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Calcio | 10 agosto 2020, 07:50

Andrea Scandola, quel ragazzo cresciuto in curva Nord: «Un bambino deve tornare a sognare di giocare nel Varese. Qui c'è fame di calcio»

Andrea Scandola è molto più che un consulente di mercato biancorosso: «Arrivavo da Viggiù per vedere Gasbarroni e Fava... Mi aspetto mille spettatori ma ne vorrei duemila. Si dice sempre prima gli uomini e poi i calciatori: stavolta è vero. Sarà una squadra generosa, con un'anima "alla Disabato". Per questo vorrei Viscomi. I prossimi mattoni: strutture e vivaio»

Andrea Scandola, quel ragazzo cresciuto in curva Nord: «Un bambino deve tornare a sognare di giocare nel Varese. Qui c'è fame di calcio»

«La mia prima partita del Varese è stato un derby con la Pro Patria al Franco Ossola: c'erano Gasbarroni e Fava, io giocavo nel Viggiù e andavo in curva Nord dove mi siedevo nella parte a sinistra delle gradinate, verso la tribuna, dove c'erano soprattuto famiglie. Credo che salire quei gradoni così alti abbia un fascino unico, lo stadio del Varese ha un respiro forte»: quello di Andrea Scandola, consulente di mercato biancorosso poco più che trentenne, è un ritorno alle origini, «la passione è sempre quella di quando giocavo da portiere nel Viggiù ma non voglio e non vogliamo farci "divorare" dall'ansia, dall'attesa, dalla pressione o dall'obbligo di chissà cosa. Vogliamo fare gruppo, avere fame e dare un'impronta e un'anima "da Varese"».

«Da Viggiù dovevo venire a giocare nel Varese, ero piccolino: mi ruppi radio e ulna e non se ne fece nulla. Non era destino: ci sono arrivato ora perché forse adesso lo è», aggiunge Scandola che vive la città e la tifoseria da dentro, perché arriva da lì: «Ho tanti amici, mi fermano e dicono "portateci in C". Io rispondo che siamo qui perché al pubblico e alla città non succeda mai più quello che è capitato di recente nella storia del Varese. Siamo qui perché non vogliamo "tutto subito o niente" ma vogliamo durare a lungo. Progettiamo e programmiamo, un passo alla volta, e vediamo cosa succede.  Mi hanno chiesto: "Andiamo a Varese, vuoi venire?". Come facevo a dire "no". Vorremmo usare parole che non sono mai state dette, però: con campi e strutture duri più del risultato del momento».

«Ci sono attesa e studio da parte del pubblico, magari anche un po' di diffidenza ma sotto sotto tutti vogliono tornare al Franco Ossola. Il mio sogno è quello che riaprano gli stadi, sono convinto che avremo una presenza importante: diciamo mille persone, anche se io me ne aspetto duemila. La gente mi ferma e mi chiede: "Come faccio ad abbonarmi?". A Varese c'è fame di calcio».

Pubblico, gradinate, vivaio: è bello sentire parole che profumano di Varese. «A me piange il cuore quando penso che non c'è un settore giovanile legato alla prima squadra ma questo dovrà essere l'altro mattone da aggiungere alla casa - prosegue Scandola - Il Varese "è" vivaio: da piccoli tutti sognano di andare a giocare allo stadio, su questo dobbiamo tornare a puntare, recuperando una "filiera" territoriale che poi produce anche tifosi. Quello di ridare il vivaio al Varese deve essere un obiettivo comune per tutti, ma davvero tutti».

Con Scandola si parla dei 2500 piccoli tifosi di tutte le scuole calcio della provincia che riempivano Masnago in serie B, e quando gli si chiede se ogni tanto ha paura, visto che il Varese ha "bruciato" tutti quelli che sono passati dall'area tecnica e in società da molti anni a oggi, lui risponde: «Non ho paura, ho "voglia". Se dormo 4 ore a notte per il Varese, la passione mi fa apparire tutto bello e doveroso».

Qual è il rapporto con il ds Gianni Califano?
«Conosce bene il calcio, è appassionato come me: capita che il nostro "ufficio", in questo periodo, sia il giardino esterno del Round Cafè perché questo non è solo un lavoro, è una malattia».

La nuova maglia come sarà?
«La prima e la seconda saranno semplici, forti, pure e senza "ghirigori": rosso, bianco, rosso. Il Varese è questo, e questo ci dà identità. E' fondamentale dare continuità nella semplicità della scorsa stagione. Hanno fatto un grande lavoro al Città di Varese e la continuità passa dai valori e dalle piccole cose come la maglia. La terza divisa? In società abbiamo un'idea: vedremo». Magari i tifosi potrebbero essere coinvolti proprio per decidere quest'ultima: chissà...

Si parla, ovviamente, di mercato. Della punta: «Abbiamo tanti giocatori veloci, dovremmo consegnare al mister una punta esplosiva e una più strutturata: speriamo di chiudere a breve per almeno per una delle due». Di Donato Disabato: «Può giocare play, mezzala, trequartista... Questa è la sua caratteristica importante. Si dice sempre "prima l'uomo e poi il giocatore" ma nel suo caso e nel caso di tutti i calciatori che abbiamo scelto finora, è davvero così. Vogliamo una squadra di tanti "Disabato"». Di Viscomi (che può arrivare tra oggi e domani): «Non fatemi dire nulla - aggiunge, anche per scaramanzia - se non che su di lui la penso come un tifoso del Varese a cui piacciono i giocatori che quando segnano o festeggiano con la squadra allungano la mano oltre la rete perché si sentono davvero tifosi». Scandola non lo dice, ma Disabato-Viscomi sarebbe la coppia perfetta da mettere sulla tessera dell'abbonamento per trascinare tutti allo stadio con l'identità, la carica, il tifo. Perché identifica i valori di questi colori in un volto.

Qual è il Varese più amato?
«Qualunque Varese, a me basta il nome. L'allenatore più importante è Sannino perché annullava le distanze e faceva scendere in campo tutti, il calcio più bello che abbiamo visto è quello di Maran, il giocatore che prendo come riferimento da portare in biancorosso è Nadarevic. Vorrei portarne al Varese altri così: li prendi dal nulla e poi li valorizzi in un ambiente e in una squadra che sono un trampolino di lancio senza eguali. Qui vogliamo fare così: fame, umiltà, ambizione».

Mister Sassarini è «un lavoratore che non ci ha fatto nomi, esiste una lista di giocatori funzionali al progetto su cui ci confrontiamo. Ha delle idee ben precise, il suo gioco è offensivo, le sue squadre vanno al tiro e calciano in porta e per questo ci sono in rosa giocatori come Lillo e Disabato. E sempre per questo abbiamo voluto Scampini che è intelligente e generoso, ha forza e sa impostare».

Resta un'ultima domanda su Antonio Rosati, che ha dato una spinta decisiva al ritorno dei biancorossi in D e che Scandola conosce bene per averci lavorato assieme: «Dà una mano importante per fare ripartire il Varese e dà soprattutto la spinta giusta perché ha dentro una scintilla, forse la voglia di chiudere un cerchio. A livello sportivo in questa città gli dobbiamo tanto». 

Andrea Confalonieri


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