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Calcio | 06 agosto 2020, 00:50

Cristiano Scapolo, un uomo di Lago in America: «Tornare a casa mi ricarica sempre. Ora sono pronto per la mia nuova avventura»

Il grande ex giocatore di Inter, Atalanta, Bologna, Napoli e Roma, classe 1970, ha passato del tempo nella sua Laveno in vista del suo nuovo impegno oltreoceano: allenerà la Primavera del Fc Cincinnati. «Porterò con me l'azzurro del Maggiore e i suoi meravigliosi tramonti»

Cristiano Scapolo, un uomo di Lago in America: «Tornare a casa mi ricarica sempre. Ora sono pronto per la mia nuova avventura»

Le diverse storie che si raccontano dei nostri connazionali che hanno scelto di trasferirsi negli Stati Uniti sono da sempre affascinanti e ricche di contenuti; da queste emerge come l’Italia abbia dato un notevole apporto di professionalità e conoscenza per il grande sviluppo culturale, economico, gastronomico, sociale e sportivo americano. 

Tra i tanti che hanno fatto fortuna nella grande nazione a stelle e strisce c’è un grande campione di calcio italiano, nato nella Portofino del Lago Maggiore. Chi nella provincia dei laghi non ha mai sentito parlare di Cristiano Scapolo, nato a Laveno Mombello il 5 ottobre del 1970?
Cristian (così è conosciuto "a casa") è stato un fortissimo centrocampista che ha giocato in serie A all’Inter, all'Atalanta, al Bologna, al Napoli e alla Roma, per poi terminare la carriera nel Legnano e a Meda 16 anni fa.

Dopo qualche breve esperienza da allenatore in Italia, nel 2006 Scapolo si è trasferito in America per l'AC Milan Academy Santa Clarita, dove negli anni ha fatto carriera ricoprendo incarichi prestigiosi come coach e team Scout. Per festeggiare (con un pizzico di anticipo!) l'ambito traguardo del cinquantesimo anno lo abbiamo sentito, in occasione di un rientro a Laveno per salutare i genitori, la sorella Raffaella e i nipoti Federico e Andrea.

«Quando ritorno sul Verbano mi ricarico - esordisce Cristian - è un luogo che piace anche a mia moglie, un'americana innamorata come tantissimi suoi connazionali del  nostro Paese»

Come va il calcio negli States?
Molto bene. Anche se non è il principale sport ha un bel seguito, diverte, certo è diverso dal calcio europeo, dove ci sono moltissimi interessi, televisivi e di marketing, per le società più importanti. Personalmente seguo le partite italiane, è un calcio diverso da quando giocavo, c’è stata anche in questo settore un'evoluzione: difficile fare confronti.

Parliamo di calcio femminile: sta avendo un buon riscontro a livello mondiale...
Sì è vero, anche in America sono tantissime le bambine che vanno nelle scuole calcio femminili. Abbiamo diverse stelle che giocano in Europa e sono molto forti, purtroppo però non è supportato dalla lega professionistica, anche se nei diversi college si gioca e sicuramente nel prossimo futuro usciranno altre calciatrici di talento che si faranno valere a livello mondiale. Seguo la nazionale italiana di Milena Bertolini e il Milan femminile dove gioca un talento naturale come Valentina Bergamaschi che conosco sin da bambina, quando iniziò a tirare i primi calci al pallone. Sia lei che il  fratello Mattia, che gioca nel calcetto a cinque, hanno una buona tecnica calcistica ereditata dal padre Giuseppe.

Come è iniziata la tua carriera calcistica?
Avevo nove anni e mi divertivo a palleggiare davanti al negozio di articoli sportivi di Domenico Parola, che è stato un calciatore glorioso della grande Spal. Domenico mi portò alla Condor Laveno, nei ragazzini; poi il grande passo, il salto all'Inter, di cui sono tifoso, dove ho trovato nel tempo Mereghetti, Marini, Trapattoni... Ho poi un grande e piacevole ricordo di Francesco Guidolin, che mi ha insegnato molte cose sia di calcio che di vita.

Hai due nipoti che giocano a calcio in Italia: un consiglio?
Difficile dare consigli. Andrea è un fortissimo portiere, finora non è stato fortunato. Si è fatto ben volere nel Varese in Eccellenza, poi le cose sono andate come tutti sapete. Andrea ha dei numeri, ma oggi non è facile... In più il ruolo del portiere è molto complesso. Credo che farà strada, deve trovare una società che gli dia fiducia e investa su di lui, poi si vedranno i risultati. Federico invece è ancora un adolescente, ma ha i numeri, gioca da centrocampista ed ha una buona visione di gioco.

Allora Cristian, torni in America super carico?
Certo! Questa settimana lavenese mi ha davvero ricaricato. Al mio rientro avrò un nuovo impegno: allenerò la primavera del FC Cincinnati. Una nuova esperienza. Ad accompagnarmi ci saranno sempre i colori dell’azzurro del lago e dei suoi spettacolari tramonti immortalati dalla passione fotografica di mia moglie. 

Claudio Ferretti


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