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Busto | 12 giugno 2020, 18:41

Quel "GRAZIE A TUTTI" scritto in stampatello da Gallera sull'albo doro dell'ospedale di Busto

Negli spazi che avevano accolto i malati di Coronavirus all'ospedale di Busto, l'inaugurazione dei reparti ristrutturati. «È rimasto un monitor. Lo terremo finché non ci sarà un vaccino contro il virus, finché non avremo vaccinato l’ultima persona, sperando di non doverlo utilizzare»

Quel "GRAZIE A TUTTI" scritto in stampatello da Gallera sull'albo doro dell'ospedale di Busto

Ritorno alla quotidianità.  Alla normalità, non si riesce a definirla così. Nemmeno ora che i reparti di Cardiologia, Unità di Terapia intensiva coronarica e Chirurgia vascolare si sono potuti trasferire al settimo piano del Polichirurgico (leggi QUI), spazio che li aspettava già a gennaio, fino all’esplodere della tempesta Covid: allora i medici, gli infermieri, ogni operatore dell’ospedale di Busto seppero cosa fare. Dedicare ogni energia, ogni momento a combattere il virus e salvare vite.

Venerdì 12 giugno, all’inaugurazione, sembrano passati anni e un istante da quel primo Sos: il dottor Eugenio Porfido, direttore generale dell’Asst Valle Olona, soppesa queste due parole – quotidianità e normalità -  e porge la prima, davanti all’assessore regionale Giulio Gallera, al presidente della Provincia e sindaco di Busto Emanuele Antonelli, al primo cittadino di Saronno Alessandro Fagioli, al presidente della commissione Sanità Emanuele Monti, il consigliere regionale Marco Colombo. Tante autorità, ma gli sguardi vanno tutti ai camici, i volti coperti dalle mascherine che non riescono a occultare l’emozione.

«Abbiamo partecipato a una grande sfida, ma abbiamo saputo rispondere nel migliore dei modi – commenta per loro il dottor Porfido – Quello che è accaduto non poteva non creare difficoltà, vista la sua dimensione. Ma c’è stato massimo impegno». È come se scorressero le immagini dei medici che magari non erano specialisti in quel campo, eppure si sono uniti all’équipe in prima linea, studiando, affiancando, come gli infermieri.  «Ci tengo anch’io a ringraziare lo straordinario lavoro di tutti – è intervenuto l’assessore Gallera – Dovevamo inaugurare il reparto a gennaio e poi ci siamo trovati nell’epicentro di qualcosa che ha segnato la vita di tutti. Tutti hanno dato il massimo per provare a salvare la vita delle persone. Otto posti di terapia intensiva in un certo momento era una luce nella notte».

Busto – colpita come la provincia meno duramente di altre zone - l’ha offerta, quella luce, e ora che la tempesta si placa, si riprende la sua quotidianità. Con 15 camere doppie, due singole, sei box di Unità di Terapia intensiva coronarica di cui uno isolato, ecco il settimo piano. Tutte le stanze sono dotate di bagno, aria condizionata, wifi. Una ristrutturazione costata 3 milioni e 400mila euro, compreso l’ammodernamento tecnologico. Mostrano quegli spazi i responsabili della Cardiologia e della Chirurgia Vascolare, il dottor Salvatore Ivan Caico e il dottor Emidio Costantini, il sorriso. La Nato ha sanificato gli spazi che avevano accolto i malati di Coronavirus. Gallera rivela un particolare:  «È rimasto un monitor. Lo terremo, finché non ci sarà un vaccino contro il virus, finché non avremo vaccinato l’ultima persona, sperando di non doverlo utilizzare».

Il ritorno alla quotidianità va caratterizzato anche così, da gesti simbolici, persino scaramantici

Vuol dire anche tornare a parlare espressamente e precisamente di ospedale unico: «Prima del problema dei posti letto, c’è quello dell’organizzazione. Una buona struttura pensata in maniera diversa può rispondere ai nuovi bisogni. Bisogna considerare l’evoluzione della medicina» sottolinea Porfido. Gli fa eco il sindaco Antonelli: «Quando ne abbiamo parlato con i primari, erano tutti entusiasti, fondamentale il parere di chi ci lavora».

Il confronto si fa ancora più intenso, anche acceso, quando si tocca lo spinoso argomento della medicina di base.

Si conclude con un gesto simbolico, ancora: inaugurare il nuovo albo d’oro dei visitatori all’ospedale. Tocca all’assessore Gallera che aveva chiuso quello vecchio (un concentrato di storia di un secolo, dal 1923, partendo da Mussolini, passando da Vittorio Emanuele e celebrando la visita di Luigi e Ida Einaudi nel 1951, fino a giungere agli ultimi tempi senza l’assalto del virus) e ora scrive sulla prima pagina del nuovo tomo: «Un investimento significativo che ha consentito di ristrutturare il reparto di Cardiologia che è stato utilizzato per ricoverare i pazienti Covid. GRAZIE A TUTTI».

Il personale sanitario  presente alla cerimonia si allontana e torna a compiere il suo dovere, senza clamore, come sempre. Tra di loro spiccano gli occhi buoni di don Peppino Colombo, cappellano dell’ospedale: tutto quello che hanno visto e vissuto, non potranno dirlo mai, ma oggi con la loro fiducia dicono tutto ciò che conta.

 

Marilena Lualdi

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