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Hockey | 25 luglio 2020, 18:40

Lettera aperta su Mastini e palaghiaccio. Prima i posti di lavoro, il vivaio e il futuro: per sognare c'è sempre tempo

L'OPINIONE. Trasferimento a Milano o Como, magari senza pubblico: ma a che prezzo? Il presidente Matteo Torchio ha mostrato visione e cuore: qualunque decisione, sarà quella giusta per i Mastini. L'inagibilità non è responsabilità del Comune, la tutela dei posti di lavoro - bar compreso - sì

Lettera aperta su Mastini e palaghiaccio. Prima i posti di lavoro, il vivaio e il futuro: per sognare c'è sempre tempo

I Mastini ci hanno dato tanto, forse tutto, nell'ultima stagione e in piccolo abbiamo provato anche noi a fare altrettanto, ed è per questo che ci permettiamo di scrivere questa lettera aperta dove l'unica cosa che veramente conta sono i sentimenti e, in primis, la lealtà e la verità, doti che l'hockey su ghiaccio, dove non esistono sotterfugi e scorciatoie, incarna fedelmente a costo, a volte, di regolare i conti sul ghiaccio, da uomini a uomini, subendo ferite e penalità che sono nulla di fronte alla difesa della dignità. Meglio un pugno nello stomaco che fa male, se è necessario, di un sorriso finto e ipocrita

Abbiamo sottolineato ieri che nell'incontro tra il sindaco Galimberti ed associazioni e società che gravitano al palaghiaccio e saranno costrette a spostarsi su una pista provvisoria o in altre piscine per via dell'agibilità dell'impianto, non era presente il presidente dei Mastini Matteo Torchio, «punto di riferimento fondamentale dell'ultima stagione e non solo». Forse avremmo dovuto aggiungere che Torchio non era presente perché quasi dall'altra parte d'Italia, in Abruzzo, e che al suo posto i Mastini erano comunque ben rappresentati: lo facciamo ora, chiedendo scusa se abbiamo lasciato intendere che la sua assenza fosse dovuta ad altro, magari a un disimpegno. Tutt'altro: quella frase c'è il più grande attestato di stima e fiducia nei confronti di Torchio di cui siamo capaci. «Punto di riferimento fondamentale dell'ultima stagione e non solo»: abbiamo seguito Torchio in momenti difficili, e faremo altrettanto ora, fino in fondo

Se per esempio Matteo Torchio e la società decidessero che, senza poter contare sul pubblico e senza una pista regolare in città per poter permettere di giocare alla prima squadra le partite di campionato, la via più coerente e sana fosse quella di preservare l'attività del settore giovanile, privandosi per un anno del vertice, con il cuore gonfio di dolore diremmo che Torchio ha ragione. E semplicemente perché crediamo che un intero campionato dei Mastini disputato a Milano o a Como andrebbe contro la storia, contro il pubblico e perfino contro le casse di una società che, solo per trasferirsi all'Agorà con cadenze regolari, vedrebbe triplicare i costi, già inevitabilmente gonfiati da tutte le norme anti-virus a cui attenersi e dall'assenza degli abbonamenti o degli spettatori, almeno finché non ci sarà un'inversione di tendenza che nell'hockey non pare dietro l'angolo.

L'immagine di Torchio in lacrime sotto la curva a Merano è quella di un uomo che sente la responsabilità suprema nei confronti di un pubblico e di un movimento che non potrebbe mai tradire. Il Torchio che abbiamo imparato a conoscere, anche tramite confronti forti perché parliamo pur sempre di hockey e non di calcio balilla, non partirebbe mai all'avventura, non tessererebbe giocatori e allenatori importanti senza avere una vera casa o magari un budget - che rischia di esplodere per via della doppia emergenza (virus-Palalbani inagibile) - capace di coprire un'intera stagione, dal primo all'ultimo giorno dell'attività. Il Varese e Varese si rispetta innanzitutto così.

Quel "punto di riferimento fondamentale dell'ultima stagione e non solo" è un punto, non una virgola o una parentesi. Ed è un punto messo qui, e ora, perché Torchio non si senta solo nella decisione da prendere per il bene e il futuro di tutti. E' un punto fermo anche dopo aver sentito dalla sua voce per la milionesima volta nell'ultima stagione che ragazzini e vivaio sono la linfa che ha permesso al Varese di rimanere in vita anche senza una grande o piccola prima squadra. 

Sul palaghiaccio abbiamo le nostre idee, e cioè che l'uscita dei vigili del fuoco e l'inagibilità della struttura per le mancanze riscontrate, o le indagini delle autorità competenti, non siano affatto responsabilità dell'amministrazione comunale. E che per il futuro di Varese, del ghiaccio e di tutti quelli che verranno dopo di noi sia più importante ritrovarsi con un impianto moderno e a norma per i prossimi cent'anni che continuare a fare salti carpiati mortali come ne sono stati compiuti da chi ha tenuto in piedi il Palalbani per anni.

Ci sono i lavoratori da tutelare, anche quelli di un bar di cui tutti sembrano essersi dimenticati. Ci sono gli atleti a cui trovare una nuova pista o una nuova piscina: queste sono le missioni che il Comune non può fallire e su cui lo giudicheremo. Nessuno di quelli che avevano un lavoro al palaghiaccio può essere lasciato per strada: è l'unica cosa che conta. Se poi non avremo Santino Pellegrino o Max Ansoldi e una squadra da sogno anche nella prossima stagione, ce ne faremo una ragione. Prima il lavoro e la vita delle persone, o la sostenibilità economica di una società, poi tutto il resto. In tempi di emergenza, si fa così.

E seguiremo Matteo Torchio. 
Perché ci fidiamo di lui e per quello che ha dentro: un Mastino all'altezza del cuore.

Andrea Confalonieri


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