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Calcio | 16 luglio 2020, 01:01

Vincenzo Pillon, il portiere highlander compie 70 anni: «Smettere? Mai. Anzi: sono sul mercato…»

Buon compleanno ad una leggenda dei campi da calcio varesini: dalle giovanili del Varese alle partite con gli amici e i tornei estivi con il figlio Alessandro, passando per il ritorno in campo nel 2014 in Terza categoria, una vita intera di amore e passione per il gioco più bello che c’è

Vincenzo Pillon - qui e nella galleria fotografica in un classico "ieri e oggi" - con il suo abbigliamento preferito: quello da numero 1

Vincenzo Pillon - qui e nella galleria fotografica in un classico "ieri e oggi" - con il suo abbigliamento preferito: quello da numero 1

Impossibile non conoscerlo o riconoscerlo. Tanti hanno giocato insieme a lui, tantissimi lo hanno affrontato e provato a battere, tutti lo hanno visto in campo almeno una volta, difendendo da leone i pali della sua porta e impostando l’azione con il suo mancino telecomandato: al torneo della Rasa o a quello del Castello di Belforte, il martedì allo stadio o il giovedì a Barasso, con i seniores in Svizzera o con il gruppo storico a Brenno.

L’identikit è chiaro e porta a Vincenzo Pillon, una leggenda del calcio varesino che oggi, giovedì 16 luglio, compie 70 anni.

Un traguardo importante e, con ogni probabilità, l’età giusta per appendere scarpe (e guanti) al chiodo... «Ma neanche per sogno - la risposta secca, da autentico highlander - Anzi, ti dirò di più: sono sul mercato degli svincolati. Se ci fosse qualche squadra che deve risolvere un’emergenza in porta, mi chiami pure: valuterò l’offerta».

IL SEGRETO È (DA 44 ANNI) AL SUO FIANCO

Scherza, Pillon. O forse no: in molti ricorderanno che nel 2014 firmò per la Lavena Tresiana in Terza categoria, giocando una decina di partite quando la carta d’identità segnalava 64 primavere sulle spalle.

Oggi come detto le primavere diventano 70, ma proprio come allora il numero 1 dei numeri 1 non le sente affatto: «Domenica ho giocato a Barasso, 8 contro 8, insieme al Papo (Silvio Papini, anche lui eterno campione) e altri amici… Un gruppetto che si è creato un annetto fa, ci sono tanti ex giocatori, il livello è buono, ci divertiamo. Il martedì in genere sono sul campo del castello di Belforte con il gruppo storico con cui giocavo negli anni 80 a Brenno e spesso salta fuori anche una terza partita in settimana, c’è sempre qualcuno che mi chiama e io rispondo presente. Ci tengo a restare in forma: durante il lockdown non ho potuto giocare ma sono uscito ogni giorno a correre nel bosco dietro casa insieme a Valentino, il mio inseparabile cane boxer. E da quando hanno riaperto i campi, sono subito tornato tra i pali: mi piace, è più forte di me, è sempre stata la mia passione». 

Il “segreto” di questa carriera infinita? La moglie Piera, sua prima tifosa: «Non smetterò mai di ringraziarla per la sua pazienza e il suo supporto. Certo, ogni tanto mi fa “il mazzo”, ma ci vogliamo un sacco di bene e il primo agosto festeggeremo 44 anni di matrimonio. Diciamo che ormai è abituata…». 

QUESTIONE DI FAMIGLIA

Un’enorme passione che papà Vincenzo ha trasmesso a suo figlio: «Sì, anche Alessandro (grande bomber del calcio varesino, più di 230 gol dall’Eccellenza alla Seconda categoria) gioca tuttora: in Svizzera, con i seniores, gli over 40. Se fa ancora gol, mi chiedi? - ecco l’orgoglio del babbo, pari a quello per la figlia Veronica, che da 15 anni vive e lavora a Lanzarote - Certo che sì, e da due anni vince il campionato con la sua squadra, il Cri Lugano, buttandone dentro 35/40 a stagione. Anche lui ama il calcio e quindi prosegue. E il giovedì spesso si unisce a noi e giochiamo ancora insieme». 

Una passione che ora nonno Vincenzo sta trasmettendo anche al nipotino: «Leonardo ha 4 anni, l’ho indirizzato subito allo “sport di famiglia” e con il pallone se la cava già. Ha fatto i primi allenamenti in palestra con la Valceresio e quando viene da me giochiamo sempre: si mette in movimento e calcia bene, anche al volo; io ovviamente faccio il portiere, così mi allena. L’unica pecca è che tira col destro e quindi credo non porterà avanti la tradizione dei mancini di casa Pillon».

«IL VARESE? CORAGGIO E SERIETÀ»  

Inevitabile una battuta sul Varese, la squadra con cui ha iniziato la lunga carriera da giocatore, che lo ha portato dalle giovanili alla Primavera biancorossa fino a girare un po’ ovunque nel Varesotto (Tradate, Brenno, Besozzo, Viggiù, Gavirate) e fuori provincia (Cuneo e Fanfulla), per poi rivestire il ruolo di allenatore in varie società del territorio (a Viggiù, alla Belfortese, alla Cassiopea, a Tradate, Cantello e Arcisate; in Prima, Seconda e Terza categoria con i grandi, nei settori giovanili e nelle scuole calcio, anche da preparatore dei portieri): «Spero per tutti noi tifosi in una società seria, che faccia e non prometta. Un punto fondamentale sarà ricostruire il settore giovanile. L’anno scorso ho guardato un po’ di partite del Città di Varese ed ero certo avrebbe vinto il campionato; un bel gruppo, che ha capito il valore di giocare di fronte ai tifosi biancorossi: del resto indossare quella maglia, in qualunque categoria, ha un significato speciale. L’occasione di fare il salto in Serie D era da cogliere e sono curioso di vedere chi arriverà - conclude Pillon - mi piacerebbe una squadra con tanti varesini. Ma, ripeto, l’importante è che venga impostato un progetto sano, che sia coraggioso ma anche e soprattutto attento a fare il passo lungo quanto la gamba». 

Un paio di scatti d'epoca gelosamente conservati da Pillon: sopra, nella Primavera del Varese 1968; sotto, in maglia Ignis Varese 71-72

 

Gabriele Galassi


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