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Varese | 18 giugno 2020, 10:28

L'ALTRA EMERGENZA. Per la Traumatologia del Circolo 147 interventi di soccorso nei mesi più bui del Coronavirus: «Uno sforzo enorme»

Nel periodo delle crisi Covid-19 i trauma center sono stati ridotti ma quello dell'Ospedale di Varese è rimasto sempre attivo garantendo un'assistenza ai pazienti con politrauma: «Periodo intenso, che ha costruito relazioni forti»

L'ALTRA EMERGENZA. Per la Traumatologia del Circolo 147 interventi di soccorso nei mesi più bui del Coronavirus: «Uno sforzo enorme»

Per ben 147 volte negli ultimi tre mesi è scattata all'Ospedale di Circolo l'emergenza traumatologica. In pochi secondi la centrale SOREU ha trasmesso i dati raccolti sul luogo dell'evento dai soccorritori del 118 e li ha trasmessi al Trauma Center di Varese. In una manciata di minuti in attesa dell'arrivo del paziente spesso per via aerea si è attivato il Trauma Team, composto dall'anestesista rianimatore, dal medico del pronto soccorso, da un chirurgo, due infermieri e un operatore socio sanitario per dare una risposta immediata ed efficace al paziente colpito da traumi maggiori. Un'attività adrenalinica e di grande intensità che va svolta con rapidità, freddezza, professionalità. 

L'emergenza Covid non ha fermato l'attività del team coordinato dal dottor Giuliano Zocchi. Sul presidio varesino, identificato da Regione Lombardia fin dal 2012 come Trauma Center di primo livello, sono infatti affluiti in questi mesi pazienti politraumatizzati provenienti da un terzo della regione. In periodo emergenziale infatti i trauma center sono stati ridotti da sei a tre e fra questi vi è quello dell'Ospedale di Circolo.  

Per garantire l’operatività in poche ore sono state apportate importanti trasformazioni anche logistiche degli spazi dedicati all’accoglienza dei traumi maggiori. L’Emergengy Room del Pronto Soccorso che disponeva di 5 posti con ventilatore e di una camera isolata a pressione negativa è stata dedicata ai casi sospetti Covid ed al trattamento delle insufficienze respiratorie quindi si è dovuta creare dal nulla una sala dedicata, che è stata chiamata Sala Rossa, con 4 posti letto e tutte le attrezzature impiantistiche e strumentali adatte alla stabilizzazione dei pazienti critici.

Nel contempo la Terapia SubIntensiva ampliava i propri posti letto da 8 a 10 ed estendeva competenze e personale cambiando anche il nome in Terapia Intensiva Polivalente (TIP). Pur essendo in periodo di lockdown, quindi con una netta diminuzione dei traumi stradali e lavorativi, l’incremento del territorio di copertura ha portato ad un flusso pressochè invariato di pazienti con una prevalenza per i traumi domestici e gli effetti di gesti di autolesionismo. 

Il numero globale di ricoverati in terapia intensiva nel periodo di emergenza è stato di 158 pazienti di cui 31 a seguito di traumi maggiori (contro i 30 del 2019) mentre è leggermente diminuito il numero globale di ricoverati per traumi (da 335 a 273). «Si è trattato di uno sforzo enorme - sottolinea il dottor Zocchi - che ha comportato il richiamo di personale dalle sedi periferiche, la rimodulazione dei reparti, la ricerca del perfetto coordinamento con il 118. Infatti ad ogni allerta occorre capire in pochi secondi il tipo di problematica e coordinare la presenza degli specialisti necessari, un lavoro di squadra che non può lasciare margini di errore. Questo periodo di straordinaria intensità - conclude Zocchi - ha costruito relazioni forti tra tutto il personale e ci ha fornito preziosi suggerimenti per il trattamento dei pazienti politraumatici anche in futuro». 

Redazione

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