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Calcio | 02 agosto 2020, 17:14

Salvadè: «Oggi troppa tattica, mancano fantasia e sacrificio. Risento l'urlo del Franco Ossola esaurito e sogno il Varese in serie A»

"Gildone" Salvadè, icona biancorossa: «All'imbrunire risento le voci del Franco Ossola tutto esaurito per Varese-Bari, ma questa è la nostalgia dei miei primi cinquant'anni. Aspetto i prossimi cinquanta per andare a vedere il Varese in serie A nel nuovo stadio. Progetto serio, pazienza e amore porteranno lontano il club appena risorto»

Gildo Salvadè con la maglia biancorossa della stagione 1981/1982, quella del “casino organizzato” di Fascetti

Gildo Salvadè con la maglia biancorossa della stagione 1981/1982, quella del “casino organizzato” di Fascetti

Basta dire "Gildone" e ai tifosi biancorossi inizia a battere forte il cuore.

Gildo Salvadè, icona biancorossa, nasce a Vedano Olona sessant’anni fa e inizia giovanissimo nel vivaio del Varese Calcio, dimostrando subito doti straordinarie, potenza fisica e visione di gioco.
Mister Peo Maroso lo fece esordire da mediano e difensore in serie B a 17 anni: giocò in biancorosso dal 1976 al 1978, collezionando 12 presenze e segnando un gol. Dopo una breve parentesi al Genoa, il ritorno a Masnago dal 1979 al 1985, da leader e uomo-maglia con 168 presenze e 9 reti.

Finita questa seconda parentesi sotto al Sacro Monte, Salvadè andò alla Triestina e al Monza per poi ritornare ancora una volta al Varese dal 1989 al 1991 con 10 presenze e 2 reti. Totale di presenze in Serie B 217, di cui 190 nel Varese: un vero record e un esempio di attaccamento alla maglia e alla sua terra con pochi eguali.

Salvadè iniziò poi la sua seconda carriera, quella da allenatore, nelle giovanili del Varese, per poi spostarsi alla Varesina e a Cantello: Gildo ha fatto crescere ragazzi come Samuele Dalla Bona ed Emiliano Moretti, arrivati fino in serie A. Ma la vera perla biancorossa è stato Eros Pisano, che mister "Gildone" ha visto crescere ed esplodere: «All'inizio era un ragazzino. Veniva dall’Antoniana, aveva un buon tocco, ma fisicamente era poco dotato. Ricordo che aveva grinta da vendere, aveva voglia di fare e si allenava tantissimo. Poi Eros si è sviluppato tantissimo fisicamente e ha spiccato il volo per un buona carriera».

Abbiamo sentito Salvadè per sapere come sta e per parlare un po' di calcio, senza dimenticare ovviamente il suo Varese.

Mister, ci racconta qualche aspetto del calcio giovanile ai suoi tempi e come è cambiato oggi?
Una volta i ragazzi venivano segnalati dagli oratori, o nei campetti di periferia, non esisteva una vera scuola calcio. Ora invece è diverso. Spesso questi ragazzi spinti dai genitori si sentono dei piccoli campioncini in erba e non vivono le emozioni che avevamo noi. Si sentono già arrivati e i genitori entrano troppo spesso a gamba tesa sulle decisioni del mister. Questo non è educativo, perché il calcio è sofferenza e rinuncia: solo cosi si formano il carattere e la grinta.

Segue ancora il calcio professionistico?
Vedo qualche partita, guardo con interesse la nostra Nazionale, però il gioco non mi diverte più. Troppo tatticismo, troppi ragionamenti... Francamente era un altro gioco ai miei tempi, c'era più fantasia, usciva di più lo spirito di gruppo. Poi eravamo più uniti: basti pensare che i ritiri duravano un mese in cui ci si plasmava come squadra. Devo però dire che seguo il calcio femminile. Mi piacciono il gioco genuino e  lo spirito sportivo, si vede che non ci sono ancora troppi interessi.

Parliamo ora del nuovo Varese.
Direi che ci sono buone prospettive con questa nuova cordata. Varese ha una forte tradizione calcistica, un blasone, e ci sono molti tifosi che amano il calcio. Purtroppo, è stata per anni terra di conquista, spolpata e lasciata morire. Che tristezza vedere lo stadio cosi ridotto. Credo che questo sia un progetto serio: ci vorrà del tempo per costruire, ma con serietà e senza fare programmi a breve scadenza. Se ci saranno dirigenti seri che amano il calcio e il Varese, si potrà vedere qualcosa di bello. Però bisogna fare il passo giusto e non scialare troppo.

Cosa fa adesso il Gildone?
Mi diverto ad andare a pescare sul Lago Maggiore e sul Tresa. Ogni tanto abbocca qualche luccio perca che cucino con gli amici. Poi vado a funghi per i bellissimi boschi del Varesotto, però son sincero: all'imbrunire la nostalgia mi assale e risento le voci dei tifosi biancorossi dello stadio, di un Varese-Bari tutto esaurito... Che ricordi... Ma queste sono le nostagie dei miei primi sessant’anni, aspetto i prossimi cinquanta per andare a vedere il Varese in Serie A primo in classifica con uno stadio nuovo.

Claudio Ferretti


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