Salute - 26 maggio 2020, 09:14

Il Circolo esempio mondiale come hub per urgenze neurochirurgiche: «Oltre 200 interventi ad alta complessità nei tre mesi dell'emergenza»

Durante l'emergenza Coronavirus l'ospedale di Varese è stato uno degli unici quattro hub della Lombardia per le emergenze neurochirurgiche. Il professor Davide Locatelli: «Si tratta di interventi che durano da tre a sette ore con pazienti in arrivo dagli oltre venti centri della regione»

Il Circolo esempio mondiale come hub per urgenze neurochirurgiche: «Oltre 200 interventi ad alta complessità nei tre mesi dell'emergenza»

Per la fase 1 dell'emergenza Covid, Regione Lombardia ha individuato tre hub per le patologie tempo-dipendenti per tutto l'ambito neurochirurgico oltre all'Istituto Besta, chiamato ad assistere i casi oncologici. Tra questi, c'è l'ospedale di Circolo di Varese.

Essere hub significa essere un punto di riferimento per aree territoriali più ampie rispetto a quelle su cui si opera normalmente, garantendo l'accettazione h 24 per tutti i pazienti che si presentano con problematiche legate a quel determinato ambito di patologia tempo-dipendente, in questo caso tutte le urgenze neurochirurgiche.

Oggi, ormai avviata la fase 2, è tempo per un bilancio. «Durante la fase 1 dell'emergenza Covid-19, sono stati creati in Lombardia quattro hub neurochirurgici, in particolare, due a Milano - uno oncologico, l’Istituto Besta, e uno per urgenze e emergenze, il Niguarda - e altri due centri, uno a est di Milano, l’ospedale di Brescia, e uno a ovest, l’ospedale di Circolo di Varese, chiamati ad accogliere sia le urgenze-emergenze, sia i casi oncologici che non potevano essere rinviati» spiega il professor Davide Locatelli, direttore della Neurochirurgia varesina e docente all'Università dell'Insubria. 

«In queste sedi sono state concentrate le attività di emergenza urgenza di tutti gli oltre venti centri neurochirurgici della Lombardia - prosegue Locatelli - e questo tipo di organizzazione è stato preso ad esempio a livello mondiale, diventando oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali di altissimo livello». 

I centri hub individuati hanno lavorato in rete collegandosi costantemente tra loro e con gli Ospedali spoke e i risultati di questi tre mesi di attività di emergenze-urgenze neurochirurgiche sono estremamente soddisfacenti: «Complessivamente - continua il professor Locatelli - sono stati trattati circa seicento casi di emergenze urgenze per il periodo considerato e di questi circa un terzo a Varese»

Un numero davvero importante, soprattutto se si considera che gli interventi neurochirurgici hanno un elevato indice di complessità e una durata che va dalle tre alle sette ore.

«La patologia vascolare cerebrale, in particolare aneurismi e malformazioni, ha visto un significativo incremento dei casi - entra nel dettaglio il direttore della Neurochirurgia varesina - un terzo di questi è stato trattato a Varese, in collaborazione con la Neuroradiologia. Per quanto riguarda le neoplasie cerebrali, molte sono state trattate nel nostro centro, in quanto presentavano caratteristiche che non le rendevano procrastinabili, in accordo con il centro di riferimento oncologico dell’Istituto Besta. Alcuni di questi pazienti oncologici, inoltre, quelli con patologie neoplastiche del basicranio ad indicazione endoscopica, sono stati indirizzati unicamente all'ospedale di Circolo, in quanto centro di riferimento noto a livello internazionale. I traumi cranici, invece, a causa della riduzione significativa del traffico, sono diminuiti rispetto a periodi normali, ma sono significativamente aumentati i traumi spinali, soprattutto per incidenti domestici e purtroppo anche per tentati suicidi. Anche in questo caso, gli interventi eseguiti al Circolo sono stati un terzo del totale».

Nonostante la forzata ma necessaria diminuzione dei posti letto disponibili e delle sedute di sale operatorie che ha caratterizzato la fase 1, tutti i casi di patologia urgente neurochirurgica sono stati trattati nel nostro centro in tempi adeguati e con un'elevata appropriatezza di ricovero e trattamento.

«In questi giorni, secondo le indicazioni della direzione, stiamo affrontando la ripresa - conclude Locatelli - gradualmente vengono incrementati gli spazi operatori e quindi di ricovero, così da poter affrontare, oltre alla patologia vascolare e traumatica, tutti i numerosi casi neoplastici del basicranio, in collaborazione con gli specialisti dell'Otorinolaringoiatria, che ci vengono indirizzati da varie città e regioni italiane».

Qui sotto in foto il professor Davide Locatelli, direttore della Neurochirurgia varesina e docente all'Insubria

Ti potrebbero interessare anche:

SU