«Senza paura». Che strano davvero il calcio: neanche in un’amichevole, neanche in uno stadio svuotato dalle disposizioni anti Covid riesci a spogliarlo del suo potere metaforico. È la voce di Ivan Javorcic che scandisce quelle parole a un certo punto di Pro Patria-Albinoleffe (terminata 0-1 per un gol di Cori) ed è un grido che vola oltre la partita.
Si era già disputata un’amichevole, quella contro Piacenza finita a reti inviolate. Però allo stadio Speroni oggi entrano i giornalisti e questo sembra già un piccolo passo verso la normalità, qualsiasi significato vogliamo attribuire a questa parola. Sono sei mesi che non respiriamo più quest’aria, ce l’ha tolta un nemico che non possiamo nemmeno definire invisibile per quanto ha strappato tutto. Un mese prima ci aveva scosso sportivamente proprio Pro Patria-Albinoleffe, le due reti di capitan Colombo vanificate dalle tre inferte dagli avversari. Abbiamo ancora nelle orecchie le sfuriate del ds Sandro Turotti.
Adesso le voci di Javorcic e di Marco Zaffaroni (che altra strana e realissima coincidenza ricominciare così) sono così vicine alla tribuna stampa che sentiamo tutti. Roba che ci fosse il Baffo Alberto Vanetti non dovrebbe sbracciarsi sugli spalti per dare le sue indicazioni fuori onda ai giocatori, basterebbe sussurrare.
Non c’è il pubblico, che vuoto. Eppure lo senti, lo vedi in qualche modo. Già tre quarti d’ora prima, quattro tifosi sono sul gabbiotto vicino al campo dell’Antoniana, poi raddoppiano. Gli ultras sono invece dall’altra parte, sul muro verso la loro curva, con bandiere e più torsi nudi che ombrelli: i canti non si placano. I giocatori trovano la nuova versione della panchina, sotto la tribuna stampa.
Tutto diverso, tutto uguale. Purtroppo anche il risultato, perché vince appunto l'Albinoleffe: Gusu-Cori e la porta biancoblù è ferita al 27’ del primo tempo.
Ma la partita è un test interessante, soprattutto nel primo tempo quando si vede una squadra più ordinata, una regia che si perde via via nel secondo tempo. Non l'ardore, che resta intatto, specialmente tra i più giovani, tra chi vuole indossare la maglia della fame tigrotta. Brignoli e Boffelli tra i più attivi, Le Noci sempre capace di imprimere equilibrio e al contempo cercare di afferrare l’occasione giusta.
Non si concretizza, ma quella fame c’è tutta, anche nel mister che si interrompe nelle istruzioni sotto la pioggia per strigliare chi si sta scaldando e invitarlo ad accelerare il ritmo.
Senza paura. Queste parole strappate al vento di un sabato di fine agosto dal meteo pazzerello ce le portiamo via. Insieme a quelle degli ultras che si spengono poco prima che l’allenamento riprenda sotto la pioggia, appena terminata l’amichevole: non mollare via.
Il calcio e la vita sotto un tramonto che potrebbe dire tutto il contrario.