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Varese | 26 luglio 2020, 10:33

FOTO. Tutta la magia della vecchia funicolare al Campo dei Fiori. «Costava una lira e mezzo (4 euro) e il viaggio durava 11 minuti»

Viaggio nella stazione accanto al Grand Hotel chiusa 67 anni fa: è il 35° bene più votato nella classifica dei luoghi del Fai, il primo in provincia. Fatta in pietra, restava aperta dalle 7 alle 23 ed era dotata di bar: i gioielli del Campo dei Fiori tornino a splendere per una rinascita turistica che non può attendere

Varesini ammirati davanti alla stazione della vecchia funicolare al Campo dei Fiori (foto Chiodetti)

Varesini ammirati davanti alla stazione della vecchia funicolare al Campo dei Fiori (foto Chiodetti)

I varesini si appassionano di nuovo alla storia della funicolare di Campo dei Fiori e votano affinché la stazione sommitale sia al più presto restaurata e la linea rimessa finalmente in funzione, a distanza di 67 anni dall’inopinata chiusura. Il capolavoro architettonico di Giuseppe Sommaruga, adiacente il Grand Hotel e il ristorante Belvedere, ha infatti superato i mille voti nella speciale classifica dei “Luoghi del cuore”, il censimento nazionale che il Fai (Fondo ambiente italiano), in collaborazione con Intesa Sanpaolo, svolge da dieci anni e ha raccolto finora oltre 650mila adesioni. La stazione della funicolare di Campo dei Fiori è al 35° posto tra i beni italiani, prima tra quelli votati della provincia di Varese, che comprendono la “gemella” di Ghirla, sulla linea della storica tranvia di Luino, il Castello di Belforte e l’abitato di Monteviasco. Un risultato finora più che lusinghiero, considerando le meraviglie disseminate nel nostro Paese, dal Castello di Sammezzano, in testa alla classifica, alla città di Bergamo o alla magnifica Scala dei Turchi di Realmonte, provincia di Agrigento.

Si potrà votare fino al 15 dicembre di quest’anno, sia firmando il modulo apposito (a Varese, per esempio, in Galleria Ghiggini), sia online, collegandosi al sito del Fai www.iluoghidelcuore.it e segnando la propria preferenza. Al termine del censimento i primi tre beni classificati saranno premiati, a fronte della presentazione di un progetto concreto di recupero, con 50, 40 e 30mila euro e al vincitore sarà dedicato un video promozionale curato dal Fai. 

Intanto i dinamici e agguerritissimi giovani del Fai di Varese, capeggiati da Giulia Pozzi e Marco Colnago, hanno organizzato ieri un racconto-narrazione alla stazione, che fu inaugurata nel 1911 - più alta funicolare d’Italia - su progetto di Sommaruga incaricato dalla Società dei Grandi Alberghi Varesini fondata nel 1907 per dotare la città di hotel che oggi definiremmo a cinque stelle, il Palace di Colle Campigli e, appunto, la struttura di Campo dei Fiori. Si replicherà, Covid permettendo, il 19 settembre, alle 17,30 e alle 18

La stazione, composta da un edificio a pianta quadrata, si sviluppa su due piani fuori terra e uno interrato: al livello inferiore c’erano i motori e le apparecchiature, al piano terra la sala d’attesa dotata di un piccolo bar e di biglietteria, mentre al piano superiore era collocato l’alloggio per il macchinista. È un edificio originale, che mescola l’uso della pietra, a riprendere la collocazione montana, e lo slancio raffinato della facciata.

«La “cittadella” di Campo dei Fiori nacque in un clima acceso dal Positivismo, dalla fiducia nella scienza e nella tecnica, che diede un grande impulso ai trasporti. Nasceva una nuova borghesia industriale che si sostituiva alla nobiltà, la prima a godere della villeggiatura fuori porta. La Società dei Grandi Alberghi Varesini nacque per incrementare il turismo di élite da una parte, ma anche per consentire a tutti di fruire delle bellezze naturali del Varesotto», ha spiegato l’architetto Marco Colnago, davanti alla stazione e al Grand Hotel.

«Salire in funicolare costava una lira e mezzo, circa 4 euro, un prezzo abbordabile anche ai meno abbienti, la vettura impiegava undici minuti dalla stazione di valle e c’erano corse ogni venti minuti, con l’orario che andava dalle 7 alle 23 in estate e fino alle 22 nelle altre stagioni. A Campo dei Fiori, oltre al Grand Hotel, si trovava anche il ristorante Belvedere, dotato anche di un piccolo bar per chi voleva soltanto pranzare con un panino e un bicchiere di vino. Il Belvedere chiuse nel ’58, lo stop alla funicolare cinque anni prima aveva fatto crollare la clientela. Il grande albergo cessò di esistere dieci anni dopo. Vinceva, purtroppo, il traffico su gomma».

La narrazione del Fai ci ha consentito di ammirare anche il maestoso ingresso del Grand Hotel, dove il Sommaruga in un primo tempo pensava di far arrivare la funicolare, nel rispetto dell’idea di un “edificio-macchina” cara agli architetti del tempo tra cui il visionario Sant’Elia. Poi il rumore del motore e la popolarità del mezzo fecero cambiare il progetto e si optò per un edificio a sé stante, la stazione appunto, costruita utilizzando il materiale del luogo, la pietra, mescolata al cemento -novità per l’epoca - che si prestava a plasmare le eclettiche decorazioni del liberty italiano, lo “stile floreale” emblema della Belle époque.

Il grande “cornabò”, cervo volante, aggrappato a uno dei giganteschi capitelli della colonna che sostiene la volta d’ingresso dell’albergo, dimostra quanto Giuseppe Sommaruga fosse attento a ciò che la natura gli suggeriva, “citandola” a più riprese negli ornamenti delle sue stupende creature. La speranza di tutti i votanti è che i gioielli di Campo dei Fiori tornino a risplendere al più presto, in nome di una rinascita turistica che non può più attendere.

Mario Chiodetti

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