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Politica | 22 giugno 2020, 10:12

«Inquinamento e dissesto idrogeologico si combattono solo investendo nella prevenzione»

Le proposte dei Verdi di Varese dopo i recenti e gravi fatti che hanno riguardato il Parco Campo dei Fiori e relativi episodi di inquinamento ambientale e le alluvioni che hanno flagellato il Varesotto.

«Inquinamento e dissesto idrogeologico si combattono solo investendo nella prevenzione»

Investire seriamente sulla prevenzione per combattere davvero e in maniera strutturale i fenomeni di inquinamento e di dissesto idrogeologico che anche nei giorni scorsi hanno visto vittima la provincia di Varese, dal Parco Campo dei Fiori all'Alto Varesotto vittima di un'alluvione. 

Di seguito, la riflessione e le proposte di Silvio Aimetti, co-portavoce dei Verdi di Varese:

Campo dei Fiori…..inquinamento. Vedere queste parole affiancate crea sconcerto proprio pensando al significato delle stesse. Purtroppo è quello che è avvenuto e sta avvenendo in questi giorni. I recenti episodi meteorologici occorsi e le relative conseguenze sia di tipo naturale che di inquinamento da parte dell’uomo ci devono indurre a delle valutazioni sulla politica di gestione del nostro Territorio negli ultimi decenni. L’84,4% dei Comuni lombardi sorge in un’area in cui il rischio di dissesto idrogeologico è notevole. La superficie delle aree classificate a pericolosità da frana medio-alta e/o idraulica di media intensità ammonta complessivamente a 3815 chilometri quadrati, ed è pari al 16,6% del territorio regionale. Si tratta di zone in cui, a seguito di precipitazioni molto abbondanti, possono verificarsi frane o alluvioni, anche di ampie dimensioni. A dirlo sono i dati raccolti nel rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, pubblicato a giugno 2018. I dati riportati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sono stati rilevati nel corso del 2017 e forniscono un quadro di riferimento sul pericolo di frane e alluvioni sul territorio nazionale e su altri indicatori di rischio relativi alla popolazione, agli edifici e ai beni culturali. Considerando che ogni anno si verificano circa un centinaio di frane sul territorio nazionale, che causano vittime, feriti, evacuazioni e danni a edifici, beni culturali e infrastrutture, si può affermare che non si tratti solo di eventi isolati e causati da condizioni atmosferiche particolari o da eventi sismici. Le alluvioni sono state catalogate secondo il tempo di ritorno e distinte in alluvioni frequenti (tra i 20 e i 50 anni), alluvioni poco frequenti (tra i 100 e i 200 anni) e, infine, in zone a scarsa probabilità di alluvione. Qualche dato sulla nostra Provincia. Il 24% della superficie della Provincia è soggetto ad una pericolosità idraulica elevata o media, un dato in aumento di oltre il 5% rispetto alle rilevazioni del 2015. Se sovrapponiamo i dati relativi alle frane ed alle alluvioni, 128 Comuni della nostra Provincia (il 92,1%) sono interessati da aree a pericolosità di frana elevata o molto elevata e/o idraulica, con una superficie complessiva interessata del 14,6%. La popolazione residente in aree a pericolosità di frana elevata o molto elevata e/o è di 31800 (il 3,6 %), gli edifici a rischio sono circa 8000, le unità locali di imprese 3300, i beni culturali 165. Complessivamente nella nostra Provincia, circa 32.000 persone risiedono in territori vulnerabili, ma in potenza il numero potrebbe essere molto più grande dato che i dati demografici fanno riferimento alla rilevazione Istat di sette anni fa. A pochi giorni dall’ondata di maltempo che ha colpito la nostra Provincia, oltre a contare i danni, tra i quali è opportuno considerare anche i successivi e gravi inquinamenti di idrocarburi, che hanno comportato la sospensione dell'erogazione di un bene primario come l'acqua potabile in alcuni Comuni, abbiamo assistito ad una encomiabile capacità di gestione dell’emergenza da parte di tutto il sistema di intervento, all’interno del quale la Protezione Civile con i suoi Volontari svolge sempre un ruolo superlativo. Questo avevamo avuto già avuto modo di verificarlo in occasione del pauroso incendio del Campo dei Fiori di quasi 3 anni fa. Come allora, si è sistemato tutto. Il problema però è che questi episodi sono sempre più frequenti con una intensità che preoccupa. Al di là di chi sostiene che detti fenomeni siano sempre avvenuti credo sia fuori di dubbio, e dimostrato scientificamente da molti studi, che le caratteristiche sempre più estreme dei fenomeni atmosferici anche a scala locale (periodi di siccità e successive piogge intense) siano un effetto dei cambiamenti climatici. Come partito dei verdi della città di Varese crediamo che oramai sia ineludibile, necessario e aggiungiamo economicamente vantaggioso un approccio totalmente, diverso rispetto a quello attuale: quello basato sulla prevenzione. Con la prevenzione è possibile attivare progetti di medio termine che comprendano investimenti infrastrutturali, attività di monitoraggio del territorio e di mitigazione del rischio idrogeologico, attività di bonifica e attività di manutenzione continua. I progetti che vanno in questa direzione esistono in altri Paesi Europei che hanno fatto della tutela del Territorio un asset per il loro futuro, significano lavoro per personale qualificato, utilizzo delle risorse in attività di lunga durata, gestione sul campo degli effetti dei cambiamenti climatici Se si pensa che negli ultimi 60 anni i danni per dissesto idrogeologico nel nostro Paese sono costati più di 60 miliardi di euro viene naturale pensare che una parte importante dei fondi del recovery fund europeo debbano essere destinati ad un grande piano per la messa in sicurezza del territorio e per la sua bonifica. Recuperare un rapporto attivo col territorio e renderlo fonte di lavoro e benessere è l'obiettivo della nostra proposta politica che svilupperemo nei prossimi mesi su Varese e sulla sua area vasta.

Silvio Aimetti Sindaco di Comerio Co-portavoce dell’Associazione dei Verdi della Città di Varese 

Redazione

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