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Calcio | 13 settembre 2020, 06:00

Claudio Gentile: «Pertini, che uomo: la partita a scopa è leggenda. Varese merita una bella squadra di calcio. Ed è stupenda in bici»

Un'appassionante chiacchierata con il campione del mondo 1982: «Mi hanno detto più volte "non ce la farai": ho accettato le sfide e le ho vinte. Ho marcato Zico e ancora oggi siamo grandi amici. Ai giovani dico: imparate anche un mestiere»

Tre scatti a cui Claudio Gentile è molto affezionato e che ci ha fatto cortesemente avere

Tre scatti a cui Claudio Gentile è molto affezionato e che ci ha fatto cortesemente avere

Nel settembre 1953 nasceva a Tripoli da genitori siciliani Claudio Gentile, campione del mondo con la Nazionale italiana nel 1982, difensore roccioso, punto di riferimento per anni nella Juventus, allenatore di calcio e ciclista per passione.

Sino a otto anni il piccolo Claudio gioca a pallone nelle strade di Tripoli, con ragazzi anche più grandi della sua età, ed è proprio in terra libica che si forma il suo carattere grintoso, tenace, roccioso, ma sempre leale. Infatti anche se il difensore è spesso considerato un calciatore con il gioco rude, vanta il primato personale di non essere mai stato espulso in tutta la sua carriera calcistica.

Terminata la terza elementare il ragazzo con la famiglia parte dal territorio africano per raggiungere il pittoresco paesino di Brunate in provincia di Como. In paese si dà da fare, aiuta nel periodo estivo un fruttivendolo a fare le consegne a domicilio con la biciclettina ai numerosi turisti che vanno in vacanza sulla collinetta comasca.

Di giocare a calcio non ne ha voglia, preferisce la biciclette e divertirsi con i suoi nuovi amici. A dieci anni, un po' per caso, accompagna un amico al provino per il Como che tra i tanti partecipanti decide di selezionare proprio lui. Claudio non ne è troppo entusiasmato ma accetta, ad un patto (dimostrando la maturità di un adolescente del tempo): chiede ai dirigenti il rimborso dei biglietti di trasporto della funicolare che da Brunate arriva al capoluogo lariano; il ragazzo spiega loro di essere figlio di operai e che per giocare al calcio non vuole gravare sulla famiglia.

La richiesta non viene accettata e il difensore, per avere una rivalsa, va al vicino paese per giocare nel Maslianico, dove viene accontentato. Qui ci rimane sino a quindici anni, giocando con passione, sin quando un osservatore lo porta a Varese dove studia al De Filippi, si diploma geometra e fa tutta la trafila del vivaio biancorosso.

Nel 1971-72 viene dato in prestito ad Arona e qui inizia a farsi notare...

Claudio ci racconta cosa le è successo ad Arona?
Durante la preparazione estiva abbiamo giocato contro il Cagliari: io sono sempre stato uno che non demorde e che accetta le sfide, così mi trovai a dover marcare Gigi Riva. A partita terminata "Rombo di tuono" parlò subito con il suo presidente Arrica perché voleva portarmi a Cagliari, a qualsiasi cifra. Io però ero in prestito e la trattativa saltò. L'anno successivo tornai a Varese, dove diversi commentatori sportivi del tempo dicevano che non avrei mai giocato. Altra sfida vinta: feci 34 partite... Finito il campionato venni ceduto alla Juventus e anche a Torino stessa storia: "Farai fatica a trovare posto in prima squadra" continuavano a ripetermi. 

E invece...
Rimasi alla Juventus per 11 anni, giocando 283 partite e segnando 9 reti.

La Nazionale italiana.
Fui convocato la prima volta nell'Under 23, dove giocai due partite. L'anno successivo entrai nella Nazionale maggiore. Anche qui solito ritornello che avrei giocato poco: in nove anni giocai 71 partite, segnando anche un gol.

E con la maglia azzurra ha vinto il Mondiale del 1982...
La partenza non fu delle migliori: nel girone pareggiammo con la Polonia, col Perù e col Camerun, passando da secondi. C'erano tante polemiche, sia contro la squadra che contro Enzo Bearzot, perché non aveva convocato Beccalossi e Pruzzo. Poi Bettega prima di partire, in uno scontro di gioco, si ruppe il legamento collaterale del ginocchio. Insomma andava tutto storto.

Seconda fase a gironi, gruppo C: Italia, Argentina, Brasile. Dura...
La sorte ci assegnò l'Argentina di Maradona e il Brasile di Zico, così tutti ci davano già per spacciati. Ma sapete, quando gli italiani devono dimostrare qualcosa tirano sempre fuori gli attributi e così fu: vittoria contro l'Argentina (2-1) e vittoria contro il Brasile (3-2), poi la Polonia battuta in semifinale (2-0) e la grande finale contro la Germania Ovest (3-1). 

Claudio Gentile si occupò di due giocatori piuttosto noti: Maradona e Zico...
Davvero delle belle sfide, a cui come vi dicevo sono sempre stato abituato. Sinceramente di Maradona non ho un buon ricordo, si rifiutò di darmi la mano e la maglia. Zico invece è un gran signore e siamo amici tuttora: una gran bella persona.

Ci racconta qualche curiosità sull'episodio più famoso e iconico: la partita di scopa sull'aereo tra Dino Zoff e il presidente Sandro Pertini contro il ct Enzo Bearzot e Franco Causio.
Lasciami prima dire una cosa sul Presidente: Pertini è stato davvero un grande uomo e punto di riferimento. Ci ringraziò più volte, dicendoci quanto bene avevamo fatto all'Italia con quella vittoria. La partita a scopone però è nella leggenda e lì deve rimanere: non voglio svelare nulla. E' un po' come la famosa borraccia tra Coppi e Bartali.

Gentile, passiamo alla sua carriera da allenatore e a quella "confessione" più che mai reale. 
Rilasciai un'intervista, che ritengo ancora attuale, in cui affermavo che nel mondo del calcio vanno avanti i raccomandati e che è stato tolto il talento. Spesso non vanno avanti i più bravi ma chi ha una "spinta". Ai nostri tempi erano importanti gli osservatori, che andavano ai tornei oratoriani a cercare talenti. Oggi i genitori pagano le scuole calcio e quindi nelle società si sente il dovere di gratificare i figli; poi se la famiglia sta bene economicamente, ecco che si pagano i club per portare avanti la carriera del proprio ragazzo. Non è sempre così, ovviamente, però ci sono tanti casi.

E dire che i suoi successi sulla panchina dell'Under 21 sono stati esemplari.
Io non mi sono mai piegato alle logiche dei procuratori e abbiamo vinto lo stesso un Europeo Under 21 nel 2004 e un bronzo all'Olimpiade di Atene.

Le piacerebbe allenare ancora?
Certo, il calcio è il mio mondo. Mi piace stare in contatto con i ragazzi e farli crescere sia calcisticamente che come uomini. Ma io non accetto compromessi: dovrei trovare un presidente che abbia il mio stesso pensiero.

Ha dei rimpianti?
Nessuno. Io dico quello che penso e non accetto compromessi. Il mio carattere è cosi. Anche se... sono anche Gentile, come il titolo del mio libro.

A Sion cos'è accaduto?
Una vicenda strampalata. Il presidente ha dato la colpa al sottoscritto di essere andato via perché geloso... Ecco un esempio di poca sincerità e lealtà. Non se ne fece nulla perché all'ultimo minuto venne totalmente cambiato il mio staff a favore di altri tecnici tedeschi e questo non era nel contratto. Ma se ne riparlerà a tempo debito...

Cosa consiglia ad un giovane ragazzino che gioca a calcio?
Di giocare e divertirsi, di pensare di farne una passione e non un lavoro. Studiare e specializzarsi in un mestiere è fondamentale, poi se uno non diventa campione ha comunque un "pezzo di carta" in mano.

Cosa fa l'eroe Mundial Claudio Gentile oggi?
Ho imparato a ballare il tango argentino alla trasmissione televisiva di Milly Carlucci "Ballando con le stelle". Faccio l'osservatore e soprattutto vado in bicicletta: pensi che faccio una media di 150 km al giorno... Una grande passione.

E di Varese cosa ci dice?
Ci vengo spesso in bici, ci sono posti stupendi e ho tanti amici, tra cui Chicco Prato e Silvio Papini, con cui ho giocato assieme. Varese merita una bella squadra di calcio, è una piazza importante, ci sono passati tanti campioni. Sto seguendo la nuova squadra che giocherà in serie D: speriamo che la gente si appassioni di nuovo al calcio varesino.

Claudio Ferretti


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