzazione dell’attività illecita prevedeva che la donna avesse il compito principale di ricevere le “ordinazioni” via telefono, lasciando ai due giovani nipoti il ruolo di recapitare la droga ai clienti, così da evitare che il cellulare, contenente i nominativi di chi veniva rifornito, fosse in mano ai nipoti, e che quindi potesse arrivare anche in quelle della Polizia in caso di un possibile controllo.

In alcune occasioni era la stessa donna a provvedere alle consegne, accompagnata in auto dal marito: una coppia di coniugi di mezza età, sicuramente lontani dal destare sospetti.

Gli elementi sin qui raccolti, nel loro complesso, hanno permesso al pubblico ministero titolare dell’indagine di richiedere e ottenere la misura cautelare eseguita nella giornata di ieri, emessa dal gip di Varese Giuseppe Fertitta, a carico del quartetto, per i reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina).

Redazione

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