/ Economia

Economia | 07 luglio 2020, 08:00

Quanto è pulita realmente l’acqua che utilizziamo ogni giorno?

Il divieto di utilizzo dell’acqua sancito nel Varesotto a causa della presenza di idrocarburi nella rete idrica fa sorgere spontanea la domanda relativa al livello effettivo di pulizia dell’acqua che usiamo tutti i giorni

Quanto è pulita realmente l’acqua che utilizziamo ogni giorno?

Il divieto di utilizzo dell’acqua sancito nel Varesotto a causa della presenza di idrocarburi nella rete idrica fa sorgere spontanea la domanda relativa al livello effettivo di pulizia dell’acqua che usiamo tutti i giorni. A giugno i sindaci di Varese, di Barasso e di Comerio hanno emesso un’ordinanza di urgenza che proibisce l’uso dell’acqua in seguito alla scoperta di tracce di inquinamento rilevate nelle falde acquifere da cui dipendono alcuni rioni della zona. Gli idrocarburi riscontrati hanno provocato il superamento della soglia di potabilità, ma per il momento non è ancora stata identificata l’origine del problema. Ecco perché è stato proibito alla popolazione l’uso dell’acqua del rubinetto per cucinare.

Perché le falde acquifere sono inquinanti

La fonte di inquinamento più comune per le acque dolci deve essere individuata nelle sostanze tossiche e chimiche che provengono dagli scarichi di rifiuti non trattati. Oltre ad esse, è necessario tenere in considerazione la fuoriuscita dai terreni agricoli di diverse tipologie di scorie, tra le quali i pesticidi, e la deposizione atmosferica, senza dimenticare gli effluenti industriali e i fanghi di depurazione. Ma non è tutto, perché le acque dolci – sia quelle di superficie che quelle sotterranee – sono contaminate anche da sostanze nutritive, da inquinanti organici persistenti e da metalli pesanti: una varietà notevole di sostanze tossiche e chimiche i cui effetti, come si può ben intuire, non possono che essere negativi dal punto di vista della salute umana, visto che le acque sotterranee costituiscono una componente importante dell’approvvigionamento idrico.

I controlli di sicurezza

Il caso di Varese dimostra che sull’acqua del rubinetto vengono eseguiti controlli di sicurezza specifici e accurati. Il riferimento normativo in materia va individuato nel D. Lgs. n. 31 del 2001, in cui sono elencate tutte le analisi che, una volta che è stata resa potabile l’acqua, devono essere effettuate. Ovviamente non si parla solo dell’acqua da bere, ma anche quella con cui ci laviamo le mani, quella che usiamo per cucinare (quando prepariamo il pane in casa, il brodo di pollo o il minestrone) e quella che usano le aziende del settore alimentare per tantissimi prodotti, dai succhi di frutta alle vellutate pronte, dalle bevande gassate ai dolci.

L’analisi delle acque

È il gestore stesso della rete idrica a provvedere all’analisi delle acque. Nel momento in cui le verifiche effettuate dovessero dimostrare che l’acqua non è potabile, l’erogazione viene interrotta o, come è avvenuto a Varese, viene diffusa la notizia che l’acqua non potrà essere usata per un determinato periodo di tempo. Anche l’autorità sanitaria effettua delle analisi, o meglio delle controanalisi: si tratta delle analisi esterne che spettano ai dipartimenti di prevenzione e che vengono eseguite negli stessi punti in cui si sono svolte quelle del gestore della rete idrica.

I fanghi di depurazione

Tra le sostanze che possono compromettere la qualità delle falde acquifere ci sono i fanghi di depurazione imbottiti, cioè quelli che provengono dai processi di trattamento delle acque reflue agroalimentari, industriali o civili. Qualora le falde siano inquinate da inquinanti organici, la situazione risulta piuttosto rischiosa per la presenza di rifiuti di cui non si può conoscere l’origine. Anche le acque reflue urbane possono inquinare quelle sotterranee nel caso in cui non siano trattate o, comunque, siano trattate da impianti vecchi. Esse possono essere veicolo di patogeni microbici da cui si può scatenare la propagazione di vari tipi di malattie.

Come vengono pulite le falde

Le pompe per aspirazione fanghi rappresentano lo strumento ideale per la pulizia delle falde. Si ricorre ad esse per gli impianti di depurazione delle acque, e in particolare per lo smaltimento di fanghi densi che sono il risultato di lavorazioni industriali. Le pompe per fanghi, inoltre, possono essere impiegate per i dispositivi che servono alla rilevazione del livello di inquinamento delle falde acquifere. E non è tutto, perché la varietà di applicazioni possibili è molto ampia: questi dispositivi vengono impiegati per l’aspirazione delle acque reflue come di quelle pulite. La movimentazione di liquidi abrasivi è un’altra opportunità che può essere sfruttata, sempre a condizione che vengano selezionati i materiali più adatti per le membrane e per il corpo pompa.

Il trattamento delle acque

L’uso delle pompe industriali per acqua e fanghi varia a seconda della tipologia dello strumento: ci sono soluzioni a doppia membrana, per esempio, che oltre ad aspirare l’acqua sono in grado di dosare le sostanze chimiche necessarie per il trattamento delle acque, quali i polielettroliti, il cloruro ferrico, il bisolfito di sodio e l’ipoclorito di sodio. Qualunque sia il tipo di inquinante o di sostanza chimica presente nelle acque, una pompa idraulica è in grado di favorire la loro movimentazione, sempre che le parti che sono a contatto con il fluido siano configurate in modo appropriato: si pensi non solo alle membrane, ma anche alle guarnizioni e alle sfere.

Richy Garino

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore