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Economia | 15 luglio 2020, 17:23

Frangi (Confcooperative Insubria): «Oggi c'è ancora più bisogno di ripartire dal bene comune e dal territorio»

L'associazione terrà la propria assemblea provinciale, in presenza. venerdì alle Ville Ponti: «Avevamo convocato l'assise il 6 marzo, sembra passata un'epoca. Non usciremo dalla crisi reclamando sussidi per tutti o costruendo muri, serve un grande sforzo collettivo»

Frangi (Confcooperative Insubria): «Oggi c'è ancora più bisogno di ripartire dal bene comune e dal territorio»

Dopo il rinvio dovuto al lockdown, si terrà venerdì 17 luglio, dalle 16 alle Ville Ponti di Varese, l'assemblea provinciale di Confcooperative Insubria.

Titolo della giornata "Costruttori di bene comune. Imprese, persone e comunità"; in programma la relazione del presidente di Confcooperative Insubria Mauro Frangi, alcune testimonianze in materia di bene comune, la relazione di Mauro Gardini presidente di Confcooperative e quindi l'elezione dei nuovi vertici dell'associazione.

«Oggi più che mai - sottolinea Frangi - c'è bisogno di costruire il bene comune, caratteristica che è già nel Dna del mondo cooperativo ma che rappresenta una sfida che nel contesto attuale è ancora più impegnativa. Le imprese devono ripensarsi ma soprattutto rafforzarsi attraverso le patrimonializzazioni ma anche attraverso percorsi di aggregazione. Un'altra sfida è quella di rafforzare ancora di più il legame tra le cooperative, il territorio e la comunità. Le associazioni come la nostra devono accompagnare le imprese in questo percorso, la rappresentanza fine a sé stessa non ha più ragione d'essere». 

Il mondo cooperativo varesotto torna quindi a confrontarsi in presenza e non più soltanto via web.

«Avevamo convocato l'assemblea il 6 marzo scorso, sembra passata un'epoca - prosegue il presidente di Confcooperative Insubria - in pochi mesi sono cambiate tante cose. Abbiamo sperimentato qualcosa di inedito, abbiamo perso le certezze sulle cose che normalmente diamo per scontate: la salute, la famiglia e gli affetti, il lavoro, i progetti per il futuro. Siamo entrati tutti in una dimensione inattesa e mai sperimentata prima, dentro la quale ci sentiamo più fragili ed impauriti e percepiamo la fragilità delle nostre strutture imprenditoriali. Nessuno sa come finirà, come e quando ne usciremo. Chiunque pensa di poter prevedere quali saranno gli esiti finali di questa crisi, di solito sta semplicemente elencando proprie speranze, mascherandole come previsioni sul futuro. Ci troviamo in un mondo nuovo. Potranno succedere cose inaspettate in tutti gli ambiti».

Come ha affrontato Confocooperative Insubria questi mesi di lockdown?

«In questi lunghissimi mesi Confcooperative Insubria ha profuso un impegno straordinario per essere fattivamente e concretamente al fianco delle cooperative aderenti, con una pluralità di azioni ed iniziative. Inizialmente focalizzate soprattutto sulla gestione dell’emergenza. Abbiamo lavorato per garantire alle cooperative aderenti tutti i servizi e le azioni di supporto necessarie ad affrontare questa emergenza inattesa, profonda, lunga. Abbiamo lavorato soprattutto sui temi più urgenti: l’accesso e la fruizione degli ammortizzatori sociali, la moratoria dei debiti bancari, le urgenze connesse al reperimento dei DPI per le imprese che hanno continuato a lavorare garantendo servizi essenziali alla collettività e alle persone più fragili, il supporto a fronte delle molteplici normative di tipo sanitario, operativo, tributaria. In una fase successiva, abbiamo iniziato a immaginare azioni per contribuire a costruire il futuro delle nostre imprese. Accompagnandole nell’accesso al credito e alla liquidità necessaria così come nella riprogettazione dei loro servizi e attività».

L'assemblea in programma venerdì a Varese sarà chiamata ad eleggere i vertici dell'associazione che saranno in carica per il prossimo quadriennio. 

«Nonostante le difficoltà, il rispetto di tutte le misure di sicurezza sanitaria e di “distanziamento” previste, le mascherine a nascondere i visi ma non gli “occhi” dei cooperatori, sarà un momento molto partecipato in cui ci ritroveremo finalmente tutti insieme per condividere programmi e azioni per ri-costruire il nostro futuro, quello delle nostre imprese e quello delle nostre comunità - spiega Frangi - un futuro che sarà difficile. Perché non ci facciamo illusioni. Non torneremo rapidamente al “mondo di prima”. Il Paese attraverserà una lunga recessione. Quando ci sarà, il rilancio non sarà certo omogeneo e non riguarderà tutti allo stesso modo. La maggior parte delle micro, piccole e medie imprese non recupererà il gap in breve tempo. Hanno una situazione patrimoniale e dimensionale che non consente loro rimbalzi rapidi e veloci. Molte imprese conosceranno difficoltà per lungo tempo e non torneranno rapidamente ai livelli precedenti. Molte persone perderanno il loro lavoro e per tante famiglie i problemi aumenteranno. Aumenteranno le disuguaglianze e cresceranno i bisogni insoddisfatti delle persone e dei cittadini. Ancora di più rispetto a quanto è avvenuto in questi mesi difficili. Non ne usciremo reclamando “sussidi per tutti” o costruendo muri per difenderci “dai nemici”. Dovremmo averlo imparato tutti in questi mesi: non ci si salva da soli. Serve un grande sforzo collettivo».

“Costruttori di bene comune”, non a caso, è il titolo dell'assemblea che era già stato scelto prima dell'epidemia, per affermare la ragion d’essere dell’impresa cooperativa.

«Ora assume la caratteristica di una sfida, inedita e difficile. La sfida di essere all’altezza, con le nostre imprese e le loro iniziative, dei bisogni di questa fase difficilissima. Di essere capaci di “dare una mano”, costruire coesione sociale e legami di comunità, generare prospettive per le persone di continuare ad avere un lavoro, produrre reddito, costruire ricchezza. Sappiamo che, ora che siamo chiamati a giocare questa “sfida” di contribuire alla ricostruzione dello sviluppo economico e sociale del Paese, le nostre imprese sono molto più fragili di quanto lo erano prima della pandemia. Le imprese cooperative usciranno da questa emergenza più deboli. Molte avranno lasciato sul campo quote di fatturato, redditività, occupati. Saranno ancora più fragili ed esposte sotto il profilo finanziario. La debolezza della capitalizzazione e la fragilità finanziaria di molte imprese sarà accentuata dai debiti fatti per sopravvivere, per garantire sostegno ai propri soci, dalla necessità di mettere mano al grande patrimonio intergenerazionale delle riserve indivisibili per sopravvivere. Sarà, perciò, ancora più di ieri, un tempo in cui la coesione del nostro sistema di imprese sarà chiamata a fare la differenza». 

Matteo Fontana

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