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Varese | 12 agosto 2020, 14:17

Dieci anni senza Salvatore Furia: «Ora ascolti nuove voci che narrano la bellezza del Cielo e della Terra»»

Il presidente della Società Astronomica Schiaparelli, Luca Guido Molinari, ricorda il'indimenticato professor Furia, padre del Centro Geofisico Prealpino, scomparso proprio nella notte delle stelle cadenti, il 12 agosto del 2010

Dieci anni senza Salvatore Furia: «Ora ascolti nuove voci che narrano la bellezza del Cielo e della Terra»»

Dieci anni fa, proprio nella notte delle stelle cadenti, il 12 agosto, ci lasciava Salvatore Furia, fondatore dell'Osservatorio, del Centro Geofisico e del giardino botanico. Fu instancabile educatore di generazione di giovani che parteciparono al sogno di costruire una Cittadella delle Scienze sulla vetta del Campo dei Fiori.

L'attuale Presidente della Società Astronomica Schiaparelli, Luca Guido Molinari, lo ricorda in un articolo oggi apparso sulla Prealpina. Il "Prof", sarà ricordato anche durante il tradizionale evento dedicato all'osservazione delle stelle cadenti a Villa Toeplitz

I have a dream, ho un sogno. A dieci anni dalla morte del prof. Furia, questa frase di Luther King me lo richiama forte. Prima di entrare nella Società Astronomica Italiana, prima di diventare il poeta del meteo, naturalista ed educatore, instancabile difensore del verde, prima di essere protagonista della protezione civile, dell’istituzione dei parchi lombardi … prima di tutto ciò, caro Salvatore Furia, fosti un sognatore.

I sogni sono i semi dei cambiamenti, del futuro che desideriamo. Li carezzavi con l’erba fiorita di Punta Paradiso, dopo la prigionia di guerra, mentre aspettavi solitario il dispiegarsi delle costellazioni. Il cielo era nero, come quello delle tue origini sull’Etna, era ancora uno scrigno di mistero. Nel sacco di montone, dono di tuo padre, chiudevi gli occhi per svegliarti e scendere alle prime luci. Io so che per realizzare i tuoi sogni non hai risparmiato un solo giorno della tua vita, e voglio ricordarti.

Non hai avuto vita facile. Hai sempre studiato per migliorarti, da manovale a disegnatore tecnico aereonautico, poi il concorso negli uffici finanziari. Tuo sogno non era una carriera nell’ufficio IVA, un cannocchiale da tenere in giardino, questo era il tuo sogno: un Osservatorio Popolare sul Campo dei Fiori, luogo d’incontro dove l’uomo semplice scoprisse la meraviglia delle galassie. L’hai sognato e l’hai fatto. Con quali energie, quale incrollabile fede? Mi sovviene Padre Enzo, missionario in Equador quando diceva: metti sul piatto quello che hai, fai il primo passo folle e necessario, al resto pensa la Provvidenza.

Tu hai creduto nella Provvidenza, hai messo sul piatto coraggio, entusiasmo, studio, hai bussato e bussato e non hai mollato mai. Avevi una missione nella vita, che un passo dietro l’altro ti destinava a sempre nuove mete, e fosti fedele al compito. Ecco le cronache dei primi anni: avevi 34 anni quando la vedova Zaira Morganti-Spina fece dono, per il tuo progetto educativo, del prezioso cannocchiale Merz (1958). Con l’aiuto dell’Azienda Autonoma di Soggiorno lo presentasti in mostra a Villa Mirabello (1960). Ti meritasti l’amicizia di Francesco Zagar, potente direttore dell’osservatorio di Brera, e quella dell’industriale Chang Sai Vita che donò al Comune di Varese i 50 milioni di lire per costruire l’osservatorio (1960).

Poi arrivarono i terreni della signora Sofia Stringher Zambeletti (1962), il primo nucleo del futuro Parco Campo dei Fiori. Nel 1964 l’impresa Caravati iniziò la costruzione dell’Osservatorio Astronomico Popolare, che porta il nome di Giovanni Virginio Schiaparelli, gloria dell’astronomia italiana. Fu solo una importante tappa. Nel 1965 hai messo in piedi a Campo dei Fiori la stazione meteorologica Brera, e la ricezione dei primi satelliti meteo, il germe del Centro Geofisico Prealpino.

Non credo che tu abbia mai dormito, tanto fitte erano le tue agende di incontri, commissioni, lezioni, lavori da fare, e le ore da dedicare allo studio. Vi si leggono in certi giorni la preoccupazione che gli amministratori capiscano, l’ansia e la solitudine nella responsabilità di realizzare gli impegni presi coi benefattori. Ti seguirono per decenni, e lavorasti senza soste per onorare le promesse fatte. Da autodidatta curioso e di necessità conoscevi come pochi i crateri della Luna, i fiori, le nubi … e il codice civile, come si fa il cemento e come si brilla una mina: sempre per un fare utile, la cultura è un bene da condividere e praticare.

Nelle sere degli anni 1968/69, dopo il lavoro, eri a Campo dei Fiori col martello pneumatico per fare i fori e brillare oltre duecento mine. Ti assistevano a turno Rosi, la segretaria dell’associazione, e Camilla, la direttrice del giardino montano. L’osservatorio aveva bisogno di una strada, e fu realizzata col lavoro dei giovani della Schiaparelli, guidati dal minatore e muratore Furia. Leggi ancora, caro lettore, la storia appassionante dell’amico e maestro Furia. Come l’ancient mariner ho bisogno di raccontarla.

L’ho conosciuto nell’inverno 1972, insieme ai giovani Riccardo, Vanni e tanti altri negli anni, indimenticabili, impegnati ad affrontare le grandi nevicate, il ripristino della strada per la punta di Orino, i lavori nel giardino montano. Iniziava per Furia il maggiore impegno ecologista, accanto al lavoro: i parchi del Ticino, di Tradate e, ultimo, del Campo dei Fiori, l’incarico di sovrintendente onorario al verde di Varese, col censimento dei parchi e le sedute in commissione edilizia, le battaglie contro le gare motonautiche sul lago di Varese e gli scarichi eutrofizzanti, le funicolari, il risorgere del Sacro Monte, le guardie ecologiche volontarie, il cielo buio. E per fare questo: conferenze per sensibilizzare, convincere.

In tutto lo hanno assistito Alessandra, Rosi e Adriana. Aveva lo sguardo lungo e presagiva la fame di verde, di acque pure, di salubrità dell’aria. Tornava in osservatorio la sera tardi, qualche volta in tempo per la Messa celebrata in biblioteca da Don Sandri. In queste attività piombò il macigno della tragedia dell’Irpinia (1980). Per alcuni anni fu assorbito dalla responsabilità di coordinare i soccorsi di tutta la Provincia, scrupoloso nel verificare che i denari e i mezzi generosamente offerti finissero a destinazione. Da quella tragedia nacque la Protezione Civile a cui Furia contribuì, forte della sua esperienza e vocazione di volontario. Il fondatore G. Zamberletti ricordava le telefonate dal Friuli a Furia, sempre sul pezzo in fatto di meteo, fosse domenica o Natale.

Nacque anche il Centro Geofisico Prealpino, con la rete meteo provinciale e propri sensori sismici passati poi all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Diede voce con pensieri positivi al meteo del Gazzettino Padano. Il premio Ecologia Città di Varese lo ricorda insieme al prof. Mario Pavan, naturalista di fama internazionale, e ministro dell’ambiente. Tra Mario e Salvatore nacque un’amicizia speciale, di ammirazione per la cultura dell’uno e il vulcanico impegno dell’altro. Entrambi generosi nell’impegno civile. Quante cose può costruire un uomo! Quanti ricordi di cui essere orgogliosi per tanti giovani che hanno partecipato alla costruzione della Cittadella di Scienze della Natura. Ci hanno creduto benefattori, amministratori e volontari.

Di questo concorso di generosità ha bisogno per continuare a essere luogo vivo di esperienze e scambio di conoscenze. Sono contento di averti conosciuto caro Furia. Avevi 86 anni quando hai terminato la corsa, e da dieci riposi sulla Punta Paradiso dove tutto ebbe inizio. Tra il vento e il canto degli uccelli e le stagioni del paesaggio che amavi, ascolti nuove voci che ancora narrano la bellezza del Cielo e della Terra.

Luca Guido Molinari
Presidente pro tempore Società Astronomica G. V. Schiaparelli

Redazione

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