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Economia | 25 giugno 2020, 12:37

Rallenta l'export varesino. Il presidente di Univa: «Al Paese serve un progetto per rilanciare il made in Italy nel mondo, non il taglio dell'Iva»

I dati presentati dall'Unione degli Industriali della provincia di Varese mostrano un rallentamento complessivo delle esportazioni del 3,9% nel primo trimestre, rispetto al 2019, solo in parte attribuibile agli effetti della pandemia.

Rallenta l'export varesino. Il presidente di Univa: «Al Paese serve un progetto per rilanciare il made in Italy nel mondo, non il taglio dell'Iva»

Non il taglio dell'Iva ipotizzato dal presidente del Consiglio Conte, ma un piano ambizioso e di lungo periodo per rilanciare il Made in Italy nel mondo; è quello che chiede l'Unione degli Industriali della provincia di Varese dopo aver esaminato i dati disponibili più recenti delle esportazioni varesine riferite al primo trimestre 2020.

Gli ultimi dati provvisori sul commercio estero varesino sono relativi al periodo gennaio – marzo 2020 e mostrano un rallentamento complessivo dell’export rispetto a quanto registrato nello stesso periodo dell’anno prima. Questi dati fotografano solo in parte i primi effetti dell’epidemia di Coronavirus, che si attende avranno un impatto maggiore nei prossimi mesi. L’export della provincia ha raggiunto infatti 2,4 miliardi di euro, in diminuzione del -3,9% rispetto al primo trimestre del 2019 (dato che segue al -7,9% già registrato a fine 2019). Sul lato delle importazioni, si è registrata una crescita del +6,3%, che ha portato l’import a quota 1,8 miliardi di euro. Dinamiche che hanno generato un saldo commerciale ancora positivo (+0,5 miliardi di euro), ma in riduzione rispetto al primo trimestre del 2019 (-27,9%).

È questo il quadro che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Gli effetti dell’epidemia sono visibili soprattutto negli scambi con la Cina, primo paese che ha conosciuto il lockdown già da inizio anno e verso cui si registra una riduzione consistente dei flussi in entrata (-31%) e in uscita (-18,3%) dalla nostra provincia. A partire dal mese di marzo il lockdown ha riguardato anche gran parte delle nostre produzioni e si è allargato ad altri paesi, con effetti visibili sui dati settoriali. Sono, infatti, solo due i macro-settori che registrano un aumento dell’export nel periodo in esame: il chimico-farmaceutico e l’alimentare, tra le poche filiere che hanno potuto continuare l’attività lungo tutto il trimestre in esame.

Riguardo i mercati di riferimento, si evidenzia nel primo trimestre del 2020 un calo delle esportazioni verso l’Asia Orientale (-17,9% rispetto allo stesso periodo del 2019) che, come anticipato, sconta il crollo dell’export verso la Cina (-31%), primo paese colpito dall’epidemia di coronavirus. Verso le altre destinazioni gli effetti dell’epidemia sono parziali e riguardano le chiusure che si sono avute nel mese di marzo; ci si attende un maggiore impatto nei mesi successivi. Sono in riduzione, rispetto al primo trimestre del 2019, le esportazioni verso l’UE28 (-4,9%), ed in particolare verso la Francia (-9,1%) seconda destinazione di riferimento per i prodotti varesini. In leggero calo (-1,3%) anche l’export verso la Germania, primo mercato di riferimento. In diminuzione l’export anche verso gli altri paesi europei non appartenenti alla UE (-3,4%), l’America Settentrionale (-4,3%) e Centro-Meridionale (-6,3%) e l’Oceania (-10,5%).Per contro, cresce l’export verso il Medio Oriente (+9,8%), l’Asia Centrale (+4,1%) e l’Africa (+34,8%).

Gli effetti della pandemia e del lockdown imposto a partire da marzo emergono maggiormente dall’analisi degli andamenti settoriali, anche se l’impatto maggiore è atteso nei dati del secondo trimestre dell’anno, con il proseguire delle chiusure. Tutti i principali macro-comparti hanno, infatti, registrato una contrazione delle esportazioni, ad eccezione del chimico-farmaceutico e dell’alimentare, filiere ritenute essenziali che hanno potuto non interrompere la loro attività.Il settore metalmeccanico rispetto al primo trimestre del 2019 ha registrato una riduzione dell’export del -5,8% e dell’import del -9,5%. All’interno del settore tutti i comparti registrano una contrazione delle esportazioni, ad eccezione del comparto dei prodotti e apparecchi elettronici, che comprende computer e prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi.Anche il settore tessile, abbigliamento e pelletteria ha registrato una riduzione delle esportazioni (-10,3%) e delle importazioni (-8,4%) rispetto al primo trimestre 2019. In termini di export, la diminuzione riguarda tutti i comparti.Come anticipato il settore chimico-farmaceutico, rispetto al primo trimestre 2019, ha visto un aumento delle esportazioni (+8,1%), accompagnato da un incremento anche delle importazioni (+7,5%). Sono i flussi commerciali di prodotti farmaceutici che sono crescono (+47,8% l’export e +42,7% l’import). Viceversa, per i prodotti chimici l’export è pressoché stabile (-0,1%), mentre l’import è sceso (-6%), essendo funzionale a molte filiere bloccate per il lockdown. Il settore gomma e materie plastiche ha registrato una variazione negativa sia dell’import (-15,2%) che dell’export (-4,4%). La riduzione dei flussi commerciali ha riguardato sia gli articoli in gomma, che le materie plastiche.Tra i comparti più di nicchia, rispetto al primo trimestre del 2019, si è registrata una crescita delle esportazioni solo nell’alimentari e bevande (+4,4%)

«Il quadro che emerge dall’analisi del commercio internazionale della provincia di Varese nel primo trimestre 2020 - commenta il Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Roberto Grassi - è come la fotografia di un’altra epoca spazzata via dal Covid-19. Oggi navighiamo in tutt’altre acque, ben peggiori. Il dato però di un export varesino in arretramento già a inizio anno (dopo il -7,9% con cui si chiudeva il 2019) conferma la visione che come Sistema Confindustria abbiamo posto agli Stati Generali che si sono appena conclusi: il Paese stava arretrando già prima dello scoppio della pandemia. Dobbiamo dunque cogliere questa occasione che si apre con la possibilità dell’accesso a fondi europei senza precedenti per ripensare nel profondo la nostra politica economica e industriale con l’obiettivo di disegnare l’Italia che verrà nei prossimi anni. Servono progetti ambiziosi che sappiano guardare al prossimo decennio. Temporanei e limitati tagli dell’Iva non spostano di una virgola i problemi che da decenni attanagliano e bloccano la nostra crescita. O si mette mano ad una riforma generale e ampia del nostro fisco, oppure meglio lasciar perdere. Facciamo delle scelte per un piano di sviluppo di lungo periodo. Scegliere vuol dire darsi delle priorità, anche a costo di essere impopolari, ma giusti e lungimiranti. Sostenere la domanda è certo una necessità, ma facciamolo piuttosto con incentivi agli investimenti privati (Piano Industria 4.0), con una iniezione di domanda pubblica attraverso l’apertura di cantieri per le piccole e grandi infrastrutture e con un piano di rilancio del made in Italy sui mercati di tutto il mondo. Così daremmo una prospettiva pluriennale al nostro Paese e lanceremmo il chiaro segnale all’Europa che vogliamo utilizzare le nuove risorse per investire sul nostro futuro, per migliorare la nostra produttività e per riposizionarci nel mondo. Sarebbe una vera svolta».

Redazione

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