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Storie | 02 luglio 2020, 10:19

LA STORIA. «Gli stranieri si stupiscono delle bellezze di Varese. E affrontano questo momento con più serenità»

Deborah e Massimiliano Restelli gestiscono l'Hotel di Varese, un piccolo scrigno di semplicità e varesinità nel cuore del capoluogo: «Durante il lockdown abbiamo smesso di contare dopo 635 prenotazioni cancellate ma adesso vediamo una luce. Abbiamo riaperto senza ansia di riempire, pensando alle persone che lavorano con noi»

LA STORIA. «Gli stranieri si stupiscono delle bellezze di Varese. E affrontano questo momento con più serenità»

«Durante il lockdown per il Coronavirus siamo arrivati a 635 prenotazioni cancellate e poi abbiamo smesso di contare...». A parlare è Deborah Restelli che insieme al fratello Massimiliano gestisce l'Hotel di Varese di via Como, un piccolo scrigno di storia varesina nel cuore della città aperto nel 2011 per passione in una suggestiva villa in stile liberty. Una bella sfida che Deborah e Massimiliano, titolare anche dell'Enoteca San Vittore, stanno vincendo.

«Dal buio però si è accesa una luce di speranza e, nella seconda settimana di riapertura, abbiamo già riempito 13 camere su 21 - prosegue Deborah - lavoriamo al 95% con stranieri che arrivano dalla Svizzera, dalla Francia ma anche dalla Norvegia e dall'Olanda, anche se in questi giorni abbiamo qualche italiano in più. Tutti loro qui possono respirare l'essenza della varesinità: ci sono infatti dieci persone che lavorano con noi e la più lontana arriva da Bisuschio. Nel momento in cui abbiamo riaperto, abbiamo pensato soprattutto a loro, non certo all'ansia di riempire le camere».

E la varesinità si vede anche dagli arredi. La sala relax è infatti abbellita dalle opere dell'artista Silvio Monti e i prodotti serviti ai clienti vanno dalla birra Poretti alle Grappe di Angera, passando per i cioccolatini Lindt. Ma i veri pezzi pregiati, e indimenticabili, da sorseggiare nel silenzio del giardino arrivano da Massimiliano e dalla sua enoteca. «E' lo stesso nostro nome a rimarcare la nostra appartenenza al territorio» spiega Deborah con un sorriso.

«E' stupefacente - continua - come tutti gli stranieri restino meravigliati della nostra città e da un territorio bellissimo che non si aspettano di trovare, ma che una volta arrivati qui li cattura completamente pur non avendo letto in precedenza il nome di Varese da nessuna parte. Dopo il Covid una città come Varese risente meno della crisi del turismo di quanto magari faccia una località molto più nota come la nostra vicina Como. Varese invece può solo crescere».

«Ho avuto ospiti - conclude Deborah - che sono rimasti stregati dalle mostre a Villa Panza e da quella di Guttuso. Ma, una volta terminata la visita alle esposizioni, hanno scoperto tante altre bellezze del nostro territorio. Ad esempio un gruppo di norvegesi, che ogni anno visita la nostra provincia, è innamorato dei Giardini Estensi e del Sacro Monte. Apprezzano moltissimo infatti, quando tornano in struttura, il giardino del nostro hotel, la sua pace e il relax che dona loro. Devo dire che il nostro lago attira un po' meno ed è un po' penalizzato, forse per le poche infrastrutture presenti». 

Dopo il lockdown un segnale di speranza e ottimismo arriva anche da una considerazione: «Molti ospiti che arrivano sono più sereni di noi italiani sulla situazione del Coronavirus - conclude Deborah - e ci trasmettono questa tranquillità di cui tutti abbiamo bisogno. Chi arriva qui deve trovare semplicità assoluta, sentirsi a suo agio anche nelle piccole cose e sapere che non ci sono problemi e la risposta a ogni richiesta è sempre sì».

Andrea Confalonieri

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