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Calcio | 22 agosto 2020, 09:19

SFOGO NERAZZURRO. Solo quando perde l'Inter, toni tragici o tragicomici. E se avesse vinto, chissà quanti "se" e "ma"

Che vinca o che perda, l'Inter viene trattata come il due di picche con briscola quadri. Si parla di noi come fossimo il Chievo (con tutto rispetto), è #crisiInter a ogni mezzo passo falso, prima di ogni partita che conta si rievoca il 5 maggio. 18 scudetti e 9 trofei emblema del perdentismo? Contenti voi

La prima pagina della Gazzetta di oggi

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Il Siviglia ha vinto, l'Inter ha perso, viva l'Inter. Per noi che siamo tifosi, le sconfitte sono come i litigi in amore. Crediamo di avere un rapporto esclusivo e irripetibile con la nostra squadra, proprio come quando si vive una passione avvolgente, e forse abbiamo perfino ragione. Così, leggiamo con tenerezza gli sfoghi social, gli hashtag perentori, out di qui out di là, la caccia alle streghe e l'orgoglio pervicacemente esibito. Non c'è nulla di razionale, probabilmente, ma nelle delusioni d'amore non è che ci siano scorciatoie cerebrali che aiutino a metabolizzare la botta. E, a dirla tutta, manco ci interessano le (psico)analisi del giorno dopo. Siamo amareggiati e dobbiamo solo avere un po' di pazienza.

“Pazienza?”, si chiederà qualcuno. Non vinciamo nulla da dieci anni e ci parlate di pazienza? Beh, sì. Sì, perché su questa cosa - cioè sulla narrazione che accompagna l'Inter - due/tre cose razionali si possono provare a dire. Sul fatto che si parli di noi come fossimo il Chievo (con tutto il rispetto), sul fatto che solo da noi gli spifferi diventino notizia, sul fatto che giocatori e allenatori siano già dati per bolliti ancora prima di arrivare (ricordate il titolo Gazza su Lukaku?), sul fatto che un alcoltest (poi smentito) diventi il discrimine tra professionalità e “giocatore da Inter”, sul fatto che ogni mezzo passo falso sia #crisiInter, sul fatto che ogni sconfitta diventi psicodramma Inter, sul fatto che anche le vittorie più belle siano adombrate da un “ma...”, sul fatto che prima di ogni partita minimamente decisiva si rievochi il 5 maggio (per dire: il Milan ha perso una finale Champions (!) dal 3-0 a favore, per non dire delle due Verona; la Juve ha perso uno scudetto dilapidando nove (!) punti di vantaggio sulla Lazio). In questi dieci anni ha vinto, in Italia, praticamente solo la Juve: per nessuno, tranne che per noi, si usano toni tragici o comici o tragicomici.

Quindi, se una squadra che ha vinto 18 scudetti e 9 trofei internazionali è l'emblema della crisi o del perdentismo, beh, contenti voi (anche tanti amici di tifo, ahinoi!). Non credo che la vittoria ieri sera avrebbe cambiato granché su questo piano narrativo, ma è ovvio che male non avrebbe fatto. Tanto, ci sarebbero stati la vittoria dimezzata, le ombre sul futuro e la tragedia imminente.

Questo, da innamorati, non dobbiamo più permetterlo: che la nostra Inter – che non è una creatura innocua che fa tenerezza, siamo bauscia, noi, noblesse oblige, noi siamo disprezzo per la plebaglia, senso di grandeur, sentimento assoluto – sia trattata come il due di picche con briscola quadri.  

Luca Ielmini


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